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Caccia: su segnalazione ambientalisti Governo impugna Legge Regionale pugliese.

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Soddisfazione ma anche rammarico per brutta pagina in Consiglio regionale e rischio fondi comunitari.

Consapevole del grave rischio di infrazione comunitaria e dell’illegittimità segnalata dagli ambientalisti sulla pessima legge regionale n.28/2015 della Puglia, il Governo l’ha impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale.

Malgrado le controdeduzioni e le eccezioni puntuali mosse dagli ambientalisti sul piano formale e sostanziale, quasi 2 mesi fa il Consiglio Regionale Pugliese aveva scritto una brutta pagina politica con questa legge regionale approvata a maggioranza (unico voto contrario quello dei consiglieri 5S) e finalizzata ad autorizzare la caccia allo Storno in deroga alle norme nazionali e comunitarie.

Lo strumento della deroga rappresenta una azione concessa dalle norme solo in casi estremi, da istruire, documentare e dimostrare secondo procedure precise, proprio per evitare quella che in Italia era ormai divenuta prassi consolidata e disinvolta in varie regioni, tanto da costituire già elemento di censura con la procedura di infrazione comunitaria 2131/2006.

In relazione alla Legge regionale pugliese, Enpa, Italia Nostra, Lav, Lac, Lipu, e Wwf avevano congiuntamente rappresentato con tre distinte note indirizzate rispettivamente al Governatore Emiliano, al Governo Renzi e alla Commissione Europea la necessità di intervenire per arginare sia la incostituzionalità della norma in questione e sia un approccio del tutto fuori luogo, cercando di legittimarlo sul piano pseudo-scientifico ma, in realtà, con una istruttoria del tutto aleatoria.

Sarebbe stata l’ennesima procedura di infrazione a carico dello Stato italiano, e segnatamente della Regione Puglia, con elevato rischio di conseguenze negative sulle risorse comunitarie a disposizione della Regione.

Pertanto, nella seduta del Consiglio dei Ministri di giovedì scorso, il Governo ha deliberato di impugnare la legge in questione, alla luce delle macroscopiche evidenze che violano, nel merito e nel metodo, il dettato Costituzionale nonché la Direttiva comunitaria 2009/147/CE, come riportato nella stessa istruttoria governativa ( http://www.affariregionali.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=10335 ) e cosi come segnalato dalle Associazioni ambientaliste.

Aspettando che Corte Costituzionale e Commissione Europea si pronuncino, la Lipu esprime la propria soddisfazione: al di la del merito, infatti, è fondamentale rispettare le leggi e i principi in base ai quali valutare ed eventualmente adottare deroghe in materia.

Rimane tuttavia lo sconcerto per la brutta politica che ha contraddistinto molti consiglieri regionali pugliesi con decisioni sommarie e disinvolte, non solo dichiaratamente filo venatorie, malamente mascherate con altri interessi, ma che mettono anche a repentaglio importanti risorse finanziarie per la Puglia.

Spiace osservare come, ancora una volta, la firma di proposta di leggi maldestre come questa sia quella dei consiglieri Amati (PD), Gatta (FI) e Pentassuglia (PD), e che a questi se ne siano accodati quasi tutti gli altri in logiche di partito ben poco edificanti.

Foggia, 24.11.2015                                    LIPU  Onlus – coord. della Puglia

CACCIA, ancora regali: PREaperture ai primi di settembre e non solo

3 settembre confronto tra Regione e parti interessate  ma a caccia ormai aperta! 

Ancora il solito sotterfugio: l’apertura “ufficiale” della stagione venatoria dovrebbe essere la terza domenica di settembre ma con scappatoie interpretative e normative la si anticipa ai primi di settembre. Oggi 2 settembre, in Puglia è già caccia aperta a diverse specie !

