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Caccia allo Storno? La Puglia rischia una nuova procedura di infrazione

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Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato la legge che disciplina il prelievo in deroga. Il provvedimento legislativo approvato dall’assemblea pugliese risponde alla necessità di uscire dalla procedura d’infrazione in cui la Regione Puglia si era trovata.

Preoccupano alcune dichiarazioni secondo le quali già nei prossimi giorni sarà consentito esercitare la caccia nei confronti dello Storno, afferma Paola Lodeserto della LIPU. Questo non è possibile perchè, sia la legge appena approvata, sia la legge quadro nazionale, sia la Direttiva Uccelli prevedono che prima di adottare il provvedimento della deroga si debbano cercare altre soluzioni e, solo se queste non dovessero essere soddisfacenti, si può ricorrere al prelievo in deroga.

Inoltre, prosegue Elvira Tatulli di Italia Nostra, c’è da aggiungere che, anche se si dovesse ricorrere alla deroga, va seguita la procedura indicata dalla legge e le motivazioni date dal parere motivato sulla procedura di infrazione. Nel caso specifico si deve circoscrivere la zona interessata dalla deroga senza indiscriminatamente applicarla su tutto il territorio e non basta menzionare l’esigenza di prevenzione dei danni alle colture, bisogna dare una esauriente descrizione dei rischi e una spiegazione del nesso causale tra l’esigenza di prevenzione e l’abbattimento di individui di una determinata specie di uccelli.

Se la Regione Puglia, conclude Pasquale Salvemini del WWF, dovesse applicare in modo scorretto la deroga, gli sforzi fatti per uscire dalla procedura di infrazione risulterebbero del tutto vani, la probabilità di condanna sarebbe più elevata e le conseguenze ricadrebbero su tutti i cittadini.

Paradossalmente la Regione Puglia si troverebbe nella posizione di avere una buona legge che disciplina l’esercizio delle deroghe ma al contempo una applicazione pessima.

Bari 20.10.2007          Italia Nostra Puglia          LIPU Puglia          WWF Puglia

EOLICO: OLTRE OGNI LIMITE ! L I P U: Inaccettabile la strategia dei ricorsi al TAR

 Irruzione persino in Aree Protette, SIC e ZPS

E’ di alcuni giorni fa l’appello dell’Assessore Regionale all’Ecologia agli ambientalisti contro la aggressione giuridica di alcune società eoliche, animate dall’aspettativa di metter comunque e dovunque le mani sul territorio, senza limiti e senza ritegno, con l’obiettivo affaristico di intercettare colossali sovvenzioni.

Ma, ricorda la LIPU, non senza la compiacenza di amministratori locali attraverso il ricatto “soldi in cambio territorio”. Compiacenza a cui non si sottrae la politica, fino alle responsabilità di funzionari preposti a valutare i progetti, troppo spesso disattendendo le già esigue norme di riferimento.

In tale contesto è approdato il Regolamento Regionale sull’eolico che, evidenzia la LIPU, non è nulla di veramente severo e, anzi, pur dopo anni di aggressioni territoriali inarginate, pone serie preoccupazioni in ordine ad aspetti urbanistici, alla trasparenza e alle garanzie di tutela ambientale, per altro ancora senza alcun obbligo di V.I.A..

Tra queste minime garanzie vi è l’esclusione dell’eolico da Aree protette, SIC (Siti di importanza Comunitaria), ZPS (Zone di Protezione Speciale)… pur senza una fascia di rispetto degna di questo nome  depotenziando cosi tali vincoli (cosi come per i siti archeologici o storici o paesaggistici).

Una frazione di territorio, ultima testimonianza della ruralità, del suo paesaggio e di quello che rimane della sua fauna selvatica, in molti casi specie rare e minacciate a livello globale.

…..DOPO aver degrado i valori di molte aree strategiche con impianti gravemente autorizzati negli anni, assoggettando migliaia di ettari, con la scomparsa di uccelli rapaci….

…..DOPO aver costretto all’aborto la gestazione dei Parchi regionali prossimi alla nascita in Capitanata per rimpiazzarli con una moltitudine di “parchi” eolici, termine abusato per mitigare null’altro che centrali eoliche industriali, in sfregio all’etica e agli interessi autentici della collettività…

……DOPO la mancanza di tutela di ambiti di importanza internazionale per l’avifauna come le IBA (Important Birds Areas), giuridicamente equiparate dalla Unione Europea alle ZPS, con il rischio sempre più concreto di una vertenza e relativa procedura di infrazione della Comunità Europea…..

…. Le società eoliche sferrano l’assalto dell’ultimo angolo di territorio per farlo “fruttare” con piantagioni di torri eoliche, ancora più mastodontiche, fino a 140 m di altezza.

Una sagra finanziaria, un fiume di milioni e milioni di euro, altro che “imprenditoria”.

