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Decreto Rinnovabili. Nuove aggressioni

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Decreto rinnovabili: 25 settembre presentazione al MISE.

  LIPU: senza dirottare i lucrosi sussidi, nuove aggressioni territoriali.

Martedì 25 settembre a Roma viene presentato presso la “Sala degli Arazzi” del Ministero allo Sviluppo Economico il famigerato Decreto incentivi FER (Fonti Energetiche Rinnovabili) per la consultazione con gli stakeholders (VEDI nota MISE).

Un provvedimento impacchettato dall’allora Governo Gentiloni per erogare lucrosi sussidi ventennali a nuovi impianti rinnovabili che sarebbero rovesciati senza criterio sul celebrato territorio italiano, già umiliato dalla pseudo politica energetica.Nibbio reale colpito da pala eolica- ph kocsis

Lo stesso Governo aveva varato una pessima Strategia Energetica Nazionale, in totale spregio alle leggi sulla V.I.A. , e di cui oggi il Decreto FER si fa forza.

La bozza del Decreto, già avversato da un cartello di Associazioni Ambientaliste poiché chiaramente speculativo, anche in Puglia fu oggetto di una forte contestazione della LIPU che a marzo denunciava lo scempio in arrivo chiedendo al Governatore Emiliano di opporsi (com. stampa Fermate il Decreto, fermate i cannibali).

Il provvedimento è stato quindi ripreso dal Governo Conte, ai cui Ministri di settore (Svi.Eco., Ambiente, Economia, BB.CC. e Turismo, Affari regionali, Affari Europei) 11 Associazioni Ambientaliste avevano trasmesso una nota del 22 giugno scorso (VEDI) per invocare una profonda revisione, richiamando dati incontrovertibili.

A quell’istanza delle Associazioni non ha ancora fatto seguito alcun riscontro. Ne queste Associazioni sono state invitate alla giornata in questione, ad eccezione di Italia Nostra, a fronte di un nutrito parterre di associazioni di categoria. Con tutte le associazioni “interessate” che pregustano il sapore della torta finanziaria è facile immaginare gli esiti della consultazione!!!

Infatti dietro il paravento della lotta ai gas serra vi sono le aspettative delle fameliche società energetiche, in primis eoliche, che non aspettano altro che nuovi, lucrosi sussidi per rovesciare altri impianti su territori martoriati e orfani di tutele, grazie all’atteggiamento penoso e complice della politica dell’ultimo eolico-puglia-basilicatadecennio.

L’evidente morbillo di pale e pannelli, rischia di essere enormemente aggravato: nuovi assalti di progetti scandalosi sono stati autorizzati o stanno per esserlo nelle procedure di VIA Ministeriale, Regionale o Provinciale a seconda della stratificazione normativa dell’ultimo periodo. E’ sufficiente visitare i siti internet dei servizi VIA per rendersi conto dell’aggressione in stile cavallette. Senza contare gli innumerevoli e occulti impianti inferiori a 1 MW non soggetti a VIA, malgrado di grossa taglia.

E pensare che non mancherebbero certo le alternative al miserabile incremento di qualche “zerovirgola” che l’eolico offrirebbe ingurgitando nuovi fiumi di denaro.

Tutte le quasi 10.000 macchine eoliche che in gran parte stanno oltraggiando i territori rurali del Centro Sud – denuncia Enzo Cripezzi coordinatore della LIPU per Basilicata e Puglia – contribuiscono per l’1,5% del fabbisogno energetico totale del Paese. Un contributo miserabile, fallimentare, mentre i gas serra incalzano! Avremmo conseguito risultati ben più seri se le stesse risorse fossero state indirizzate privilegiando altre politiche energetiche invece di foraggiare la speculazione.”

Questo Decreto – insiste Cripezzi – è avulso da qualsivoglia compartecipazione dei cittadini che, invece, potrebbero beneficiare degli incentivi (in periodo di crisi) con una diversa  distribuzione delle risorse, ad esempio indirizzate verso impianti fotovoltaici sulle superfici già urbanizzate”. Infatti, chiariscono alla LIPU, bisogna intervenire su comparti più energivori (trasporti, termico, efficienza, ecc) ma se proprio ci si volesse accanire a sostenere il comparto elettrico ci sarebbero quanto meno 750.000 ettari di superfici urbanizzate solo tra il 1995 e il 2005 (indagine urbanista Berdini), quindi prive di interesse storico e senza considerare altri decenni di urbanizzazioni selvagge. Una superficie disponibile per oltre 350.000 MW di potenza fotovoltaica, installazioni infinite pur al netto di tutti i limiti odierni di questa tecnologia.

