Category Archives: Biodiversità, fauna, flora e habitat

Recupero fauna in difficoltà in Capitanata. LIPU e OIPA:

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 Disinteresse insopportabile di Regione e Provincia, nessun rispetto per il volontariato.

Quello degli animali selvatici feriti o in difficoltà, in Capitanata sta IMG_20200627_203112603ormai diventando una piaga caratterizzata da totale disinteresse istituzionale. Decine e decine di rondoni, falchi, aironi, rondini, civette, gufi, verzellini, cardellini, passeri, ricci, testuggini, volpi….  in difficoltà perché giovani individui o perché feriti… Un lavoro pesante e oscuro: solo da marzo sono centinaia (!) le richieste di soccorso da tutta la Provincia di Foggia a cui le onlus ambientaliste LIPU e OIPA sono costrette a fare da parafulmine, sacrificando ore e ore di volontariato quotidiano, risorse finanziarie per l’alimentazione, il primo soccorso e lo spostamento degli animali, cercando di veicolarli per prenderli in carico e poi di conferirli all’unico Centro di riferimento e previsto per legge per il recupero, quello presso l’Osservatorio Faunistico Regionale di Bitetto (Ba). A 140 km dal capoluogo dauno!!

Un onere decisamente insostenibile – afferma Linda Tortorelli dell’OIPA -. Ma anche intollerabile, se si pensa che malgrado responsabilità istituzionali questa situazione ormai va avanti da qualche anno”. Anche con la presenza del Centro Provinciale di prima accoglienza fauna presso il lago Salso. Sulla carta !

Già da qualche anno – precisa il responsabile della LIPU, Enzo Cripezzi – LIPU e OIPA avevano già e più volte posto la questione sempre più grave alla Regione Puglia, al Governatore Emiliano e al Dipartimento Agricoltura – Sezione Gestione Sostenibile e Tutela delle Risorse Forestali e Naturali, responsabile del Servizio di soccorso fauna, nonché  alla Provincia di Foggia, maldestramente delegata in proposito dalla Regione con decine di migliaia di euro, che non è dato sapere come siano stati spesi, malgrado reiterate richieste!”. Rimane, quindi, solo una responsabilità del tutto formale in capo alle Polizie locali che dovrebbero prendere in carico gli animali in base alla competenza territoriale e conferirli al più vicino Centro, quindi a Bitetto (*).

Prassi che di fatto non funziona: in quasi tutte le città daune la polizia locale si sottrae a tale obbligo. E se si presta, spesso lo fa programmando una trasferta dopo giorni. Oppure tergiversa come a S. Severo, dove l’Amministrazione comunale chiede dati e documenti per assumersi responsabilità, senza però concretizzare alcuna sinergia. Ed è anche una prassi irrazionale e irragionevole, almeno in Capitanata alla luce delle distanze da coprire: si immagini se nel giro di qualche giorno si dovesse trasferire al Centro regionale di Bitetto un airone da Lesina, un rondone da Foggia, un gufo da S. Severo….  Ognuno per le rispettive competenze, più viaggi separati, con rispettive pattuglie, con centinaia di km, con un irrazionale spreco di risorse e di inquinamento. Insomma una follia !

Eppure nell’ambito della vertenza, anche con incontri in Regione Puglia, LIPU e OIPA avevano prospettato, oltre alla situazione inaccettabile e insostenibile, anche una possibile soluzione (tra le altre) almeno temporanea ma immediata: coinvolgere una figura istituzionale come il Servizio Vigilanza Ambientale della Regione (personale ex Polizie provinciali, dislocate sui territori) o la Provincia di Foggia (beneficiaria di fondi legati allo scopo su cui sembra vigere il “segreto di Stato”) o una figura privata come un corriere o una associazione, delegata almeno a trasportare la fauna in difficoltà pervenuta in stallo alle associazioni ambientaliste, dalla Capitanata (almeno da Foggia) al centro di Bitetto. Il tutto con una spesa decisamente irrisoria e una razionale gestione degli spostamenti!

