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Eolico in Capitanata: 21 aprile, procedimento penale all’udienza finale.

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LIPU: Attesa, in un contesto territoriale compromesso su vasta scala.

Un territorio umiliato dalla più estesa speculazione territoriale dagli anni ’60. Enormi croci hanno sfregiato a migliaia il Mezzogiorno e arricchito gruppi di potere in un contesto privo di controlli (assente perfino un’anagrafe degli impianti, invocata dalla Lipu da 15 anni), un quadro normativo deregolamentato, spesso criminogeno (come emerge da studi internazionali sulle rinnovabili all’italiana (1)), una analisi energetica impietosa, con circa 1,4% di contributo energetico sul totale del fabbisogno nazionale.

104 masserie assediata da eolico - ph LIPU Fg

In tale scenario, le norme esistenti, sono state spesso eluse, aggirate, infrante.

E infatti presso il Tribunale di Foggia il prossimo 21 Aprile si celebrerà l’ultima udienza del procedimento penale sulla realizzazione di varie centrali eoliche industriali in agro di Rocchetta S. Antonio e Biccari, aree di primaria importanza per rapaci a rischio come il Nibbio reale, tra cui una IBA (Important Birds Area, equiparate alle ZPS dalla giurisprudenza comunitaria).

Nel procedimento penale, partito nel 2015, e scaturito da vari esposti della LIPU negli anni precedenti, sono contestati, ad Amministratori pubblici e rappresentanti della holding Fortore Energia, i reati di abuso d’ufficio per i primi e di abuso edilizio per i secondi, per aver realizzato impianti eolici violando le normative di settore.

Oltre alla LIPU, sono costituiti parte civile anche la Regione Puglia, il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici), deputato alla erogazione degli incentivi e quindi a tutela degli interessi economici dello Stato, il dr. Tilli, cittadino di Biccari, in luogo dell’Amministrazione Comunale, non costituitasi analogamente a quella di Rocchetta S. Antonio.

La “spinta” a realizzare detti impianti ammonta ad oltre 250 mln di euro complessivi, pur stimati solo per i primi 15 anni di produzione incentivata.

Intuibile, dunque, perché in tutti questi anni si siano calpestate le politiche di tutela e di pianificazione fino ad abortire sul nascere, proprio in queste zone, quello che doveva diventare il Parco Regionale dei Monti Dauni: trasformato in un immenso cimitero con centinaia di pale, con lucrosi affari a danno dei contribuenti e buona pace delle aspettative di riscatto delle aree interne.

Vi è molta attesa ora tra Associazioni, Comitati e Società civile per gli esiti del procedimento, tra i più importanti tra quelli emersi per irregolarità rilevate nel settore delle rinnovabili.

Una delegazione sarà presente in udienza in ossequio al motto “I Care, mi sta a cuore”, in antitesi con la storica indifferenza della politica.

Foggia, 18.04.17                                         LIPU Onlus – coord della Puglia

1) Transcrime- 2013 “Green energy and black economy: mafia investments in the wind power sector in Italy”- in Crime, Law and Social Change, Volume 59, Issue 3, pp 319-339.

Eolico: lettera aperta al Sindaco di Faeto

Sulla scia delle affermazioni assunte dal sindaco di Faeto, a proposito della locale colonizzazione di centrali eoliche industriali

Gentile Sindaco

Desidero intervenire con cognizione di causa circa il dibattito in atto sulla questione eolica attinente l’agro di Faeto.

Dico subito che la mia è una posizione estremamente critica nei confronti Suoi e dell’Amministrazione da Lei guidata, del resto come nei confronti di molte altre amministrazioni comunali che hanno letteralmente consegnato il territorio nelle mani delle imprese eoliche per un “piatto di lenticchie”.

Ma vengo rapidamente ad argomentare il tutto rispetto alle Sue affermazioni, non senza stigmatizzare l’aspetto più coreografico:  la sua “preoccupazione” per il rischio che affermazioni di chicchessia possano “deturpare l’immagine” del suo Paese.

E’ inoppugnabile a chiunque si avvicini a questo territorio notare la deturpazione vera causata da piantagioni di torri eoliche industriali che, con le ulteriori autorizzazioni non potrà che peggiorare!

