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Regione e Provincia sulla Caccia: Fauna selvatica svenduta al potere venatorio

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E’ di pochi giorni fa la notizia del varo da parte della regione Puglia di un Ddl volto a peggiorare la situazione sul territorio: con la scusa di applicare il concetto di “caccia programmata” infatti si esaspera l’aumento della densità venatoria e si favorisce l’accesso di cacciatori esterni alle province di residenza. In altri termini sarà aumentato il numero di cacciatori provenienti da altre regioni che potranno cacciare liberamente nel nostro territorio, con il risultato di aumentare gli incassi in barba alla protezione del patrimonio faunistico e, evidentemente, anche contro gli interessi dei cacciatori locali.

Questo determinerà una ulteriore concentrazione venatoria non già sull’intero territorio agro-pastorale ma più pericolosamente in aree critiche già esposte al rischio di un pesante bracconaggio.

Giova ricordare che una attenta politica di gestione faunistico – venatoria deve farsi interprete del concetto di “caccia programmata”, che rapporta il numero dei cacciatori al territorio e la consistenza del prelievo venatorio, ma lo fa sulla base di censimenti faunistici che non possono essere a pannaggio di una parte in causa come quella venatoria. Tale politica deve anche legare il cacciatore al territorio, allo scopo di evitare la tendenza alla “rapina” faunistica da parte di chi non risiede nello stesso territorio con successivi, costosi e dannosi tentativi di ricostituzione delle popolazioni di animali di interesse venatorio attraverso il continuo drogaggio dei ripopolamenti.

Tale peggioramento normativo, a cui le associazioni ambientaliste si riservano ogni azione di contrasto, non è però l’unico ad affacciarsi sul panorama estivo, notoriamente congeniale a silenziosi colpi di mano!

All’ordine del giorno del Consiglio Provinciale del 30 giugno scorso è comparso un punto, in cui si chiedeva l’innalzamento dal 4 al 20 % della soglia percentuale di cacciatori non residenti che possono essere ammessi da oltre regione. Tale richiesta è anche assurdamente giustificata con la promozione del “turismo” venatorio e delle ricadute economiche sulle zone interessate.

Le associazioni ambientaliste invitano i consiglieri provinciali a sottrarsi a queste prese in giro che mirano solo a favorire l’interesse di alcuni a scapito di un vero interesse collettivo che non può essere certo quello del degrado della risorsa naturalistica.

Il turismo, quello vero, quello culturale che costruisce con le realtà locali e mantiene inalterato il capitale ambientale, ha l’esigenza di destagionalizzare la propria offerta e di arricchirsi con la promozione delle aree interne. Questa esigenza non può essere compromessa da miopi iniziative che vanno in direzione del tutto opposta. Ricordiamo che intere aree sono precluse al turismo naturalistico proprio dalle pratiche venatorie ivi esercitate.

E, assurdamente, i fautori di tali proposte non fanno neanche gli interessi dei cacciatori locali dal momento che la risorsa faunistica viene depauperata da cacciatori d’oltre regione e quindi meno interessati, se pur per motivi non protezionistici, a che tale risorsa si mantenga nel tempo.

Ovviamente anche per tale iniziativa le associazioni si riservano ogni azione ivi compresa quella di informare l’opinione pubblica.

Foggia, 05.07.04

Legambiente Foggia        LIPU  Foggia        VAS   Foggia        WWF  Foggia

NUOVO ATTACCO AL PERIMETRO DEL PARCO DEL GARGANO

LIPU E WWF CHIEDONO DI CONOSCERE I FINANZIAMENTI EROGATI AI COMUNI

Il Ministro dell’ambiente Matteoli, intervenendo a Mediterre, ha sottolineato che la stragrande maggioranza dei comuni italiani preme per entrare nei parchi, consapevoli delle opportunità di lavoro delle aree protette, solo nel Gargano avviene il contrario e molti comuni chiedono di escludere dal Parco vaste e preziose zone del proprio territorio.

Si ripropone quindi, evidenziano le sezioni di Foggia di LIPU e WWF, dopo un breve periodo di calma, l’infinita storia della perimetrazione del Parco del Gargano.

Un’ulteriore spinta in questa direzione verrà senz’altro dalla lettera con la quale il presidente pro tempore Nicandro Marinacci ha invitato i sindaci a far pervenire entro il 15 maggio prossimo le proposte di riperimetrazione.

