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Novembre 2019: 20 anni di opposizione

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e 3° compleanno del referendum NoEnergas.

Intanto udienza al TAR in attesa della sentenza.

LIPU: se necessario, continueremo a opporci per altri 20 anni

Novembre 1999 : la società ISOSAR, oggi Energas/Q8 , depositava il progetto di un mega deposito costiero industriale di GPL sui steppe-spiriticchiopascoli steppici alle porte di Manfredonia, già dilaniata dagli storici incidenti industriali. La stessa area, però, era stata individuata ZPS e SIC in ottemperanza alle Direttive europee Uccelli e Habitat, determinando le contestazioni della LIPU che prima ancora l’aveva definita tra le IBA (Important Birds Area). Un anno dopo, la Valutazione di Impatto Ambientale si concluse con un parere negativo del Ministero Ambiente, innescando ricorsi amministrativi della società che ne ottenne l’annullamento.

In parallelo, l’industrializzazione su una parte di quel delicato contesto territoriale, tutelato dai massimi vincoli – non senza “giochi di prestigio” che ritagliarono ad hoc il perimetro del Parco del Gargano, oggi contiguo -, indusse la LIPU a denunciare la situazione in sede comunitaria e a sostenere per anni la conseguente procedura di infrazione fino alla clamorosa condanna dell’Italia.

Paradossalmente, la chiusura dell’infrazione e relative “compensazioni” ambientali del danno (a cui si prestarono alcuni “ambientalisti” ma che la LIPU contestò come insufficienti a garantire un vero deterrente per future aggressioni), spinsero proprio Energas a ripresentare a VIA nel 2013 il progetto del 1999!

Nel 2015 il parere VIA positivo, malgrado articolate osservazioni della LIPU, quindi quelle del CAONS (Comitato Associazioni Operanti Nel Sociale), le proteste popolari e le manifestazioni studentesche.

Il progetto giungeva cosi al procedimento autorizzativo presso il MiSE ma in quella sede si aggiungevano altre contestazioni e il netto NO del referendum, di cui ricorre il terzo “compleanno”. Intanto LIPU e Comune di Manfredonia, più CAONS ad adjuvantum, proponevano ricorso contro il famigerato parere ambientale positivo espresso dal Ministero. Per contro, la società Energas aveva fatto ricorso allo stesso TAR Puglia contro il ritiro in autotutela del parere del Ministero ai Beni Culturali in seno alla conferenza autorizzativa del MiSE.

I ricorsi sono stati oggetto di udienza al TAR di Bari il cui collegio si è riservato di determinare la sentenza che presumibilmente verrà depositata nelle prossime settimane. “Ad integrazione della mole documentale depositata con i ricorsi – afferma l’avv. Cinzia Barbetti, legale per LIPU e CAONS -, insieme ai colleghi difensori del Comune di Manfredonia, nel dibattimento abbiamo evidenziato diversi elementi di attualità. Ad esempio, le politiche globali sulla salvaguardia della Biodiversità e sulla transizione Energetica che vanno in una direzione del tutto opposta ad un impianto industriale che sottrae prezioso territorio naturale e si basa sull’uso di un derivato petrolifero. Per altro il GPL è in gran parte funzionale ai trasporti, settore fortemente responsabile di emissioni climalteranti e per questo oggetto di spinte programmatiche verso la decarbonizzazione con obiettivi di riduzione nel consumo di questo idrocarburo, senza altresì considerare i gravi rischi potenziali per la sanità pubblica, per la sicurezza e di incidente, come quello accaduto a Viareggio il 29 giugno 2009. Anche il sopraggiunto risultato referendario costituisce una contraddizione nei confronti di una valutazione ambientale che dovrebbe tenere conto della accettabilità sociale, ormai vera e propria disciplina di valutazione sulle nuove opere in un procedimento aperto e partecipato. Inoltre deve invocarsi il principio di precauzione, quale criterio generale e riconosciuto dell’attività amministrativa, per cui le autorità competenti devono far prevalere le esigenze connesse alla protezione degli interessi in pericolo sugli interessi economici”.