Ed ecco una moltitudine di progetti irricevibili ma non solo ! Alcune imprese, assaltano direttamente il Regolamento eolico regionale con ricorsi al TAR perchè anche l’ultimo stadio di questo disegno scellerato possa compiersi. Rimuovere l’ultimo ostacolo per dilagare nelle residue Aree Protette e siti Natura 2000 (SIC, ZPS), e garantirsi cosi non solo licenza di assediare ma anche di irruzione all’interno degli avamposti di Natura e di Paesaggi.

Un tentativo inqualificabile per scardinare i pur esigui paletti di tutela ambientale a cui la LIPU dice N O , accogliendo l’appello della Regione e sostenendo inoppugnabili ragioni !

Alla Regione Puglia la LIPU chiede di ridimensionare la “disponibilità” nei confronti di un fenomeno che si è mostrato con tutta la virulenza, ieri fin troppo prevedibile, oggi ingestibile.

Si faccia del Piano Energetico Ambientale Regionale in dirittura di arrivo la vera svolta nella pianificazione dell’energia eolica, ponendo un limite serio al dilagare inarrestabile di piantagioni di torri eoliche industriali. Perché almeno le identità irripetibili delle aree più conservate del territorio (paesaggi, agricoltura di qualità, biodiversità, aree archeologiche, centri storici, …. ) rappresentano l’ENERGIA perenne per il motore della Puglia e della Nazione, e pertanto NON NEGOZIABILI ai diktat delle imprese energetiche.

Sulle prossime sentenze del TAR Puglia la LIPU auspica serenamente la massima coerenza e ragionevolezza: lo sfondamento giuridico dell’eolico in tale ambito cancellerebbe per sempre valori irrinunciabili della Puglia.

A TUTTA la Politica, la LIPU chiede di riappropriarsi del ruolo che le compete, quello del buon governo della cosa pubblica, nella consapevolezza di dover incrinare schemi che hanno imposto alla politica il ruolo di battistrada di scelte già compiute dal potere economico.

Ai massimi organi di Governo dello Stato- Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo Economico – la LIPU chiede un intervento ormai improcrastinabile . L’alternativa irresponsabile, a fronte di incentivi finanziari sproporzionati e alla carenza di regole, sarà quella di assistere ad una ulteriore e irreversibile devastazione in Puglia come nel resto del Paese.

L I P U  – Coordinamento Regionale della Puglia – 28.12.2006

SODDISFAZIONE DI LEGAMBIENTE, LIPU E WWF PER IL NO DELLA REGIONE ALLA CENTRALE DI FOGGIA

ALTRI INTERROGATIVI  RELATIVI ALL’ASSALTO DELLE CENTRALI

Legambiente, LIPU e WWF di Foggia prendono atto con soddisfazione del NO della Regione Puglia alla centrale a gas all’Incoronata ed  evidenziano la loro piena sintonia con l’assessore all’Ecologia Michele Losappio  che ritiene la centrale incoerente con il piano energetico regionale in dirittura di arrivo, sottolinea un forte avanzo nel saldo regionale fra produzione e consumo di energia e spiega che le nuove centrali a turbogas aggravano comunque i livelli di inquinamento e pertanto  sono realizzabili solo se sostituiscono preesistenti centrali termoelettriche tradizionali o a carbone. Piena corrispondenza dunque con le posizioni espresse dalle associazioni ambientaliste nei giorni scorsi.

Anche la motivazione regionale del  rifiuto alla centrale per l’assenza del Piano energetico regionale è condivisa dalle Associazioni che avevano, infatti, sottolineato il gran numero d’impianti previsti in provincia di Foggia con le negative conseguenze sull’ambiente  e sullo sviluppo sociale ed economico del nostro territorio.

A margine della questione, Legambiente, LIPU e WWF si chiedono a questo punto: perché da noi? Perché le grandi Società produttrici trovano convenienti i centri della nostra provincia, per lo più a vocazione agricola e turistica?

Con la recente liberalizzazione del mercato, l’energia diventa una “pura attività produttiva” da realizzare, pertanto, dove è più conveniente e da vendere in località anche molto distanti dal luogo di produzione.

Nel nord Italia l’urbanizzazione del territorio è molto spinta e, soprattutto, l’insediamento d’impianti insalubri e/o pericolosi trova notevoli resistenze da parte delle Comunità locali che, per un progressivo processo di maturazione culturale, favorito anche da esperienze drammatiche vissute sulla propria pelle, sono oggi più attente alla difesa della salute e dell’ambiente. 

Con le nostre Amministrazioni locali, le grosse aziende produttrici, osservano le Associazioni, spesso si trovano ad agire in una posizione di forza.

Si tratta di realtà locali che, il più delle volte, non hanno gli strumenti e le strutture tecniche adeguate per giudicare le valutazioni ambientali prospettate dalle stesse Ditte costruttrici.

Di frequente sono comunità economicamente deboli e pertanto più sensibili al “miraggio occupazionale”. A questo proposito, osservano le Associazioni, non va dimenticato che gli impianti di tali centrali sono notevolmente automatizzati con la conseguenza che richiedono poca manodopera e tecnici altamente specializzati. Ci si chiede: quanti di questi saranno realmente disponibili in loco?