Ma allora….. perché continuare vergognosamente a mungere cittadini e imprese italiane, cancellare i Paesaggi, la Biodiversità, la Storia e ingrassare le società eoliche ? ??? ! !!

Foggia, 24.09.18                      LIPU onlus – coord di Puglia e Basilicata

Fermate i Cannibali. Fermate il Decreto.

Dal Governo nuova ondata di “parchi”, quelli eolici che divorano i parchi veri.

LIPU alla politica: FERMATE  I  CANNIBALI !

Dalla LIPU pugliese lallarme, l’ennesimo da oltre 15 anni !!!! Nuovo saccheggio territoriale con la famigerata SEN, Strategia Energetica Nazionale approvata qualche mese fa dal Governo, e con il relativo Decreto Incentivi in arrivo alla Conferenza Stato Regioni.

Una SEN impacchettata con un contributo rinnovabile speculativo, orientato quasi totalmente al comparto elettrico e trascurandone altri ben più utili alla causa (trasporti, termico, ecc). Per tale atto, il Governo Gentiloni ha umiliato le leggi dello Stato sulla Valutazione Ambientale.

Avrebbe dovuto essere un normale “Piano” Energetico Nazionale da assoggettarsi, come tutti i Piani, a VAS, Valutazione Ambientale Strategica, al fine di verificarne la sostenibilità. Invece è stato scandalosamente aggirato tale obbligo, definendo “Strategia” quello che dovrebbe essere un “Piano”! E cosi nessuna preventiva valutazione territoriale, ambientale, paesaggistica ma solo obiettivi finalizzati a legittimare nuovi succulenti sussidi per le società energetiche.

E sulla scia della SEN fuorilegge, in chiusura di legislatura il Governo ha avviato l’iter di un nuovo Decreto per incentivi (ventennali!) a nuovi impianti rinnovabili per ben 6000 MW di capacità. La bozza sta per essere sottoposta al parere della Conferenza Stato – Regioni, dove si misurerà la moralità dei Governi regionali.

La LIPU pugliese ha trasmesso una argomentata nota (vedi nota) al Governatore Emiliano, alla Giunta Regionale e ai Consiglieri Regionali, rivolgendo un appello affinché non sia replicata la brutta esperienza del 2015 sul precedente Decreto di incentivazione per centinaia di MW.

In quella occasione la Regione lasciò passare l’atto senza sbattere i pugni sul tavolo, ignorando le richieste della LIPU. E cosi altre aree furono crocifisse. Questa volta sono 6000 i MW in ballo, in gran parte eolico, che travolgeranno la Puglia !

Le Regioni hanno l’obbligo morale di fermare  i “parchi” cannibali e difendere quel che rimane dei propri territori – è l’appello di Enzo Cripezzi della LIPU – altrimenti i politici saranno ricordati come coloro che hanno consegnato altri territori alla prostituzione. Emiliano ponga una vertenza non negoziabile in Conferenza Stato Regioni: BASTA prebende alla speculazione! Quei fiumi di denaro vanno dirottati verso opzioni serie di lotta ai gas serra, non invasive e più efficaci, con il concorso e al servizio dei cittadini. Intervenire sul rubinetto dei sussidi è il modo più efficace per contrastare questa aggressione, visto che i Regolamenti, il Piano Energetico e il Piano Paesaggistico regionali sono sempre più carta straccia”.

L’odore dei soldi ha già indotto le società eoliche a presentare numerosi, ulteriori, giganteschi progetti alla V.I.A. che ora è Ministeriale, prefigurando “regali” governativi alle società eoliche.

