Perché la Regione Puglia ha smantellato l’Ufficio parchi?

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La denuncia di LIPU, Pro-Natura e WWF

 Da un anno e mezzo l’Ufficio parchi della Regione Puglia è privo del proprio dirigente. Lo denunciano le sezioni regionali di LIPU, Pro-Natura e WWF.

Da quando infatti, all’inizio del 2010, l’ing. Francesca Pace è passata a dirigere il Servizio Assetto del Territorio, il posto vacante non è stato più stabilmente ricoperto, a parte due iniziali brevi periodi nei quali si sono rapidamente succedute nel ruolo l’ing. Caterina Dibitonto e l’avv. Lucia Anna Altamura.

Al seguito dell’ing. Pace si sono trasferiti altri due funzionari, tanto che oggi all’ufficio parchi lavorano solo dei professionisti con contratti temporanei, peraltro il più delle volte occupati per altre mansioni. Questa situazione di precarietà è poi aggravata dal fatto che anche il servizio ecologia, a cui gerarchicamente afferisce l’ufficio parchi, è privo di dirigente da quando l’ing. Antonello Antonicelli ha assunto il ruolo apicale di dirigente d’area. Da ciò consegue che il dirigente d’area è costretto a svolgere anche le due funzioni sottostanti (servizio ecologia ed ufficio parchi) con immaginabili ripercussioni sui carichi di lavoro e sulla tempestività delle decisioni.

Le conseguenze negative di questa situazione non si sono fatte purtroppo attendere.

Sono ormai lontani gli anni della spinta propulsiva che, seppur con alcune contraddizioni e lacune, aveva dato la prima giunta Vendola alla tutela delle aree protette con lo sblocco degli iter istitutivi dei parchi regionali previsti dalla legge, con l’ampliamento della rete Natura 2000 e con l’avvio dei piani di gestione di SIC e ZPS.

Oggi lo stallo dell’ufficio parchi rappresenta lo specchio dello stallo nella politica regionale di tutela delle aree protette e la scommessa fatta dall’ex assessore Losappio di affidare la gestione delle aree protette regionali agli enti locali si può dire persa. Infatti i parchi istituiti da Vendola sono finora rimasti solo sulla carta, non avendo ancora approvato alcuno strumento di programmazione e mostrando una totale incapacità di spendere i (pochi) fondi che la regione ha loro attribuito, o in altri casi rimangono allo stadio embrionale sotto lo schiaffo di opposizioni strumentali e speculative, fino ad arrivare all’esempio eclatante del parco regionale dell’Incoronata che, sotto la fallimentare gestione del comune di Foggia oberato dai debiti, rischia di vedersi spuntare accanto una distesa di 200 ettari di pannelli fotovoltaici su terreni di proprietà comunale che per questo saranno trasformati da agricoli a industriali.

Ma vi è anche il caso del parco del Medio Fortore, un fantasma che ha visto solo l’individuazione e l’adozione delle misure di salvaguardia e che da un anno e mezzo è in attesa della definitiva approvazione in consiglio regionale. O ancora il parco dell’Ofanto, ancora senza organi di gestione dopo un’istituzione travagliata, mentre nessun ufficio parchi vigila su una situazione indefinita.

Anche la delega affidata alle province sulle valutazioni di impatto e di incidenza ambientale sta mostrando tutti i suoi limiti, con l’approvazione di decine di progetti, soprattutto in campo energetico ed edilizio, che di sostenibile non hanno nulla e che contraddicono palesemente le linee programmatiche propugnate dal Governatore Vendola.

Di pari passo con la cessione delle competenze agli enti locali e la loro responsabilizzazione nella gestione dei territori protetti ci doveva essere, a parere di LIPU, Pro-Natura e WWF, un analogo rafforzamento delle capacità di controllo da parte delle strutture regionali che, libere dalla quotidiana gestione delle pratiche, avrebbero potuto concentrarsi sulla programmazione di livello regionale e sulla verifica delle attività svolte dalle strutture delegate.

La seconda giunta Vendola è andata invece nella direzione opposta optando per lo smantellamento dell’ufficio parchi che negli anni scorsi rappresentava un punto di riferimento per tutte le regioni meridionali.

Se si proseguirà su questa strada, lo Stato Italiano si troverà a dover affrontare una nuova ondata di procedure di infrazione comunitaria poiché l’unica possibilità che resterà alle associazioni per tutelare le aree protette regionali sarà quella delle denunce alla Commissione europea.

Bari, 18/07/2011

    LIPU Puglia                                    Pro-Natura Puglia                              WWF Puglia