Niente di niente! Risposte zero. Coinvolgimento zero. Riscontri zero. A fronte di responsabilità istituzionali della Regione e di una Provincia latitante, il peso insostenibile di tale onere è ancora scaricato sul volontariato, non già chiamato a contribuire nel segno della sussidiarietà ma lasciato ad arrangiarsi a far fronte a innumerevoli sollecitazioni invocate dai cittadini che, alla fine, non si fidano e non provano nemmeno più ad approcciare con le istituzioni affidandosi solo al volontariato. E forse hanno ragione !

Foggia, 31.7.2020                          LIPU  e  OIPA   -  Sezioni  prov.li  Foggia

(*)   DGR 1558 del 2.8.19, art.8

DGR 1558 del 2.8.19, art.8

Lago salso: l’altra verità !

Sta diventando stucchevole il tam tam lanciato in questi giorni per evitare la liquidazione della “SpA lago Salso”, con l’obiettivo di cedere l’intero pacchetto azionario della società in quota all’Ente Parco del Gargano a vantaggio del socio privato di minoranza, Centro Studi Naturalistici. Si può comprendere l’enfasi di quest’ultimo, più che “interessato” alla vicenda, ma non è etica la mistificazione oltre ogni limite ergendosi quasi a padreterni dell’ambientalismo, nei confronti di una opinione pubblica non strutturata sia culturalmente che sul piano della conoscenza. “E’ bene riportare almeno qualche informazione più aderente alla serietà – evidenzia Enzo Cripezzi della LIPU pugliese -”.

cicogne sequestrate lago Salso

I falchi Grillai al lago Salso ci sono arrivati grazie a una dinamica di espansione spontanea della popolazione che ha interessato questa come altre zone daune, cosi come dimostrano indagini sulla specie. Semmai il Centro Studi con uno dei suoi Life avrebbe dovuto insediare due colonie di questa specie a Monte S. Angelo e S. Giovanni… Ma quando il fallimento di tali obiettivi era evidente si liberarono individui presso il lago Salso per vantare impropriamente qualche merito confidando in realtà nell’espansione spontanea della specie sul Tavoliere.

La Cicogna iniziò anch’essa a nidificare spontaneamente in zona e decine di individui ormai estivavano sulla pedegarganica lasciando presagire nuove nidificazioni cosi come stava avvenendo in altre zone d’Italia. L’oneroso programma di insediamento della specie nell’oasi lago Salso ha avuto solo il merito di accellerare questa dinamica, per altro con tecniche di detenzione di animali vivi mentre altrove si ottenevano gli stessi risultati con sagome per simulare gli animali. Animali vivi che rimasero in una detenzione penosa, anche a fine progetto: con la pretesa che potessero rimanere in cattività (con relativi costi di gestione) senza alcuna finalità conservazionistica oggettiva, furono spostati a zimbello delle scolaresche nelle voliere (anch’esse nell’Oasi) del centro recupero della Provincia che cosi rimase con il “cerino” in mano, fino alla morte di qualche esemplare, il subentro della Magistratura e l’affidamento di 11 esemplari alla LIPU con relativa riabilitazione e liberazione.

Le roboanti 1500 Gru che “svernano a lago Salso” vanno anch’esse raccontate: lo svernamento di migliaia di esemplari in Italia è un recente fenomeno che localmente non è affatto circoscritto al lago Salso ma, anzi, ha epicentro (dormitori) in un ben più vasto comprensorio che comprende tutte le zone umide costiere del Golfo e aree interne, come ben sanno esperti e appassionati. Cosi come la Lontra non è giunta a lago Salso con la bacchetta magica di qualcuno bensì grazie alla dinamica espansiva della specie che, dopo i degradi ambientali anni 60, sta lentamente ripopolando areali storici tramite, ma non solo, il reticolo idrografico, come dimostrano anche i 5 esemplari deceduti (di cui 4 rinvenuti e recuperati dalla LIPU) sulla litoranea tra lago Salso e torrente Cervaro.