Nuove piantagioni di macchine eoliche gigantesche (i parchi finti),eolico-prov-fg-e-confini-bat come quelle che hanno ucciso sul nascere e rimpiazzato il Parco Regionale dei Monti Dauni per migliaia di ettari. Cosi come stanno assediando a terra e a mare il Parco del Gargano e le Saline di Margherita di Savoia, hanno sfigurato la visuale di Castel del Monte nel Parco dell’Alta Murgia. Stanno decontestualizzando i parchi archeologici in Salento con l’espianto di centinaia di ulivi, l’abbattimento di muretti a secco, l’umiliazione delle Pajare cosi come in Capitanata (Pinuccio di Striscia docet). Nuove centrali eoliche stanno per recintare anche le aree protette a S. Paolo di Civitate, a Bovino, a Cerignola… o il Parco delle Gravine tarantine. Mentre il solare termodinamico sta per mangiarsi oltre 100 ettari a S. Severo

Sembra grave? E invece lo è di più!!!! conclude Cripezzi - Ai tanti  progetti in arrivo al Ministero, è da aggiungere la valanga di impianti non realizzati ma già autorizzati negli anni dalla Regione, nonché quelli autorizzati o in valutazione presso le Province (improvvidamente delegate dalla Regione dal 2008). Impianti che non aspettano altro che nuovi sussidi !

E’ intollerabile l’imposizione dittatoriale di tecnologie di generazione energetica come l’eolico che, malgrado migliaia e migliaia di pale e i consumi ridotti dalla crisi, contribuisce per l’1,4% sul fabbisogno energetico totale dell’Italia !

Puglia 26.3.2018                                         LIPU Onlus – coord. della Puglia

Caccia: su segnalazione ambientalisti Governo impugna Legge Regionale pugliese.

Soddisfazione ma anche rammarico per brutta pagina in Consiglio regionale e rischio fondi comunitari.

Consapevole del grave rischio di infrazione comunitaria e dell’illegittimità segnalata dagli ambientalisti sulla pessima legge regionale n.28/2015 della Puglia, il Governo l’ha impugnata dinanzi alla Corte Costituzionale.

Malgrado le controdeduzioni e le eccezioni puntuali mosse dagli ambientalisti sul piano formale e sostanziale, quasi 2 mesi fa il Consiglio Regionale Pugliese aveva scritto una brutta pagina politica con questa legge regionale approvata a maggioranza (unico voto contrario quello dei consiglieri 5S) e finalizzata ad autorizzare la caccia allo Storno in deroga alle norme nazionali e comunitarie.

Lo strumento della deroga rappresenta una azione concessa dalle norme solo in casi estremi, da istruire, documentare e dimostrare secondo procedure precise, proprio per evitare quella che in Italia era ormai divenuta prassi consolidata e disinvolta in varie regioni, tanto da costituire già elemento di censura con la procedura di infrazione comunitaria 2131/2006.

In relazione alla Legge regionale pugliese, Enpa, Italia Nostra, Lav, Lac, Lipu, e Wwf avevano congiuntamente rappresentato con tre distinte note indirizzate rispettivamente al Governatore Emiliano, al Governo Renzi e alla Commissione Europea la necessità di intervenire per arginare sia la incostituzionalità della norma in questione e sia un approccio del tutto fuori luogo, cercando di legittimarlo sul piano pseudo-scientifico ma, in realtà, con una istruttoria del tutto aleatoria.

Sarebbe stata l’ennesima procedura di infrazione a carico dello Stato italiano, e segnatamente della Regione Puglia, con elevato rischio di conseguenze negative sulle risorse comunitarie a disposizione della Regione.

Pertanto, nella seduta del Consiglio dei Ministri di giovedì scorso, il Governo ha deliberato di impugnare la legge in questione, alla luce delle macroscopiche evidenze che violano, nel merito e nel metodo, il dettato Costituzionale nonché la Direttiva comunitaria 2009/147/CE, come riportato nella stessa istruttoria governativa ( http://www.affariregionali.it/banche-dati/dettaglioleggeregionale/?id=10335 ) e cosi come segnalato dalle Associazioni ambientaliste.

Aspettando che Corte Costituzionale e Commissione Europea si pronuncino, la Lipu esprime la propria soddisfazione: al di la del merito, infatti, è fondamentale rispettare le leggi e i principi in base ai quali valutare ed eventualmente adottare deroghe in materia.

Rimane tuttavia lo sconcerto per la brutta politica che ha contraddistinto molti consiglieri regionali pugliesi con decisioni sommarie e disinvolte, non solo dichiaratamente filo venatorie, malamente mascherate con altri interessi, ma che mettono anche a repentaglio importanti risorse finanziarie per la Puglia.

Spiace osservare come, ancora una volta, la firma di proposta di leggi maldestre come questa sia quella dei consiglieri Amati (PD), Gatta (FI) e Pentassuglia (PD), e che a questi se ne siano accodati quasi tutti gli altri in logiche di partito ben poco edificanti.