Questa presa in giro non è estemporanea – ricorda Enzo Cripezzi della LIPU pugliese - ma diventa ormai una consuetudine che trasforma l’inizio di settembre in una apertura ordinaria del periodo di caccia in Puglia. Ciò comporta gravi conseguenze sulla fauna selvatica tenuto conto che in questo momento ci sono specie che non hanno ancora completato il ciclo riproduttivo”.

Anche quest’anno la LIPU pugliese ha dovuto contestare questa ma anche molte altre assurdità, nell’ambito del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale preposto a vagliare preventivamente il Calendario Venatorio 2015-2016, strumento che annualmente dovrebbe regolare tempi e modalità dell’attività di caccia in base a norme regionali e criteri scientifici.

La LIPU aveva evidenziato molti aspetti negativi già oggetto di censura da parte dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale già Istituto nazionale Fauna Selvatica) con le sue direttive e il suo parere obbligatoriamente acquisito dalla Regione ma platealmente disatteso.

Ecco infatti pre-apertura per diverse specie (Tortora, Merlo, Quaglia, Colombaccio, Lepre…), ma anche chiusura tardiva per altre (diverse anatre ed altri acquatici oltre a Beccaccia, Tordo bottaccio, Tordo sassello….).

E ancora sulle modalità di caccia da appostamenti fissi, gli orari e il prematuro inizio al 22 agosto consentiti per l’addestramento cani, (in deroga, indiscriminatamente su qualsivoglia territorio e per di più in periodo non circoscritto con evidenti danni per la riproduzione della fauna selvatica) o il grave rischio di inquinamento genetico causato dal rilascio di quaglie giapponesi per le “gare cinofile”.

Altra perla, bacchettata perfino dalla Corte costituzionale, è la possibilità di caccia ai migratori spostandosi liberamente sull’intero territorio regionale senza alcun legame cacciatore-territorio come invece previsto con la fauna stanziale.

“Tutto ciò  – precisa Paola Lodeserto, vice presidente dell’associazione ambientalista – nonostante i richiami della Commissione Europea, che lo scorso autunno attraverso la Procedura Pilot (EU PILOT 6955/14/ENVI) – anticamera della procedura di infrazione – aveva evidenziato diverse criticità sulla caccia in Italia, tra le quali l’esercizio venatorio nei confronti di specie in cattivo stato di conservazione e durante la migrazione prenuziale, quando si colpiscono proprio i riproduttori”.

Per domani, 3 settembre il Servizio Caccia regionale ha convocato un incontro presieduto dall’Assessore al ramo Di Gioia con le componenti ambientaliste nel Comitato Tecnico Faunistico Venatorio per discutere “eventuali” modifiche al Calendario Venatorio.  Si tratta di un incontro parallelo a quello con altre componenti (cacciatori e agricoltori) per valutare la situazione.

Per la LIPU ciò rappresenta un’occasione, tardiva e in parte compromessa dalla pre-apertura in atto, per rettificare il Calendario ed evitare gravi conseguenze pecuniarie dalla CE che potrebbe perfino sospendere i fondi comunitari previsti per la Puglia.

Diversamente – conclude Cripezzi – si consumerebbe l’ennesimo, grave atto al patrimonio della collettività rappresentato dagli animali selvatici, che tende a soddisfare in via prioritaria le richieste dell’estremismo venatorio anteponendolo alle esigenze generali, quindi di tutti i cittadini, di tutela della fauna”.

Bari, 2.9.2015                                                                                   LIPU Onlus – coord. della Puglia

Sviluppo rurale 2014-2020. Proposta pugliese inadeguata

LIPU e WWF : “La proposta della Regione Puglia è inadeguata. Accogliere le nostre proposte per far fronte ai problemi ambientali 

LIPU e WWF, le principali organizzazioni italiane attive nella protezione della natura ed intensamente impegnate nelle politiche agricole e di sviluppo rurale sia a livello europeo che nazionale, esprimono massimo disappunto per la bozza di Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Puglia 2014-2020 fatta circolare dagli uffici regionali.