I prati allagati realizzati nella superficie aziendale del lago Salso con il Life “lago Salso rappresentano una azione di rispristino ambientale di indubbio interesse rispetto ai seminativi preesistenti. Tuttavia non si può sottacere che la vocazione all’impaludamento di quei terreni avrebbe favorito un analogo progetto condotto da qualsivoglia altro soggetto radicato nella gestione dell’area. Per contro con quel progetto furono realizzate anche opere di regolazione idraulica che paradossalmente hanno determinato la sofferenza e il prosciugamento nella “valle di mezzo” con gravi conseguenze.

Ancora con il vantato Life “zone umide sipontine sarebbe stato più coerente se nella zona Riservetta non si fossero cancellati quasi 10 Ha di prezioso habitat prioritario a salicornieti per realizzarci un altro habitat prioritario poi da celebrare. Lo stesso Life si prefiggeva di recuperare 110 Ha dell’originario habitat alofilo (steppe salate mediterranee) nella Riserva Frattarolo. Al contrario oggi si può prendere atto perfino di un peggioramento del trend di riduzione di quell’habitat e l’area continua a evolvere in un immenso canneto.

Tra i meriti vantati vi è poi la conversione in pascolo di 280 ettari agricoli aziendali del lago Salso. Questa fu una delle misure concordate anni fa da Comune e Regione (con ½ Mln di euro) per ottemperare alla condanna comunitaria e compensare il danno perpetrato nella ZPS pedegarganica dall’industrializzazione del contratto d’area. Alla LIPU fu proposto di collaborare per definire azioni per chiudere l’infrazione comunitaria. “Declinammo l’invito – ricorda Cripezzi - consapevoli che quella che doveva essere una azione esemplare sia per coerenza scientifica che deterrente per evitare futuri degradi, era invece una operazione finalizzata a chiudere la partita con la medaglietta della legittimazione”. Realizzare pascoli aridi in una zona soggetta a naturale impaludamento era come pretendere di compensare un campo di patate con una risaia! Ci pensò il Centro Studi a fare da salvagente e a prestarsi anche per quella misura (consolidandosi nella SpA). E come temuto dalla LIPU, la goffa chiusura della vertenza comunitaria richiamò in carreggiata Energas con la pretesa di poter industrializzare l’area a sud di quella già compromessa.

Ennesimo vanto fuori luogo al lago Salso, il Life “Tetrax” per la reintroduzione delle Galline prataiole, che la Commissione Europea ha troncato, respingendo anche le controdeduzioni,  con la chiusura anticipata (!) e taglio dei finanziamenti per incapacità gestionali, non senza richiamare mancanze e responsabilità riconducibili al beneficiario Centro Studi, con affermazioni eloquenti: … Dopo più di 4 anni dall’inizio del progetto non è disponibile nemmeno una gallina prataiola allevata nella nursery, in quanto i tentativi di riproduzione sono falliti…. Appare inverosimile che 12 delle 14 uova non fossero fertili… I rapporti di monitoraggio sono insufficienti in quanto la descrizione contenuta al loro interno è povera e generica E quindi il Centro Studi non solo, grazie all’affair “compensazione” da condanna comunitaria, aveva già “ripristinato” (!?) un presunto habitat prioritario di pascolo steppico (habitat 6220*) nell’area lago Salso, dove non potrebbe mai essere realizzato, ma…. prevedeva nella stessa area (!!!!) il ripristino di 280 Ha del medesimo habitat (di nuovo !) tra gli obiettivi ufficiali del Life “Tetrax”. E oggi si ha la pretesa di chiedere il sostegno a titolo di “post-Life” anche se il Life è stato chiuso anticipatamente dalla CE senza il raggiungimento di uno solo degli obiettivi dichiarati nel progetto!