Mi pare una magra consolazione, la sua, rivendicare la datazione di una convenzione al 1999 o a responsabilità di precedenti amministrazioni…. Un buon amministrazione avrebbe tenuto logicamente conto anche delle  situazioni regresse, cogliendo cosi la percezione del superamento di un limite di sostenibilità oggi fin troppo evidente, vista la iniziale presenza di ben 24 torri eoliche Edison, pur realizzate senza riferimento ad alcuna procedura di valutazione ambientale.

Mi permetta di farle notare che il suo impegno a tutela del Monte Difesa avrebbe potuto esplicitarlo anche nei confronti dell’impianto della Fortore Energia, ricadente sulla medesima area ma nel confinante comune di Roseto e per il quale era previsto l’assenso del suo Comune per le evidenti implicazioni territoriali.

Alle torri eoliche citate si sono aggiunte ulteriori 11 torri eoliche industriali della Parco Eolico Srl…. società 100% Edison, anche queste senza alcuna valutazione ambientale !

Quindi ulteriori 7 torri eoliche industriali di grossa taglia in loc. Monte Pescara a cura della società Daunia Wind, il cui maggiore azionista è responsabile del settore energia di Confindustria della Capitanata, l’associazione di categoria che ha preso a spallate il primo regolamento eolico regionale perché fosse ulteriormente depotenziato: quando qualcuno come Lei parla di rispetto delle regole…. regole su misura direi io….

Questo progetto ha superato la fase di screening – ovviamente escluso anch’esso dalle procedure di VIA (!) – ed è in attesa della autorizzazione definitiva.

Sempre a proposito di regole Lei dovrebbe essere a conoscenza del fatto che su segnalazione del sottoscritto, il funzionario del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente ha trasmesso una nota a Regione e al suo Comune in quanto, pur ricadendo all’interno del SIC “M. Cornacchia – Bosco di Faeto”, area a cui Lei tiene tanto, non è stata espletata la procedura di Valutazione di Incidenza.

Nella famosa località Niola-Frassinelle stanno per aggiungersi ancora 11 torri industriali di grossa taglia autorizzate, naturalmente escludendo anch’esse dalla VIA, a cura della WWEH, una delle società più aggressive sul territorio.

Si aggiunga una ulteriore proposta progettuale della Energia Ambiente per 17 torri eoliche e quindi di altre 15 torri della Edison entrambe su Monte Difesa.

E arriviamo al monte Difesa. Non entro nel merito dei dettagli ma…. per amor di verità, appare poco credibile il fatto che l’amministrazione comunale possa aver “estrapolato” monte Difesa dalle convenzioni Edison già nel 2000, come Lei afferma, se poi la stessa Edison ha portato avanti il progetto fino a ieri con tanto di istanza di autorizzazione unica regionale.

Tant’è che nello stesso progetto Edison si legge che nel 1999 l’Ufficio Tecnico del Comune prescrisse l’eliminazione di soli 7 aereogeneratori sui 26 ricadenti nell’area di Monte Difesa (lotto C) approvando cosi il progetto per 19 aereogeneratori !!!

A seguito di tale prescrizione, nel 2000 la Edison e il Comune ritennero di sospendere l’iniziativa su M. Difesa rinviandola a data da destinarsi per realizzare al momento gli altri lotti.

E quindi: “Oggi (il progetto riporta revisione 15.02.05), a seguito della disponibilità manifestata dall’amministrazione comunale, la scrivente (società Edison) ha deciso di avvalersi della nuova procedura di autorizzazione unica …. Al fine di presentare nuovamente il progetto per la realizzazione su Monte Difesa”. Composto da 15 torri.

Questi sono gli atti progettuali !

In definitiva…. ben 53  torri eoliche industriali, e Lei caro Sindaco ….. si preoccupa della possibile deturpazione di immagine che deriverebbe dalle “dicerie” di questo o quel concittadino ?!

E questo solo sul suo territorio comunale, senza contare lo scempio circostante dei comuni limitrofi.