Foggia, 24.11.2015                                    LIPU  Onlus – coord. della Puglia

CACCIA, ancora regali: PREaperture ai primi di settembre e non solo

3 settembre confronto tra Regione e parti interessate  ma a caccia ormai aperta! 

Ancora il solito sotterfugio: l’apertura “ufficiale” della stagione venatoria dovrebbe essere la terza domenica di settembre ma con scappatoie interpretative e normative la si anticipa ai primi di settembre. Oggi 2 settembre, in Puglia è già caccia aperta a diverse specie !

Questa presa in giro non è estemporanea – ricorda Enzo Cripezzi della LIPU pugliese - ma diventa ormai una consuetudine che trasforma l’inizio di settembre in una apertura ordinaria del periodo di caccia in Puglia. Ciò comporta gravi conseguenze sulla fauna selvatica tenuto conto che in questo momento ci sono specie che non hanno ancora completato il ciclo riproduttivo”.

Anche quest’anno la LIPU pugliese ha dovuto contestare questa ma anche molte altre assurdità, nell’ambito del Comitato Tecnico Faunistico Venatorio Regionale preposto a vagliare preventivamente il Calendario Venatorio 2015-2016, strumento che annualmente dovrebbe regolare tempi e modalità dell’attività di caccia in base a norme regionali e criteri scientifici.

La LIPU aveva evidenziato molti aspetti negativi già oggetto di censura da parte dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale già Istituto nazionale Fauna Selvatica) con le sue direttive e il suo parere obbligatoriamente acquisito dalla Regione ma platealmente disatteso.

Ecco infatti pre-apertura per diverse specie (Tortora, Merlo, Quaglia, Colombaccio, Lepre…), ma anche chiusura tardiva per altre (diverse anatre ed altri acquatici oltre a Beccaccia, Tordo bottaccio, Tordo sassello….).

E ancora sulle modalità di caccia da appostamenti fissi, gli orari e il prematuro inizio al 22 agosto consentiti per l’addestramento cani, (in deroga, indiscriminatamente su qualsivoglia territorio e per di più in periodo non circoscritto con evidenti danni per la riproduzione della fauna selvatica) o il grave rischio di inquinamento genetico causato dal rilascio di quaglie giapponesi per le “gare cinofile”.

Altra perla, bacchettata perfino dalla Corte costituzionale, è la possibilità di caccia ai migratori spostandosi liberamente sull’intero territorio regionale senza alcun legame cacciatore-territorio come invece previsto con la fauna stanziale.

“Tutto ciò  – precisa Paola Lodeserto, vice presidente dell’associazione ambientalista – nonostante i richiami della Commissione Europea, che lo scorso autunno attraverso la Procedura Pilot (EU PILOT 6955/14/ENVI) – anticamera della procedura di infrazione – aveva evidenziato diverse criticità sulla caccia in Italia, tra le quali l’esercizio venatorio nei confronti di specie in cattivo stato di conservazione e durante la migrazione prenuziale, quando si colpiscono proprio i riproduttori”.

Per domani, 3 settembre il Servizio Caccia regionale ha convocato un incontro presieduto dall’Assessore al ramo Di Gioia con le componenti ambientaliste nel Comitato Tecnico Faunistico Venatorio per discutere “eventuali” modifiche al Calendario Venatorio.  Si tratta di un incontro parallelo a quello con altre componenti (cacciatori e agricoltori) per valutare la situazione.

Per la LIPU ciò rappresenta un’occasione, tardiva e in parte compromessa dalla pre-apertura in atto, per rettificare il Calendario ed evitare gravi conseguenze pecuniarie dalla CE che potrebbe perfino sospendere i fondi comunitari previsti per la Puglia.

Diversamente – conclude Cripezzi – si consumerebbe l’ennesimo, grave atto al patrimonio della collettività rappresentato dagli animali selvatici, che tende a soddisfare in via prioritaria le richieste dell’estremismo venatorio anteponendolo alle esigenze generali, quindi di tutti i cittadini, di tutela della fauna”.