Infine, la minacciosa previsione: senza la SpA 100% al Centro Studi, il lago Salso sarebbe preda di speculazioni con svendita della proprietà comunale a privati. Grottesco quanto comico se si pensa che l’area è plurivincolata, gravata perfino da usi civici e non ha più grandi superfici agricole “produttive”.

La politica ambientale è una cosa seria! – conclude Cripezzi – Ancor più seria dovrebbe essere quella ambientalista di una “associazione”.  Definizione opinabile se come nel caso del Centro Studi Naturalistici si  fa dell’ambiente un prioritario settore di guadagno, forse legittimo ma non senza conflitti di interesse, con operazioni disinvolte, perfino con studi ambientali al servizio di numerosi piazzisti di pale e pannelli. Che sarebbe già discutibile per un professionista, se tali studi si prestassero indebitamente a legittimare impianti in territori delicati o oltre misura. E’ deprecabile se fatto come “associazione” di tutela ambientale.

E’ quindi stonato e fuorviante il tam tam per “salvare” NON il lago salso ma la sua SpA (!!), strumento spiccatamente privatistico (non soggetto alla trasparenza di un Ente pubblico) e quindi discutibile per gestire un’area pubblica, che inizialmente fu creato non per quali lungimiranti obiettivi gestionali del compianto Fusilli (chiamato strumentalmente in ballo), bensì per dare impulso al coinvolgimento di una coop di 40 LSU di Manfredonia a cui poi subentrò il Centro Studi nel 2009. E’ legittimo parteggiare per qualunque posizione ma non è tollerabile che si predichino narrazioni romanzate (spesso prive di fondamento) come realtà assolute dietro le quali ci sono altre verità.

Foggia, 18.12.2019                                       LIPU onlus – coord della Puglia

Scempio di alberi in via Napoli a Foggia

LIPU: chiesto progetto e presentato esposto.
La logica dei soldi non può sempre prevalere sui nidi di Cardellini e Verzellini

Ennesimo scempio del verde pubblico a Foggia e cittadini sul piede di guerra. Come se non bastassero le consuete potature selvagge, cosi come alcuni tagli di alberi di grossa taglia discutibilmente  foto-copertinaoperati in passato, ecco la sommaria cancellazione di un altro residuo di Natura in città.

Nel mondo si chiede a gran voce più rispetto per l’ambiente che ci circonda, a Foggia cresce la consapevolezza dell’importanza degli alberi nell’assolato capoluogo dauno, ma i moderni Attila si stanno abbattendo su via Napoli con il taglio sistematico a tappeto di oltre 100 pini di grossa taglia sull’intero viale, già realizzato per oltre 30 piante arboree !

Ciò che maggiormente desta sconcerto è che tale iniziativa sia stata adottata in funzione di un progetto di cosiddetta “riqualificazione” del viale (di cui non è dato conoscere i contenuti grazie alla totale mancanza di concertazione con i portatori di interesse collettivo) con relativa pista ciclabile.

Quindi senza una cogente e impellente necessità di tutelare la sicurezza o l’incolumità pubblica. Si tratta di lavori prevedibili e programmabili nel medio termine che, al limite, potevano essere eseguiti in periodo autunno invernale.

Cardellini, Occhiocotti, Verdoni, Verzellini ….. – denuncia Enzo Cripezzi della LIPU -, tanti piccoli uccelli selvatici che in questo periodo hanno nidi con uova e nidiacei. Tutti spazzati via da questa politica distruttiva del verde pubblico.”. Politica del Sindaco Landella, che dal canto suo critica perfino i cittadini indignati e si arrampica sugli specchi facendosi scudo della relazione di un fitopatologo, che tuttavia è ampiamente opinabile e discutibile, anche per incongruenze sul piano amministrativo.