Per LIPU e WWF, a questo punto diventa però essenziale che il Parco renda noto i dati sulle risorse finanziarie messe a disposizione dei comuni. Si deve rendere pubblico entità e utilizzazione di tali finanziamenti.

Non vorremmo, precisano le due associazioni ambientaliste, scoprire che proprio i comuni che oggi stanno chiedendo riduzioni dell’area protetta sono quelli che hanno maggiormente beneficiato del danaro pubblico.

LIPU e WWF concordano con quanto dichiarato da Marinacci “il Parco deve essere una scelta e non un dovere” ma, proprio per questo motivo, sono assolutamente contrarie a “furbe” logiche di “accaparramento” delle risorse della serie “mordi e poi fuggi”.

I comuni che hanno fruito dei finanziamenti pubblici del Parco e che  oggi chiedono riduzioni dell’Area protetta, probabilmente abbagliati da meschini e miopi calcoli elettorali sollecitati da alcuni ben individuati interessi corporativi come quelli venatori, dovrebbero oggi, in tutta onestà, restituirli per consentirne l’utilizzazione a quelli che nel Parco ci credono veramente e ci rimangono.

In quest’ottica, per LIPU e WWF, è essenziale, per evitare il ripetersi di simili spiacevoli situazioni, che nella futura programmazione il Parco premi solo quei comuni che con coerenza s’impegnano a non richiedere riduzioni di perimetro e a promuovere attività sostenibili con la protezione dell’ambiente e della natura.

LIPU e WWF fanno osservare che, a seguito delle delibere approvate dai Comuni di S. Giovanni Rotondo, S. Marco in Lamis, Rignano Garganico e Serracapriola di considerevole riduzione dell’Area Protetta, erano già intervenute nella vicenda. Nell’aprile 2003 si sono, infatti, rivolte al Ministero dell’Ambiente, al Presidente  e all’Assessore all’Ambiente della Regione Puglia, ai Sindaci dei Comuni del Parco, per chiedere di respingere senz’altro le proposte di riduzione che si configurano, di fatto, come un sostanziale rigetto dell’Area Protetta e di attivarsi per dissuadere ulteriori simili iniziative affinché il Parco possa proseguire serenamente nel proprio percorso di crescita.

A questo proposito, le associazioni ambientaliste  ricordano che l’attuale perimetro – il terzo dall’istituzione del Parco – è il frutto di un lungo e laborioso processo di negoziazione che ha visto coinvolti tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali interessati alla questione. In quella sede sono state espresse e valutate tutte le istanze provenienti dal territorio, in uno spirito sostanzialmente costruttivo e non pregiudiziale, proprio perché si riteneva che il raggiungimento di un perimetro certo fosse la necessaria condizione preliminare per progettare il futuro dell’area protetta.

Non si deve dimenticare, infatti, precisano LIPU e WWF, che con l’ultima perimetrazione anche le associazioni ambientaliste fecero le loro rinunce non opponendosi alla modifica d’alcuni confini che pure costituiva un arretramento di posizioni già acquisite, ma che comunque era funzionale al conseguimento di un obiettivo più ampio quale il consolidamento del Parco.

Foggia , 04.05.2004                  LIPU – Foggia                WWF – Foggia

GRANDE SODDISFAZIONE DI LIPU E WWF PER LE DEMOLIZIONI DEGLI EDIFICI ABUSIVI A TORRE MILETO

LE DUE ASSOCIAZIONI AUSPICANO CHE CONTINUI QUESTA SALUTARE OPERA DI RIPRISTINO DELLA LEGALITÀ E DI RESTITUZIONE DELLA NATURA RUBATA

Finalmente sono iniziati gli abbattimenti degli edifici abusivi a Torre Mileto. LIPU e WWF accolgono con grande soddisfazione la notizia del completamento delle prime quattro demolizioni d’edifici costruiti abusivamente su terreno demaniale – cioè appartenente a tutti i cittadini e non a chi se ne è appropriato illecitamente – in un contesto di grande rilevanza ambientale come l’istmo della laguna di Lesina.