La bozza del programma – afferma Enzo Cripezzi, delegato LIPU per la Puglia – è del tutto inadeguata, rispetto alla complessità delle problematiche inerenti la protezione di habitat naturali, flora e fauna. Rincresce constatare che gli uffici regionali abbiano completamente ignorato le dettagliate proposte già formulate dalla LIPU con una missiva del 4 giugno scorso”.

La scarsa attenzione alla tutela della natura da parte degli uffici regionali deputati al programma di sviluppo rurale si era già manifestata con il PSR 2007-2013. Ad esempio, nello scorso programma, scarnissimo di finanziamenti per la natura, il bando per la misura potenzialmente più efficace dal punto di vista ambientale, che finanziava la conversione di superfici arative in pascoli permanenti, è rimasto aperto per soli 19 giorni, con il risultato di non ricevere neanche una domanda.

Nella nuova missiva di 21 pagine indirizzata ieri al Direttore regionale dell’area politiche per lo sviluppo rurale, LIPU e WWF rilevano varie carenze nella bozza di PSR e formulano una serie di proposte migliorative per interventi quali, ad esempio, il restauro di habitat naturali, i rimboschimenti, la gestione delle colture con modalità compatibili con le esigenze ecologiche e della fauna selvatica.

Le proposte delle due associazioni, basate su dati scientifici e pubblicazioni ufficiali, partono dalla considerazione di alcuni aspetti quali la scarsa estensione degli habitat naturali in Puglia e l’elevato degrado degli stessi, così come la necessità di finanziare gli obiettivi di tutela ambientale definiti dalla rete ecologica europea Natura 2000 e dai parchi nazionali e regionali, finora rimasti solo sulla carta per carenza di fondi: vale a dire, trasformare i vincoli ambientali in opportunità economiche.

L’assortito insieme di misure da noi proposto ha l’obiettivo di remunerare i gestori di terreni nelle aree Natura 2000 e nei parchi per la produzione di servizi ecosistemici a vantaggio della collettività. Ma c’è bisogno di definire impegni concreti, verificabili e basati su dati scientifici – precisa Nicolò Carnimeo, Delegato WWF per la Puglia -. In quest’ottica, i soldi pubblici, quali quelli del PSR, devono essere spesi solo per la produzione di servizi pubblici, quali lo stoccaggio di carbonio nei suoli, la protezione contro il dissesto idrogeologico, la qualità delle acque e dell’aria, la salubrità ambientale; solo un paesaggio ricco di habitat naturali e di pratiche agricole massimamente rispettose dell’ambiente può assicurare tutto questo”.

Immaginabili le ricadute economiche positive dell’accoglimento delle proposte suddette: attrattività turistica per il territorio, opportunità di diversificazione economica delle imprese agricole attraverso agriturismo e masserie didattiche, vantaggi diretti per la stessa agricoltura, ad esempio come l’impollinazione delle colture e la fertilità dei suoli. In ultima analisi: una complessiva rivalorizzazione ambientale del capitale territoriale pugliese quale elemento di competitività per le produzioni agricole locali.

Siamo alla fine di agosto 2014, e la Regione Puglia non ha ancora trasmesso la propria proposta di PSR per il 2014-2020 alla Commissione Europea, a cui spetta la valutazione e l’eventuale approvazione del PSR.

Non avendoci fornito spiegazioni, non comprendiamo i motivi per cui la Regione Puglia continua ad ignorare le nostre proposte, motivate con concreti dati tecnici e pienamente coerenti con gli obiettivi della politica di sviluppo rurale definiti a livello europeo. – afferma Patrizia Rossi, responsabile LIPU per l’agricoltura – Speriamo quindi di essere ascoltati dai servizi competenti della Commissione Europea ai quali sono state inviate le nostre proposte”.

Come già nella scorsa programmazione, infatti, anche questo PSR rischia un avvio ritardato a causa di carenze nella predisposizione del testo, con effetti deleteri per l’intero settore.