Le affermazioni minimaliste dell’avvocato di Energas intervenuto in sede di dibattimento - rimarca Enzo Cripezzi della LIPU, circa i rischi di incidente rilevante o le gravi conseguenze per biodiversità e habitat prioritari coinvolti o, ancora, l’incoerenza del GPL con le politiche energetiche, ci hanno lasciato basiti. Siamo pronti a nuove azioni di contrasto in tutte le sedi per ulteriori vent’anni! Sappia Energas che non siamo isolati come nel 1999 e, qualunque sia l’esito di questa vertenza legale, saremo sempre presenti a centellinare ogni loro azione con una vertenza”.

A conti fatti l’opzione zero, la non realizzazione dell’impianto, è l’unica in cui ci guadagna tutta la collettività, come ribadito in udienza proprio dall’Avv. Barbetti, considerando anche solo il risparmio sulla sanzione certa, che ne deriverebbe in sede comunitaria a termine della nuova procedura attivata nel 2015. Un guadagno per tutti a parte i conti correnti di Energas.

Foggia, 28.11.19                            LIPU onlus – coord della Puglia

CASO STEPPE PEDEGARGANICHE:

 LA COMMISSIONE EUROPEA CHIUDE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE.

LIPU INDIGNATA: “DECISIONE GRAVE, LE COMPENSAZIONI ADOTTATE SONO INADEGUATE”

“Una decisione grave, considerata l’inadeguatezza delle misure di compensazione adottate”. E’ quanto dichiara la LIPU-BirdLife Italia a proposito della chiusura, decisa dalla Commissione europea, della procedura di infrazione comunitaria 2001/4156 che aveva portato alla condanna dell’Italia per la violazione delle direttive in materia di tutela e corretta gestione della Zona di Protezione Speciale (Zps) “Valloni e steppe pedegarganiche”. Origine della procedura è stata la cementificazione dell’area, edificata con il cosiddetto Patto d’Area di Manfredonia

Dopo la condanna, l’Italia e, di conseguenza, la Regione Puglia e il Comune di Manfredonia,  avrebbero dovuto sanare la situazione attraverso azioni di riqualificazione e di ripristino ambientale. Invece furono intraprese iniziative aleatorie e misure poco credibili. Questo aveva indotto la Commissione a riaprire la procedura di infrazione con il rischio di una nuova, definitiva condanna e conseguente addebito di pesanti sanzioni finanziarie.

Alla luce di tale rischio, furono avviati interventi rivelatisi come pessime “compensazioni”, prive di coerenza sul piano scientifico, amministrativo e tanto meno pianificatorio, e non realizzati in misura commisurata al tipo e all’importanza degli ambienti distrutti oltre che alle specie faunistiche danneggiate.

Perciò la LIPU aveva presentato nuove e circostanziate denunce sulle inadempienze del caso e, di recente, il parlamentare europeo Onorevole Andrea Zanoni ha presentato un’interrogazione, cui la Commissione europea ha risposto dichiarando l’intenzione di voler valutare la questione. La stessa Commissione però – ed è notizia dei giorni scorsi – comunicava la chiusura del caso, senza fornire elementi a supporto di tale decisione.

“Le dichiarazioni di soddisfazione espresse dal Sindaco di Manfredonia Riccardi, che ha parlato di ‘grosso impegno del Comune di Manfredonia, unitamente alla Regione …’, ci appaiono davvero fuori luogo – dichiara Giorgia Gaibani, responsabile Iba e rete Natura 2000 – Si è trattato di provvedimenti che non sono in alcun modo improntati a seri metodi scientifici di definizione delle misure di compensazione, ma piuttosto ispirati da un atteggiamento sommario e superficiale, per di più giocando con risorse finanziarie altrui, vale a dire dei contribuenti regionali”.

Sono infatti 500mila gli euro erogati dalla Regione Puglia al Comune di Manfredonia per la realizzazione delle misure di compensazione: da una parte una cifra insufficiente per affrontare seriamente la questione, dall’altro un dispendio di denaro pubblico, considerato che tale cifra è stata impiegata per misure inadeguate e in parte per azioni marginali.

Una situazione insomma – aggiunge la LIPU – che rischia di creare un pericoloso precedente, diffondendo una sensazione diffusa di impunità per chi distrugge il territorio e viola le norme comunitarie.

25 luglio 2012

UFFICIO STAMPA LIPU-BIRDLIFE ITALIA

STEPPE PEDEGARGANICHE, VERSO LA CONDANNA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA.