Bari, 2.9.2015                                                                                   LIPU Onlus – coord. della Puglia

Sviluppo rurale 2014-2020. Proposta pugliese inadeguata

LIPU e WWF : “La proposta della Regione Puglia è inadeguata. Accogliere le nostre proposte per far fronte ai problemi ambientali 

LIPU e WWF, le principali organizzazioni italiane attive nella protezione della natura ed intensamente impegnate nelle politiche agricole e di sviluppo rurale sia a livello europeo che nazionale, esprimono massimo disappunto per la bozza di Programma di Sviluppo Rurale (PSR) Puglia 2014-2020 fatta circolare dagli uffici regionali.

La bozza del programma – afferma Enzo Cripezzi, delegato LIPU per la Puglia – è del tutto inadeguata, rispetto alla complessità delle problematiche inerenti la protezione di habitat naturali, flora e fauna. Rincresce constatare che gli uffici regionali abbiano completamente ignorato le dettagliate proposte già formulate dalla LIPU con una missiva del 4 giugno scorso”.

La scarsa attenzione alla tutela della natura da parte degli uffici regionali deputati al programma di sviluppo rurale si era già manifestata con il PSR 2007-2013. Ad esempio, nello scorso programma, scarnissimo di finanziamenti per la natura, il bando per la misura potenzialmente più efficace dal punto di vista ambientale, che finanziava la conversione di superfici arative in pascoli permanenti, è rimasto aperto per soli 19 giorni, con il risultato di non ricevere neanche una domanda.

Nella nuova missiva di 21 pagine indirizzata ieri al Direttore regionale dell’area politiche per lo sviluppo rurale, LIPU e WWF rilevano varie carenze nella bozza di PSR e formulano una serie di proposte migliorative per interventi quali, ad esempio, il restauro di habitat naturali, i rimboschimenti, la gestione delle colture con modalità compatibili con le esigenze ecologiche e della fauna selvatica.

Le proposte delle due associazioni, basate su dati scientifici e pubblicazioni ufficiali, partono dalla considerazione di alcuni aspetti quali la scarsa estensione degli habitat naturali in Puglia e l’elevato degrado degli stessi, così come la necessità di finanziare gli obiettivi di tutela ambientale definiti dalla rete ecologica europea Natura 2000 e dai parchi nazionali e regionali, finora rimasti solo sulla carta per carenza di fondi: vale a dire, trasformare i vincoli ambientali in opportunità economiche.

L’assortito insieme di misure da noi proposto ha l’obiettivo di remunerare i gestori di terreni nelle aree Natura 2000 e nei parchi per la produzione di servizi ecosistemici a vantaggio della collettività. Ma c’è bisogno di definire impegni concreti, verificabili e basati su dati scientifici – precisa Nicolò Carnimeo, Delegato WWF per la Puglia -. In quest’ottica, i soldi pubblici, quali quelli del PSR, devono essere spesi solo per la produzione di servizi pubblici, quali lo stoccaggio di carbonio nei suoli, la protezione contro il dissesto idrogeologico, la qualità delle acque e dell’aria, la salubrità ambientale; solo un paesaggio ricco di habitat naturali e di pratiche agricole massimamente rispettose dell’ambiente può assicurare tutto questo”.

Immaginabili le ricadute economiche positive dell’accoglimento delle proposte suddette: attrattività turistica per il territorio, opportunità di diversificazione economica delle imprese agricole attraverso agriturismo e masserie didattiche, vantaggi diretti per la stessa agricoltura, ad esempio come l’impollinazione delle colture e la fertilità dei suoli. In ultima analisi: una complessiva rivalorizzazione ambientale del capitale territoriale pugliese quale elemento di competitività per le produzioni agricole locali.

Siamo alla fine di agosto 2014, e la Regione Puglia non ha ancora trasmesso la propria proposta di PSR per il 2014-2020 alla Commissione Europea, a cui spetta la valutazione e l’eventuale approvazione del PSR.

Non avendoci fornito spiegazioni, non comprendiamo i motivi per cui la Regione Puglia continua ad ignorare le nostre proposte, motivate con concreti dati tecnici e pienamente coerenti con gli obiettivi della politica di sviluppo rurale definiti a livello europeo. – afferma Patrizia Rossi, responsabile LIPU per l’agricoltura – Speriamo quindi di essere ascoltati dai servizi competenti della Commissione Europea ai quali sono state inviate le nostre proposte”.

Come già nella scorsa programmazione, infatti, anche questo PSR rischia un avvio ritardato a causa di carenze nella predisposizione del testo, con effetti deleteri per l’intero settore.

LIPU Puglia – WWF Puglia  ,  27.8.2014