LIPU Puglia – WWF Puglia  ,  27.8.2014

Eolico: arrivano sussidi per nuove speculazioni.

 Non c’è più territorio (e soldi) da perdere ma la Capitanata sempre più allo sfascio!

Ineccepibile, seppur tardiva, la recente posizione della Giunta regionale.

 Un cartello di 114 associazioni e comitati di tutta Italia ci aveva provato: una richiesta al Governo (vedi) per sospendere le aste del GSE (Gestore Servizi Elettrici) e l’assegnazione di nuovi sussidi per i prossimi 20 anni (!!) a ulteriori centrali elettriche rinnovabili a elevato impatto ambientale e paesaggistico.

Era la più concreta possibilità per arginare l’aggressione dirottando le residue risorse verso altri comparti più performanti nella lotta ai gas serra e con ben più utili risvolti, economici e sociali (trasporti e mobilità sostenibili, rinnovabili termiche, innovazione, efficienza energetica, ricerca).

La LIPU aveva impegnato anche parlamentari e uomini di governo del collegio di Capitanata, l’area più martoriata. Ma questa politica, evidentemente complice, ha mantenuto solo una indifferenza che disonora il mandato fiduciario dei cittadini.

Dall’altra parte la reazione dell’Anev (associazione dei produttori eolici) con la consueta mistificazione della realtà, pur di difendere succulenti interessi malgrado migliaia e migliaia di ettari già confiscati da piantagioni di pale e un risibile 1,4% di apporto energetico sul fabbisogno totale.

La politica governativa e parlamentare ha dato ancora retta alle pretese della lobby.

E ora, con gli ultimi bandi GSE, sono in palio nuovi, lucrosi incentivi ventennali per ulteriori contingenti di potenza eolica installabile: oltre 400 MW (e 650 MW off-shore). E si buon ben immaginare dove si rovesceranno questi nuovi scempi: Capitanata e aree contermini pagheranno ancora!

E quindi - precisa Cripezzi, della LIPU pugliese – ancora uffici affogati da richieste, trasparenza mortificata, miriade di ricorsi ai TAR (tra le società o contro gli Enti pubblici), assenza di un’anagrafe degli impianti e…corruttele e infiltrazioni criminali, con il più grande sequestro mai effettuato in Italia, proprio sull’eolico.

Ma soprattutto un mare di autorizzazioni già concesse (con relativo mercato di titoli abilitativi) che costituisce una ipoteca gravissima prossima a materializzarsi in tutto il Sud a cominciare dal ventre molle della Capitanata!

Inoltre, nuovi e impattanti elettrodotti interregionali in arrivo e ettari su ettari di mega stazioni elettriche, conseguenza del caotico insediamento di queste centrali in aree una volta vergini.

Situazione largamente prevista, denunciata e contrastata dalla LIPU da oltre un decennio.

In tale contesto disastroso si aggiunge la recente, ineccepibile posizione assunta dalla Giunta regionale Pugliese contro l’aggressione eolica (e fotovoltaica) che ha compromesso enormi territori pugliesi.

Una politica nazionale irresponsabile ha determinato un quadro normativo nazionale schiacciante, certo, anche se non si possono dimenticare gli atteggiamenti della precedente Giunta pugliese (Frisullo e Losappio docet), e poi di politici di maggioranza nel Consiglio regionale (Epifani), con ulteriori provvedimenti di deregolamentazione.

Ora l’iniziativa della Giunta regionale (vedi) prevede una analisi di scenario per chiedere, al Governo, autodeterminazione sui limiti di potenza da rinnovabile in Puglia e, alle Province delegate in materia, una più seria valutazione sugli effetti cumulativi ! E soffermarsi sugli “effetti cumulativi” la dice lunga sul livello scabroso della situazione.