LIPU:  “C’E’ ANCORA TEMPO PER INTERVENIRE. SI FERMI LA DISTRUZIONE E SI ADOTTINO SERIE MISURE DI MITIGAZIONE PER EVITARE PESANTI MULTE”

Le sanzioni, in caso di condanna potrebbero arrivare a un importo forfetario pari a 10 milioni di euro più una penalità giornaliera fino a 700mila euro.

<<Si faccia il possibile in extremis per salvare le steppe del Gargano dalla distruzione ed evitare di far pagare ai contribuenti pugliesi una pesante multa>> E’ il commento della LIPU-BirdLife Italia dopo la richiesta avanzata nei giorni scorsi dall’avvocatura generale della Corte di Giustizia europea che chiede la condanna dell’Italia per violazione della Zona di Protezione Speciale “Steppe pedegarganiche” in Puglia, un’area di 30mila ettari di cui 7mila occupati da attività produttive. L’area, compresa tra Foggia e Manfredonia, ha visto la realizzazione di insediamenti che hanno distrutto il 90% delle steppe pedegarganiche, un’area pregiatissima dal punto di vista naturalistico dove vivono specie di uccelli rare quali la Gallina prataiola, l’Occhione, la Calandra, il Capovaccaio e il Lanario.

<<La richiesta di condanna dell’Italia  – dichiara Claudio Celada, Direttore Conservazione Natura LIPU-BirdLife Italia – induca la Regione Puglia a fermare, finalmente, la distruzione delle steppe pedegarganiche e adottare con urgenza le misure di mitigazione per ovviare ai danni procurati alla natura. Altrimenti – conclude – la condanna della Corte di Giustizia sarà inevitabile e le multe ricadranno sui contribuenti pugliesi>>. Le sanzioni, in caso di condanna – sottolinea la LIPU – potrebbero arrivare a un importo forfetario pari a 10 milioni di euro più una penalità giornaliera fino a 700mila euro.

La Commissione europea aprì la procedura d’infrazione all’inizio del 2004 dopo il ricorso presentato nel gennaio 2001 dalla LIPU per le gravi e ripetute violazioni delle direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli”. Violazioni causate dagli insediamenti industriali previsti dal Contratto d’Area di Manfredonia all’interno di un’area ad altissima biodiversità e tutelata dalla UE come ZPS e pSIC (Sito d’importanza comunitaria) e facente parte di Rete Natura 2000, la rete di protezione della biodiversità dell’Unione Europea.  

Quanto al protocollo d’intesa firmato nel 2006 dalla Regione Puglia e dal Comune di Manfredonia – che prevedeva la compensazione tra i 400 ettari di Zona di Protezione Speciale (ZPS) trasformata dalle attività produttive (e che vantavano specie vegetali importanti oggi scomparse e sostituite dal cemento) e un’area di 500 ettari a Sud del Lago Salso – la LIPU espresse molte critiche  affermando che comunque non sarebbe servito a evitare la condanna.

8 maggio 2007           ufficio stampa  LIPU-BIRDLIFE ITALIA

STEPPE PEDEGARGANICHE: LIPU CRITICA L’ACCORDO TRA COMUNE DI MANFREDONIA E REGIONE PUGLIA PER RISOLVERE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE APERTA NEL 2004 DALL’UE

“LE MISURE DI COMPENSAZIONE NON BASTERANNO A RISOLVERE LA PROCEDURA D’INFRAZIONE SE NON VERRA’ FERMATA LA DISTRUZIONE DELL’HABITAT” 

“Le misure di compensazione non basteranno a risolvere la procedura d’infrazione se le istituzioni non fermeranno la distruzione dell’habitat tutelato dall’Unione Europea”. La LIPU-BirdLife Italia critica il protocollo d’intesa firmato oggi dalla Regione Puglia e dal Comune di Manfredonia che prevede la compensazione tra i 400 ettari di Zona di Protezione Speciale (ZPS) trasformata dalle attività produttive del Patto d’area di Manfredonia e un’area di 500 ettari a Sud del Lago Salso, con l’intento di risolvere la procedura d’infrazione aperta dalla Commissione Europea nel 2004 in seguito al ricorso LIPU del 2001 per la distruzione delle steppe pugliesi tra Foggia e Manfredonia.