Ma si sa, ogni comune deve avere il “diritto” di fare quello che vuole sul proprio territorio…. E i risultati sono quelli sotto gli occhi di tutti: un territorio offeso e umiliato dalla miseria politica che negli ultimi anni ha imperversato da tutte le parti con il bollino di qualità delle energie rinnovabili.

Caro Sindaco…. quanta tristezza assistere a tutta questa povertà morale.

Rispetto al paesaggio lunare in cui il comprensorio in parola è stato condannato, anche la disinvoltura con cui Lei rivendica il rispetto della distanza dell’impianto dal centro abitato appartiene ai dettagli, visto che si parla di differenze dell’ordine di centinaia di metri.

A voler essere precisi tuttavia,  l’impianto cosi come approvato non rispetta affatto la distanza dal perimetro abitato prescritta dalla norma, considerando il villaggio turistico in agro del suo Comune.

Che poi le cosiddette norme siano puntualmente disattese questo è ampiamente noto e meraviglia che Lei ne richiami il rispetto per tali impianti.

Una nota di colore è d’obbligo: il riferimento al dr. Pennacchioni rappresenta una giustificazione riduttiva quanto fuori luogo relativamente al rispetto di parametri progettuali di carattere ambientale quali la distanza dal centro abitato e dal bosco.

In tante occasioni, ovunque possibile, il sottoscritto si è pubblicamente incontrato e scontrato con il dr. Pennacchioni contestando le sue tesi riduttive sui vari impatti degli impianti eolici e il suo approccio alla questione che ritengo estremamente banalizzato.

Naturalmente non approfondisco la questione in questa sede, cosa che faccio puntualmente nei consessi pubblici (pochi purtroppo) che lo riguardano più direttamente.

Certo il dott. Pennacchioni ha il vantaggio di essere ingaggiato senza scomodi confronti da comuni e Società allorché si tratta di promuovere e giustificare l’eolico in tutti gli angoli dei Monti Dauni (e non solo). Ma si sa, Pecunia non olet dicevano gli antichi.

La vergognosa realtà è che i pareri ambientali regionali sono espressi sulla scorta di istruttorie a dir poco incredibili e con decisioni a dir poco scandalose.

In uno scenario del genere Lei ritiene che le aspettative di un privato cittadino che voglia permettere l’insediamento di torri eoliche sul proprio terreno per trarne beneficio (e che beneficio!) al pari di una stalla o una masseria (qui mi pare veramente inqualificabile come paragone) vadano rispettate. Se cosi fosse, tale aspettativa andrebbe rispettata in linea di principio per TUTTI i potenziali richiedenti: evito di commentare essendo già un concetto palesemente improponibile.

Mi limito a far notare che una buona Amministrazione ha il dovere, innanzi tutto, di preservare il bene più prezioso che è quello del proprio territorio, un bene tutt’altro che infinito, attraverso il rispetto di una corretta e armonica gestione urbanistica.

Invece è del tutto usuale lo scadimento dei discorsi nei consigli comunali delle piccole comunità, allorché si apre la trattativa sulle centrali eoliche, su cui pesano non solo gli introiti finanziari ma anche i condizionamenti del consenso politico fin troppo alterato dalle offerte delle imprese eoliche a proprietari di terreni, famiglie locali, ecc.

Ma proprio le royalties finanziarie, ormai giustificazioni comode e fin troppo abusate per svendere quel che rimane del territorio, aprono un’altra riflessione sulla diatriba di convenzioni, vantaggi economici, percentuali appetitose attinenti il suo comune….

Faccio notare che nel solo agro di Faeto, considerando i soli impianti WWEH, Daunia Wind e Parco Eolico Srl (Edison), dopo circa due anni iniziali di rientro economico, frutteranno complessivamente non meno di 15,5 milioni di euro

All’anno ! ! !

Il dato vale ogni implicita considerazione.

L’inquinamento morale di cui è affetto l’eolico trova un preciso emblema proprio nella posizione assunta da Lei ed altri Sindaci dei Monti Dauni a cavallo tra il 2004 e il 2005, in occasione delle preconferenze per l’istituzione dei Parchi regionali dei Monti Dauni settentrionali e di quello dei Monti Dauni meridionali, tenutesi negli uffici regionali.