Possibile che questi 100 e più alberi si siano tutti “messi d’accordo” tra loro per dare sistematicamente fastidio tutti insieme ? Che anche per mera statistica non vi sia qualche decina di questi Pini che non presenti necessità di un intervento cosi estremo? Eppure per la LIPU è stato sufficiente un sopralluogo per verificare che sullo spartitraffico dove già sono stati eliminati gli alberi, molti avevano un apparato radicale accettabile per la circolazione, che al limite avrebbe inciso esclusivamente sull’area di pertinenza del parcheggio.

Ma soprattutto – sottolinea Cripezzi - perché eseguire qualsivoglia taglio in pieno periodo riproduttivo senza uno straccio di rispetto per la biodiversità ?  Un conto è il rischio (ma spesso pretestuoso) per incolumità del traffico o per l’instabilità delle piante. Ben altra cosa è la gestione sommaria che appare legata solo all’appalto del momento.”

La LIPU, intanto, ha presentato un esposto sui fatti in questione e chiede all’Amministrazione Landella di fermare questi tagli indiscriminati, almeno temporaneamente, e di rendere pubblico il progetto di riqualificazione almeno alle associazioni portatrici di interesse. La LIPU lo ha chiesto ai sensi di legge.

Foggia, 30.04.19                                                 LIPU onlus – Sezione prov.le Foggia

Il guardiano della storia : il falco Grillaio

E’ la campagna LIPU per salvare falchi e ruralità del Tavoliere, con  masserie storiche e ambienti identitari perennemente minacciati

Solo 15 anni fa la Capitanata vantava un paesaggio rurale decentemente conservato, con ampi spazi in cui l’orizzonte immagine-poster-grillaio profondo e pulito costituiva il biglietto da visita per il viaggiatore che poteva perdersi tra distese cerealicole, tratturi, pascoli, masserie, poste, ecc.

Una peculiarità esaltata perfino nell’istruttoria del Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, tanto da dettare indicazioni per il cosiddetto “territorio aperto”, ovvero l’insieme del territorio rurale esteso caratterizzato dalla prevalenza di naturalità o semi-naturalità: “…devono essere poste regole più severe per l’edificazione e per l’infrastrutturazione, evitando che la sommatoria di piccoli e grandi interventi porti ad una compromissione delle qualità paesaggistiche…”, proponendo poi la “Esclusione di ogni edificazione nel territorio aperto che non sia finalizzata allo svolgimento della attività agricola, secondo le regole indicate negli indirizzi normativi”.

Invece – evidenzia Enzo Cripezzi della LIPU - sono prevalse la decadenza delle masserie, oltraggiate perfino con il saccheggio di elementi decorativi e architettonici, e la lebbra di eolico, fotovoltaico, strade, capannoni e insediamenti antropici di ogni genere. Ciò ha reso emergenziale il consumo di territorio e una frammentazione del paesaggio sempre più estesa e brutale.”.

Nel frattempo, ecco il Grillaio (Falco naumanni)!

Monitorato dalla LIPU dal 2005, grazie alle politiche di tutela nel Parco nazionale dell’Alta Murgia, anno dopo anno questo raro falco migratore colonizzava spontaneamente il Tavoliere scegliendo proprio gli edifici rurali storici per nidificare, quasi sempre masserie e ruderi. Osservando (senza disturbare) queste strutture durante la buona stagione è possibile individuare coppie di questi falchi intenti corteggiarsi e a riprodursi, in presidio costante a questi manufatti tristemente prossimi a dissolversi.

I Grillai sembrano li, a guardia della nostra trascurata identità storica, chiedendo di evitare la scomparsa di masserie di interesse storico-architettonico e degli ambienti agropastorali “aperti”, per tramandarli alle generazioni future.

Un grande ma residuo patrimonio paesaggistico che ospita altre specie importanti, come la Ghiandaia marina, la Calandra, l’Allodola, l’Occhione, l’Albanella minore….

Il Grillaio è dunque un simbolico “guardiano della storia”.