La procedura d’infrazione, l’anno scorso, ha visto la condanna dell’Italia da parte della Corte di Giustizia a causa delle continue violazioni alla Zona di protezione Speciale costituita dalle aree substeppiche più vaste della Puglia e dove vivono specie di uccelli rare quali la Gallina prataiola, l’Occhione, la Calandra, il Capovaccaio, l’Averla capirossa, la Monachella, il Calandro e la Calandrella. L’industrializzazione dell’area ha inoltre causato la distruzione di 400 ettari di specie vegetali importanti e imposto imponenti “spietramenti”, causa, appunto, della distruzione irreversibile dell’habitat steppico. Quasi un terzo dell’area infine, ossia 7mila su 30mila ettari di ZPS, è stato occupato da attività produttive, che hanno determinato la distruzione del 90% delle aree più pregiate dal punto di vista naturalistico.

<<Nel metodo, questo protocollo d’intesa – dichiara Claudio Celada, Direttore Area Conservazione LIPU – difetta della mancanza di dialogo tra società civile e istituzioni. Nei contenuti, ci auguriamo che venga seguito un metodo scientifico per la definizione delle misure di compensazione che, secondo noi, deve prevedere un monitoraggio delle specie di uccelli presenti ad oggi nell’area e la comprensione in profondità dei processi ecologici chiave che hanno effetti diretti su queste specie e sull’habitat. Ma non solo: si deve adottare, con tempi e modi ben definiti, dei provvedimenti in grado di riportare le popolazioni di queste specie nelle stesse condizioni che precedevano l’insediamento industriale>>.<<Inoltre – prosegue Celada – è necessario mettere a punto un sistema di valutazione per misurare il successo, ed eventualmente i potenziali effetti negativi, delle misure proposte, attraverso monitoraggi continui e seri>>.

Sul ruolo del Ministero dell’Ambiente, la LIPU auspica che venga giocato <<un ruolo di primo piano nella valutazione a monte del progetto, in modo da evitare che la Commissione europea arrivi a bocciare le misure adottate>>. <<Vigileremo affinché le misure proposte – conclude Celada – siano effettivamente quelle corrette dal punto di vista scientifico e rilevanti per le specie danneggiate, soprattutto considerato l’enorme rilevanza del sito in questione>>.

5 luglio 2006                                    Ufficio stampa     LIPU-BirdLife Italia

STEPPE PEDEGARGANICHE, l’Italia risponderà delle violazioni alla Corte di Giustizia UE

ITALIA DAVANTI ALLA CORTE GIUSTIZIA UE

La Commissione Europea ha deciso di condurre l’Italia davanti alla Corte di Giustizia europea per le continue violazioni della Zona di Protezione Speciale (ZPS) che ospita, in Puglia, una delle ultime steppe italiane dove vive l’ultima residua popolazione di Gallina prataiola.gallina prataiola arch LIPU

Prosegue così, con questo deciso intervento dell’Unione europea, la procedura d’infrazione aperta all’inizio del 2004 dalla Commissione dopo il ricorso presentato nel gennaio 2001 dalla LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) per le gravi e ripetute violazioni delle direttive comunitarie “Habitat” e “Uccelli”. Violazioni causate dagli insediamenti industriali previsti dal Contratto d’Area di Manfredonia all’interno di un’area ad altissima biodiversità e tutelata dalla UE come ZPS e pSIC (Sito d’importanza comunitaria).

<< Prendiamo atto del rinvio dell’Italia alla Corte di Giustizia – spiega Giuliano Tallone, Presidente LIPU – Auspichiamo ora che il nuovo Governo regionale possa rimuovere al più presto le cause che sono all’origine del procedimento contro il nostro Paese>>.

Gli insediamenti industriali hanno finora occupato circa 7.000 dei 30.000 ettari facenti parte della Zona di Protezione Speciale “Valloni e steppe pedegarganiche”, e distrutto il 90% delle aree substeppiche più vaste della Puglia, dove vivono specie di uccelli rare quali la Gallina prataiola, l’Occhione, la Calandra, il Capovaccaio, l’Averla capirossa, la Monachella, il Calandro e la Calandrella.

L’industrializzazione dell’area ha inoltre causato la distruzione di 400 ettari di specie vegetali importanti. L’area ha inoltre subìto imponenti “spietramenti” a fini agricoli, causa, appunto, della distruzione irreversibile dell’habitat steppico.

nel testo, foto di Gallina prataiola (Archivio LIPU)

Ufficio Stampa LIPU – Birdlife Italia, 29 luglio 2005