Il becero “Parchicidio” si consumava pugnalando sul nascere quelle aree protette, con la mobilitazione strumentale dei Sindaci, mentre nelle vicine stanze regionali si salvaguardava l’iter per approvare gli scempi con i finti “Parchi”, quelli eolici.

Cosi la collettività dei Monti Dauni ha perso una occasione irripetibile per il rilancio delle sue migliori ricchezze per far posto all’arricchimento spropositato di una certa imprenditoria e di certi professionisti, con una colossale speculazione in perfetto stile da lottizzazioni edilizie anni 70.

Tanto ritenevo doveroso a chiarimento, pur del tutto parziale, sulle questioni sollevate nell’ambito del contesto territoriale di riferimento, con riserva di replicare.                                                              Foggia, 24 gennaio 2007

 Enzo Cripezzi     -   LIPU provinciale Foggia

Eolico, il saccheggio dei Monti Dauni. Conferenza stampa di LIPU e Italia Nostra

I numeri, gli interessi, le responsabilità, gli impatti, i percorsi autorizzativi, i finanziamenti, le proposte….: questo ed altro sarà alla base di interessanti documenti che saranno esposti sul grave fenomeno di proliferazione incontrollata delle centrali eoliche in Puglia, con particolare riferimento alla Capitanata, che sta per modificare per sempre e pesantemente il volto del territorio con gravi ripercussioni sulle aspettative di uno sviluppo equilibrato e sostenibile.

Quanto accennato sarà esposto nell’ambito di una importante Conferenza Stampa organizzata dalle Associazioni Ambientaliste Italia Nostra e LIPU, con il supporto del Comitato Nazionale del Paesaggio e la partecipazione del coordinamento di Comitati spontanei contro l’eolico selvaggio, che si terrà Sabato 19 marzo 2005 alle ore 10.30 presso la Sala Giunta della Provincia di Foggia, p. XX Settembre.

Eolico: il saccheggio dei Monti Dauni.

Sono invitati gli Organi di Informazione, Presidente, membri di Giunta e di Consiglio dell’Ente Provincia, la Commissione Ambiente e gli organi Tecnici della Provincia, il Prefetto, la Cittadinanza della Capitanata.

In relazione agli importanti contenuti che saranno esposti sarà estremamente gradita la presenza dei giornalisti.

Foggia, 17 marzo 2005

LIPU –  Sezione Prov.le Foggia                Italia Nostra – Sezione Prov.le Foggia

ARRESTATO IL PROCESSO DI ISTITUZIONE DELLE NUOVE AREE PROTETTE IN PROVINCIA DI FOGGIA

La denuncia di Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF che costituiscono anche un Coordinamento sui problemi ambientali

Si è del tutto arrestato il processo di istituzione delle nuove aree protette in provincia di Foggia, previsto dalla L.R. 19/97.

Trattasi di 4 Parchi regionali: Boschi del Subappennino Dauno settentrionale, Boschi del Subappennino Dauno meridionale, Bosco Incoronata e l’istituzione dell’area protetta Torre Fantine e Bosco Ramitelli.

Individuate le aree, evidenziano le sezioni di Foggia di Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF,  l’iter burocratico, avviatosi subito dopo il varo della legge regionale grazie all’impegno dell’amministrazione Provinciale, si è arenato, come se si fosse deciso di rinunciarvi del tutto.

Benché l’art. 6 della Legge Regionale 19/97 non assegni competenze dirette alla Provincia nella promozione delle conferenze di servizio per l’istituzione dei Parchi, restando le stesse nell’esclusiva competenza della Regione, le associazioni ambientaliste ritengono che in questo processo l’Amministrazione Provinciale  debba recuperare quel ruolo fondamentale di coordinamento e promozione svolto in prima battuta, in quanto questo ente costituisce la garanzia metodologica per portare a successo l’indicazione di realizzare i nuovi Parchi nella Provincia di Foggia.

In provincia di Foggia, infatti, sono stati realizzati, con il Programma Operativo Plurifondo 1994/1999 della Regione Puglia, studi sistematici ed analitici di carattere ambientale e socio-economico per la definizione e perimetrazione delle aree naturali protette ai sensi della normativa regionale.