Grazie al sostegno del CSV – Centro Servizi Volontariato di Foggia, la LIPU ha realizzato un bellissimo poster a tema per sensibilizzare la popolazione, in particolare quella legata alle campagne a questa vulnerabile specie, e per rinnovare la richiesta di strumenti di tutela per ciò che rimane del territorio e delle “masserie” dalla virulenza di troppe aggressioni. Il poster è impreziosito con le splendide foto di Michele Mendi, fotografo di fama.

La LIPU invoca da molti anni alla Regione l’adozione di nuovi “Ulteriori Contesti Paesaggistici, a protezione di centinaia di ettari sguarniti di tutele nel Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, nonché di misure seriamente contenitive delle aggressioni territoriali.  Purtroppo queste istanze sono ancora prive di riscontri e nel frattempo, tocca inseguire e contrastare i tanti progetti impattanti proposti nelle campagne.

Il poster “salviamo il Grillaio, il guardiano della storia” è in distribuzione tra i principali attori che rivestono responsabilità in tali contesti: associazioni di categoria (agricoltori e allevatori), Istituti agrari e Facoltà universitaria di agraria, enti gestori di aree protette ed enti deputati al governo del territorio. “Ma – ricordano ancora alla LIPU – potranno riceverne copia anche quanti vogliano auspicabilmente sostenere il nostro prezioso e faticoso lavoro con una iscrizione.”.

Foggia, 30.11.2018                                  LIPU onlus – Sezione prov.le Foggia

Invasioni di Scarafaggi volanti ! Ma sono solo…. Grilli !

Allarmismi inutili rischiano di intensificare bimaculatus-a-foggia trattamenti  velenosi, inutili e deleteri.

In questo periodo si assiste al consueto ciclo annuale di presenza di Grilli nelle nostre campagne e, per circostanze che dovrebbero essere salutate come positive, anche in molti centri abitati.

L’effetto di questa presenza si traduce nel ritmico canto notturno che questi ortotteri ci regalano tra fine estate e inizio autunno. Un’atmosfera che dovrebbe essere salutata come un privilegio rispetto alle metropoli inquinate e a tutti i problemi di invivibilità delle nostre città.

E invece…. Nell’ignoranza alcuni cittadini, purtroppo, non hanno associato il simpatico canto notturno a questi piccoli esseri scambiandoli per… scarafaggi ! E per di più, volanti !

Il tam tam allarmato sui media e sui canali social ha trasformato il fenomeno in una inesistente “invasione” di Blatte con relativo sdegno e richiesta ingiustificata di disinfestazione, prontamente promessa per le prossime ore dalle aziende preposte ai servizi di igiene urbana.

“Grilli, sono solo Grilli, null’altro che innocui Grilli, quelli che hanno ispirato le favole dell’infanzia – ironizza Enzo Cripezzi della LIPU -, fanno il loro banale mestiere di nutrirsi di vegetali e di cantare allietando le nostre serate. Non sono feroci,  non portano la peste!”

Si tratta quindi di Grilli, della specie Campestris e Bimaculatus , che dovrebbero solo allietarci. Non c’è nessuna invasione di Scarafaggi volanti e, anzi, la LIPU chiede che non seguano massicci quanto inutili interventi di disinfestazione che minacciano la salute dei cittadini e contribuiscono ad alterare gli equilibri ecologici. Piuttosto, sarebbe costruttivo far conoscere ai più giovani questo simpatico insetto e il suo comportamento, contribuendo a una cultura più amica della vita selvatica.

“E’ avvilente – conclude Cripezzi - non solo la scarsa conoscenza sulla natura che ci circonda, e quindi la perdita di quella che era la nostra cultura rurale, ma anche la pericolosa disinvoltura con cui sono emotivamente invocati trattamenti insetticidi che alla lunga possono contaminare l’ambiente e minacciare, questi si, la nostra salute e paradossalmente tante specie che si nutrono di mosche, zanzare & C.”

Foggia 1.10.18                           LIPU onlus, sezione prov.le Foggia