La LIPU pugliese – rimarca Cripezzi – chiede nuovamente che si salvi il salvabile in ossequio a un minimo di dignità dei territori residui: BASTA EOLICO nelle aree agropastorali del Mezzogiorno. Abbiamo assistito fin troppo al saccheggio di queste zone che, anzi, meriterebbero interventi di smantellamento e di bonifica per restituire decoro paesaggistico almeno ai luoghi più pregevoli.

E allora la Giunta Regionale :

-         spinga sull’accelleratore nell’approvazione del Piano Paesaggistico con relative norme di salvaguardia, accogliendo le istanze di miglioramento a tutela degli interessi collettivi e respingendo quelle a favore di interessi particolari.

-         Individui, con provvedimento urgente e motivato, un “Preliminare” di Piano Energetico Regionale, per impedire ogni ulteriore insediamento energetico sui terreni agricoli  estromettendo dalla concertazione chi ha le mani nella marmellata.

-         imponga una anagrafe pubblica degli impianti rinnovabili perché si abbia contezza del morbillo territoriale, e chieda altrettanto in sede governativa.

-         ritiri subito la delega sulle funzioni di V.I.A. alle province, almeno a quella di Foggia responsabile di una condotta inqualificabile, con innumerevoli pareri ammazza-territorio e trasparenza zero.

-         soprattutto, chieda al Governo, come da tempo hanno fatto le associazioni più sensibili, l’azzeramento immediato di ulteriori incentivi alle rinnovabili sui terreni agricoli.

-         e chieda, allo stesso Governo, un immediato intervento di giustizia finanziaria sui lucrosi extraprofitti capitalizzati con gli impianti speculativi. Se non un taglio retroattivo del fiume di sussidi (come non a caso già hanno fatto Spagna e Grecia!), almeno una tassazione delle mega rendite, ancor più inaccettabili rispetto alla situazione di difficoltà dell’economia vera.

Occorre valorizzare la green economy ma quella vera, invece di favorire i soliti mangia – paesaggio.

La LIPU ribadisce: Non c’è più territorio e denaro da perdere !

Lipu Puglia 12.5.2014

La LIPU contesta un brutto articolo sulla Gazzetta del Mezzogiorno.

Altro che “No”, il problema è la sottocultura del “Si a tutto”, emblema della prostituzione territoriale del Mezzogiorno 

In questi giorni è apparso un articolo a firma di Benedetto Sorino sulla Gazzetta del Mezzogiorno (link all’articolo) il cui titolo “Puglia, la cultura del no nemica dello sviluppo” preannuncia il solito attacco a chi (secondo il giornalista) “dice sempre no” nei confronti di progetti e infrastrutture, con il presunto ricatto economico, finendo con l’attribuire la responsabilità di mancanza di investimenti dall’estero proprio a questo atteggiamento sociale.

Sorino evita di addentrarsi nelle analisi prodotte da coloro che, a suo dire, ergono barricate contro le opere e le infrastrutture ma si attiene a un comodo qualunquismo che non contribuisce a fare informazione e lede il prestigio di una storica testata giornalistica come quella della Gazzetta del Mezzogiorno.

La cartina al tornasole di un approccio cosi poco oggettivo – fanno notare alla LIPU – emerge chiaramente quando il giornalista tira in ballo l’esempio delle centrali eoliche, non a caso definite disneyanamente “parchi”.

Sorino non riesce a notare che, semmai, si sta dicendo BASTA, per salvare il salvabile, dopo migliaia di torri eoliche disseminate e totalizzanti su vasta scala, e che perfino aree apparentemente scampate all’aggressione sono IPOTECATE da innumerevoli procedimenti autorizzativi. Tutto a danno del più grande patrimonio che mai nessuno potrebbe replicare all’estero: il territorio.

Il NO è stato impedito perfino di pensarlo, grazie a un decennio di silenzio mediatico e disinformazione, all’insegna della sottocultura delle “rinnovabili senza se e senza ma”.