Nella convinzione che l’istituzione delle nuove aree naturali rappresenta un obiettivo prioritario ed improcrastinabile, non solo perché le aree in questione sono depositarie di un patrimonio in biodiversità e valenze paesaggistiche difficilmente rintracciabili in altre parti del territorio nazionale, ma anche perché i Parchi costituiscono un’occasione unica di sviluppo sostenibile per le popolazioni locali, Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF s’impegnano a mettere in campo tutte le azioni opportune per realizzare in tempi ragionevoli questo scopo.

In occasione di questo comune obiettivo  e considerata la necessità di dare maggiore vigore ed efficacia alle operazioni di tutela ambientale, le associazioni Italia Nostra, Legambiente, LIPU e WWF di Foggia hanno anche deciso di costituire un Coordinamento finalizzato a tenere regolari incontri di concertazione per formulare proposte concordi sui principali temi della tutela ambientale del nostro territorio nella logica di una politica comune coerente con i principi ispiratori degli statuti delle quattro associazioni e con l’impegno profuso da decenni su queste tematiche.

Foggia, 10.12.04

Italia Nostra – Legambiente - LIPU - WWF             Sezioni di Foggia

Eolico sui Monti Dauni: LIPU e CNP rendono la fotografia dell’anarchia

 

Sulla scia della conferenza pubblica tenuta dalla LIPU e dal Comitato Nazionale del Paesaggio in Monte S. Angelo sulla problematica legata all’impatto delle centrali eoliche, desta forte preoccupazione la disinvoltura con cui alcuni amministratori e giornalisti affrontano la questione, incuranti delle conseguenze permanenti causate da questo genere di impianti industriali.

Di buona parte del sub appennino dauno, dopo le installazioni selvagge di centrali eoliche, non sono rimasti che brandelli di territorio. Tutto questo con una modifica pesante e pressoché permanente non solo dei luoghi ma anche delle identità sociali e culturali locali che sono, con il territorio stesso, la componente primaria per l’unico sviluppo a cui sono vocate queste aree: quello legato al turismo di qualità (naturalistico, storico, culturale, ecc) tipico di queste zone. Giorno dopo giorno questa vocazione viene pesantemente condizionata in sfregio alle più elementari regole di programmazione, di pianificazione e di valutazione ambientale. E in molti casi si richiamano gli introiti (discutibili) derivanti per i comuni che accolgono questi impianti. Basandosi su queste argomentazioni, piuttosto che fare informazione, si promuove la “svendita” del territorio.

Di fronte a questa vera e propria anarchia la LIPU e il CNP (Comitato Nazionale del Paesaggio) chiedono una moratoria immediata sull’installazione delle centrali eoliche, affinché non siano portati ulteriormente a compimento altri scempi ambientali e paesaggistici, in assenza del rispetto della pianificazione territoriale. In tale ottica si rendono disponibili ad incontrare i cittadini, amministratori e i comitati locali che volessero approfondire tale questione ormai sempre più identificabile in una dinamica affaristica.

L’energia eolica va inquadrata e riportata alle suo vero identikit:

1) Sono già avvenute gravissime perdite di aree naturali e di paesaggio a causa dell’eolico. Se anche si riuscisse a giungere ad installare soltanto 5000 MW con 7000/8000 (!!!) torri si coprirà il 3,3% del fabbisogno di energia elettrica, corrispondente, si badi bene, all’1,1% del consumo totale di petrolio e combustibili fossili in Italia (che concorrono all’effetto serra). Una percentuale che viene fagocitata tranquillamente dall’aumento annuo del consumo complessivo di combustibili fossili (2,5%). Infatti quello che concorre per 2/3 (!) al consumo dei combustibili fossili sono i trasporti (1/3), il riscaldamento domestico e le produzioni industriali. 1/3 è generato dalla produzione di energia elettrica.