Le due associazioni ambientaliste esprimono il loro apprezzamento nei confronti dell’amministrazione comunale di Lesina che, con tenacia e determinazione, ha perseguito la strada del rispetto della legge e della tutela dell’ambiente, l’unica che può consentire ai cittadini garganici di conseguire un effettivo e duraturo sviluppo sociale ed economico.

Non a caso la laguna di Lesina e il suo istmo sono stati sin dall’inizio inseriti nel perimetro del Parco Nazionale del Gargano e successivamente designati dalla Comunità Europea come Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).

Questo grande valore, riconosciuto a livello internazionale, appare purtroppo diminuito dalla presenza dell’ecomostro di Torre Mileto, cresciuto a dismisura a partire dai primi anni ’80 (circa il 90% degli abusi è successivo al 1980). È pertanto utile ricordare i numeri dello scempio.

Il numero d’abusi verbalizzati dal Comune di Lesina fino al 2002 ammonta a 1300, ma da una stima effettuata si pensa che siano almeno altrettanti gli abusi non verbalizzati, per una superficie totale occupata di circa 450 ettari, larga 500 metri e lunga 9 chilometri.

Le costruzioni abusive lungo l’istmo si sono fermate solo davanti ad un ostacolo naturale costituito dal canale Schiapparo, uno dei collegamenti della laguna con il mare, che non possiede un attraversamento carrabile.

Tutte la zona è priva delle opere d’urbanizzazione quali rete elettrica, rete fognaria, rete idrica d’adduzione, per non parlare di strade e parcheggi. L’elettricità per le singole utenze è fornita da generatori di corrente. Lo smaltimento delle acque reflue avviene tramite pozzi disperdenti e l’acqua per gli usi domestici viene presa da pozzi scavati appositamente, con gravi rischi per la salute pubblica.

Nel caso di Torre Mileto non si può neanche parlare d’abusivismo di necessità. Le abitazioni costruite sono tutte seconde case, per buona parte occupanti suoli demaniali. Le domande di condono presentate sono circa 670 di cui 600 relative al condono del 1985 e le restanti a quello del 1994. Fino ad oggi, però, non è stata rilasciata alcuna concessione in sanatoria.

E non potrebbe essere altrimenti, poiché vige il vincolo d’inedificabilità assoluta per la fascia litoranea marina a 300 metri dalla battigia e per quella lacustre a 200 metri sancito dalla legge urbanistica regionale 56/80 e confermato sia dal TAR Puglia che dal Consiglio di Stato: in base a questo vincolo tutta la fascia dell’istmo è inedificabile e incondonabile. In secondo luogo molti abusivi non possiedono nemmeno il titolo di proprietà dei suoli, trattandosi di proprietà demaniali.

Gli abbattimenti di questi giorni stanno quindi semplicemente restituendo giustizia ad un grande furto perpetrato a danno dei cittadini garganici onesti, anche se la refurtiva difficilmente potrà essere restituita a breve: una refurtiva costituita dagli alberi abbattuti, dalle dune spianate, dagli stagni prosciugati, dagli animali cacciati, in una parola dalla splendida natura che regnava in questi luoghi e dalla possibilità per i nostri figli di poterne fruire in futuro.

Per questo LIPU e WWF auspicano che il Comune di Lesina e la Prefettura di Foggia procedano rapidamente alla definizione dell’iter burocratico per continuare questa salutare opera di ripristino della legalità e di restituzione del maltolto.

Foggia, 20.02.04                 LIPU Sez. di Foggia          WWF Sez. di Foggia

STEPPE PEDEGARGANICHE: la LIPU ricorre al TAR contro l’ultimo atto della Regione Puglia

“Annullamento per illegittimità” e “riserva di richiedere il risarcimento dei danni ambientali”. Sono le richieste contenute nel ricorso che la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) ha depositato in questi giorni al Tar Puglia contro gli ultimi provvedimenti della Regione che riguardano i “Valloni e steppe pedegarganiche”, il sito protetto dalle Direttive europee per il suo alto valore naturalistico ma che da diversi anni è minacciato dalle infrastrutture previste dal “Contratto d’area di Manfredonia”.

L’accusa della LIPU al Settore Ecologia della Regione Puglia, autore del provvedimento datato 4 Febbraio 2003, n. 21, è di violazione delle direttive europee, che prevedono le procedure di “valutazione di incidenza” in presenza di ZPS (Zona di protezione speciale) o di SIC (Sito di importanza comunitaria), due pilastri della Rete Natura 2000 voluta dall’Unione europea per la conservazione della biodiversità e nella quale ricadono, appunto, le steppe pedegarganiche.