Altro che un progetto eolico (UNO !!!!) preso a riferimento da Sorino in quel del mare ravvennate. Non emerge alcuna considerazione oggettiva di quali siano i termini di paragone con il Sud martoriato, ne valutazioni sociologiche ma anche energetiche e di convenienza economica.

Nell’articolo si tira in ballo la Vestas di Taranto, attribuendone la crisi poco elegantemente ai cattivi del “No”.

Si fa finta di dimenticare che la Vestas di Taranto non può basare certo la sua ragione di esistere sul mercato italiano ed è in crisi per la concorrenza di altre società. Nel mondo ma anche in Puglia, Basilicata e tutto il povero Mezzogiorno trafitto da piantagioni eoliche: Enercon, Nordex, Repower, Gamesa, Sinovel….!  Cinese. Anche loro a fare shopping di territorio, e questo dovrebbe far molto riflettere.

Le società eoliche non possono costruire pale all’infinito e quelle che lo stanno facendo, stanno spostando le produzioni all’estero. Ne più ne meno come altre società. Ironia della sorte, anche per i costi più elevati dell’energia, determinati dai mega incentivi che hanno irrorato le rinnovabili.

Ma con la Vestas Sorino accendeva anche l’“interruttore”, comodo e immancabile, del ricatto occupazionale. “Allora ricordiamo – afferma Cripezzi della LIPU - la triste ed emblematica vertenza della Tozzi Sud a Foggia approdata ai licenziamenti”.

La Tozzi Sud si occupava di progettazione, realizzazione e manutenzione di impianti elettrici e strumentali presso importanti committenti industriali in tutto il mondo. Ma la stessa Tozzi Sud è parte del grande gruppo Tozzi Holding di Ravvenna che si è tuffato nell’affarismo delle rinnovabili, inventando branchie societarie come Daunia Wind, Tozzi Nord, Tozzi Renewable Energy, tra le più aggressive che hanno fatto man bassa di territorio grazie all’inconsistenza delle istituzioni a tutti i livelli senza lesinare puntuali ricorsi al TAR.

Ecco l’assurdità: con un vestito si può dichiarare la crisi, buttare a mare risorse umane e tessuto industriale – quindi economia primaria – perché tanto, indossando altri vestiti (e nello stesso territorio!!!), ci si è accaparrati milioni di euro annui per i prossimi 20 anni a scapito della collettività. Altro che Economia e Occupazione”.

E quindi, perfino l’ipotesi di uno spostamento dell’approdo del gasdotto TAP dal litorale S. Foca alla zona industriale di Brindisi, viene iscritta da Sorino tra quelle dei “nemici” allo sviluppo.

In realtà i “nemici”, conclude la LIPU, sono quella classe politica e amministrativa che per decenni ha permesso che si spolpasse il territorio e ancora oggi concepisce investimenti distorti, opere smisurate e leggi  permissive ma incoerenti e generatrici di contenziosi e vertenze. Il tutto in cambio di consenso artificiale, degrado e dispendi finanziari (e minor lotta ai gas serra, volendo rimanere in tema energetico).

“Non è un caso – ricorda Cripezzi – che proprio nell’ambito dell’energia “pulita”, l’eolico, si è determinata la più grande confisca penale di tutti i tempi. Ma di questo si fa finta di non cogliere il peccato originale: quelle maglie normative larghe e criminogene (come scientificamente dimostrato da studi internazionali) artatamente predisposte dalla politica”.

A intimorire le società straniere dall’investire in Italia non sono comitati e associazioni bensì la CORRUZIONE, come ci ricorda l’OCSE, e la mancanza di una giustizia affidabile che arranca, mettendo a repentaglio il valore stesso del Diritto, a maggior ragione in ambiti delicati come l’economia.

L’uso del territorio, e NON il suo sfruttamento, presuppone patti e condizioni oltre che i numeri concreti di analisi serie. Su tante opere, e su quelle energetiche in particolare, questi presupposti sono stati assenti.

LIPU  Puglia-Basilicata, 21.12.2013