2) A marzo di quest’anno le richieste di connessione alla rete di trasmissione nazionale erano già insostenibili: 518 nel complesso (di cui ben 91 centrali per la preziosa Sardegna (corrispondenti a un numero fra 1000 e 2700 torri eoliche). 35 per la Puglia, 36 per la Campania. 45 in Basilicata. 63 in Calabria. 75 in Sicilia. A queste (per il momento) vanno aggiunti gli impianti già esistenti. E ancor più grave, stiamo parlando di centrali oltre i 10 MW. Al di sotto di questa soglia nessun ente territoriale ha previsioni e spuntano centrali secondo accordi siglati (incredibile ma vero!!!!) unicamente con il mercanteggiamento tra società dell’eolico e amministrazioni comunali.

3) I siti interessati: sono quelli più preziosi dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Non sono stati risparmiati neanche Siti di Importanza Comunitaria (SIC), Zone di Protezione Speciale (ZPS), IBA (Important Bird Areas), arrivando a proposte del tutto oscene come per le coste del Salento o per la Murgia o il Gargano e le aree protette in genere.

4) Gli aereogeneratori producono energia apprezzabile in termini economici solo quanto il vento è compreso tra i 5 e i 20-25 m/sec di velocità. In Italia le ore utili in un anno per questa esigenza ammontano mediamente a circa 2000 ore annue mentre nel nord europa ad oltre 6000. Una torre eolica è alta mediamente 75 m. ma sono in dirittura d’arrivo torri alte complessivamente fino 107 m. (un edificio da 25 piani) e potrebbero esserne installate anche da 140m (più della cupola di S.Pietro in Roma). Ogni centrale necessita di strade adeguatamente ampie costruite per portare i materiali in quota con i TIR. Ogni torre ha bisogno di enormi fondamenta in cemento con pesi complessivi di centinaia di tonnellate che ben difficilmente si potrà rimuovere. E quindi di cabine di trasformazione, elettrodotti, ecc.. Tutto questo ha bisogno di materie prime attraverso cave di inerti ed altre conseguenze indirette. Le imprese impegnate in queste opere industriali hanno capitali sociali da poche 10ine di milioni di …. vecchie lire!!! Quindi i rischi in caso di danno ambientale sono praticamente pari a zero.

5) Grazie ad un distorto sistema di incentivi (i cosidetti certificati verdi, commerciabili anche in borsa) per le energie rinnovabili, l’eolico è diventato un affarone per le imprese e per i comuni (che rischiano di svendere il proprio territorio in cambio di briciole) facendo man bassa di quelli che invece potrebbero essere incentivi anche per le altre forme di energia, ancora meno sviluppate ma molto meno impattanti, come il solare fotovoltaico. Proprio il solare che, paradossalmente, nel sud italia non trova ancora una sponda di sviluppo come invece è accaduto nella meno soleggiata Germania. E quale sviluppo potrà mai avere il risparmio energetico con simili incentivi per i quali è più vantaggioso produrre piuttosto che risparmiare?  E quando termineranno gli incentivi o vi saranno forme di produzione energetica più conveniente (come ritiene necessario il premio nobel Rubia)? Nessuna fidejussione, nessuna clausula. Cimiteri di pale eoliche rimarranno a memoria dell’incapacità umana. E del resto è obiettivamente anche problematico bonificare un area disseminata da basamenti di cemento.

6) L’eolico porta lavoro (!). Solo nella fase della realizzazione, poi è assolutamente insignificante. In compenso ha reso grazie a diversi Sindaci ed Assessori, spesso diventati parte integrante dell’amministrazione del locale parco eolico. Anzi, chi sul territorio aveva le vere attività ecocompatibili (agriturismo, ecc) ha dovuto subire inerme. Infatti non va trascurata la decadenza del valore immobiliare dei terreni e delle abitazioni presenti nei comprensori interessati.

7) Valutazione Impatto Ambientale Strategica (per valutare gli impatti cumulativi) inesistente; P.E.R. (Piano Energetico Regionale) non ancora redatto; Valutazione di incidenza (per le aree di interesse comunitario) non sono minimamente prese in considerazione; cambi di destinazione d’uso urbanistico, da agricolo ad industriale, adottati nel giro di qualche settimana. I vari vincoli ambientali rapidamente superati

Ecco il potere degli incentivi “verdi” sull’eolico: grandi affari nella massima anarchia.                                                                                      Foggia, 14 ott 2002

LIPU – Sezione prov.le Foggia 

CNP – Comitato Nazionale del Paesaggio