Secondo la LIPU, in sostanza, la Regione avrebbe di fatto predisposto una “sanatoria” delle violazioni provocate finora dagli insediamenti industriali del Contratto d’area di Manfredonia attraverso la fissazione, in spregio alle normative, di generiche e insufficienti “misure di mitigazione” al posto delle ben più consistenti “misure di compensazione” imposte dalle normative nazionali ed europee e che avrebbero dovute essere applicate anche in questo caso ai sensi dell’art. 6 della Direttiva Habitat 92/43/CEE. <<Invece di predisporre le necessarie misure di salvaguardia e di tutela – spiega Ariel Brunner, responsabile IBA e Rete Natura 2000 della LIPUla Regione Puglia ha pensato con questo atto di provocare la definitiva distruzione del sito>>.

La LIPU, oltre a richiedere l’illegittimità del provvedimento, si riserva di richiedere il risarcimento dei danni conseguenti alla esecuzione del provvedimento impugnato.

Ufficio Stampa LIPU – Birdlife Italia, 18 aprile 2003

Parco del Gargano. La trattativa sul perimetro è ormai archiviata

La messa in discussione dei confini del Parco del Gargano, sorta in questi giorni in alcuni comuni del promontorio, rappresenta un arretramento d’anni rispetto al percorso di sviluppo sociale ed economico nel segno della tutela ambientale che le comunità locali avevano intrapreso con la nascita del Parco.

Per questo Legambiente, LIPU e WWF dichiarano la loro più totale contrarietà alla riapertura della discussione sulla perimetrazione dell’area protetta che, dopo la definitiva approvazione del 2001, costituisce ormai un punto fermo e irrinunciabile per tutte le realtà sociali del promontorio.

Bisogna ricordare, infatti, che l’attuale perimetro – il terzo dall’istituzione del Parco – è il frutto di un lungo e laborioso processo di negoziazione che ha visto coinvolti tutti i soggetti istituzionali, economici e sociali interessati alla questione. In quella sede sono state espresse e valutate tutte le istanze provenienti dal territorio, in uno spirito sostanzialmente costruttivo e non pregiudiziale, proprio perché si riteneva che il raggiungimento di un perimetro certo fosse la necessaria condizione preliminare per progettare il futuro dell’area protetta.

Non si capisce, quindi, come qualcuno possa aver pensato di poter incidere sulla definizione dei confini con un piccolo blitz in consiglio comunale, quasi che la perimetrazione fosse una questione privata di una categoria e non il punto di mediazione tra tutte le istanze del territorio.

Non si deve dimenticare, infatti, che con l’ultima perimetrazione anche le associazioni ambientaliste fecero le loro rinunce non opponendosi alla modifica d’alcuni confini che pure costituiva un arretramento di posizioni già acquisite, ma che comunque era funzionale al conseguimento di un obiettivo più ampio quale il consolidamento del Parco. Ritenevamo, in altre parole, che fossero maturi i tempi per far avanzare la discussione da una fase pionieristica di pura definizione della quantità di terreno da sottoporre a tutela, a quella più interessante della programmazione e della gestione del territorio protetto.

Appare poi ancora più stridente l’iniziativa intrapresa se si pensa che proprio in questi mesi l’Ente Parco ha avviato la discussione con le realtà sociali per la definizione degli strumenti tecnici (Piano del Parco, Regolamento, Piano Pluriennale Economico e Sociale) che saranno alla base dello sviluppo futuro del Gargano. Dispiace constatare che mentre si affronta il discorso, ben più interessante e impegnativo, della visione strategica del Parco per i prossimi anni vi è ancora chi è rimasto indietro nella discussione, pensando di poter mettere di nuovo in campo un dato ormai acquisito come la perimetrazione.

Legambiente, LIPU e WWF si augurano che la vicenda rimanga solamente un incidente di percorso ed invitano tutte le forze sociali del Gargano a dare il loro contributo di idee per la costruzione di un Parco a misura d’uomo e di natura.

Foggia, 24.03.2003

Legambiente – Foggia           LIPU – Foggia           WWF – Foggia