Il rischio concreto è, pertanto, che le nostre Amministrazioni locali, magari nel nome di un superato concetto di sviluppo, sacrifichino la sicurezza pubblica per pochi posti di lavoro, spesso precari e mal pagati.

Anche la “preziosa” dote economica proposta in termini di compensazione ambientale – 1 mln di euro all’anno – và letta in relazione ai circa 220 milioni di euro lordi annui che verrebbero incassati dalla vendita di energia.

In ogni caso, per Legambiente, LIPU e WWF, le decisioni su tali grossi impianti non possono essere di competenza del singolo comune: l’aria, ad esempio, non ha confine.

Peraltro, lasciando il potere decisionale su queste centrali al singolo comune, si è completamente esposti al ricatto delle società produttrici: se un comune non è d’accordo, si va ad installare in quello a pochi chilometri di distanza.

Le decisioni devono, pertanto, riguardare tutti i comuni e rientrare nell’ambito di un Piano Energetico Provinciale e Regionale e, in caso d’impianti vicini, sottoposti ad una VAS (Valutazione Ambientale Strategica).

Foggia, 19.12.06         

Legambiente Foggia          LIPU Foggia          WWF Foggia

Eolico. Cancellare il regolamento? NO grazie. Semmai urge integrarlo

Netta e non negoziabile, la posizione assunta dalla LIPU in seguito alla infelice richiesta di ANEV, APER e Legambiente di sospendere il Regolamento Regionale appena emanato in materia di impianti eolici.

In particolare la richiesta nasce a causa dell’introduzione dei PRIE (Piani regolatori per gli Impianti Eolici), obbligatori, fra 6 mesi, per i comuni che intendessero ospitare centrali eoliche industriali. PRIE per altro già contestati aggressivamente da Confindustria. L’industria eolica chiede la cancellazionei tale obbligo senza mezzi termini.

La LIPU evidenzia come un “piano regolatore” dedicato (il PRIE appunto) sia fondamentale per prevenire almeno le gravi speculazioni e ingiustizie sociali a cui l’eolico ci ha abituato, con l’arricchimento di pochi e il danno per molti in assenza di misure di perequazione.

La LIPU non esprime certo grande soddisfazione per i contenuti del Regolamento in questione, perchè non arriva ad abbracciare questioni assolutamente fondamentali e mette a rischio di degrado le residue situazioni ambientali di pregio con elevate possibilità di incassare una ennesima, scontata e costosa procedura di infrazione comunitaria.

Non di meno appaiono ancora poco accessibili e trasparenti i procedimenti di valutazione previsti.

Ma proprio per questo appare inappropriata e pretestuosa l’istanza di rimuovere l’unico, minimale strumento di verifica e pianificazione preliminare, il PRIE.

Spiace poi constatare che una grande associazione come Legambiente pur mossa dall’intenzione di “tutelare il paesaggio”, chieda l’eliminazione del PRIE invece di ben più urgenti integrazioni.

Il Coordinamento regionale delle Sezioni pugliesi della LIPU chiede con urgenza al Presidente Vendola e alla sua Giunta pari dignità rispetto alle istanze mosse dai colossi industriali, preoccupati di ricavare centinaia di milioni di euro disponibili e fluttuanti nel vento di Puglia.

La LIPU, evidenziando le conseguenze di una potenziale procedura di infrazione per il degrado di aree sensibili, chiede urgentemente che il regolamento mantenga i PRIE e che :

-          Sia cancellata la norma  transitoria che esclude i progetti presentati prima dello stesso Regolamento;

-          Sia integrata la tutela delle aree IBA (Important Birds Areas) giuridicamente equiparate alle ZPS dalla Comunità Europea, la tutela delle fasce costiere ancora integre e la tutela delle altre zone strategiche per la biodiversità.

-          Sia aumentata la distanza di rispetto dalle aree (a vario titolo) tutelate, oggi assolutamente inadeguata a proteggerne i valori e le peculiarità;

-          Sia meglio garantita la possibilità di accesso, informazione e di “osservazione” ai progetti da parte della società civile e dell’associazionismo.

Richieste minime, queste, che sono confortate in maniera inoppugnabile da supporto scientifico e dallo spirito internazionale delle normative di valutazione ambientale…. ma senza negoziare i PRIE !

Richieste già avanzate nell’ambito di più corpose “Osservazioni” alla bozza del Piano Energetico Regionale, redatte e concertate tra Comitati e Associazioni che in varie parti della Puglia hanno sperimentato cosa significa l’aggressione delle società energetiche sul territorio in assenza di regole precise.

E’ ormai chiaro, il “nuovo” eolico non intende farsi carico del deprecabile consuntivo che la Puglia purtroppo già vanta: centinaia e centinaia di torri eoliche escluse dalla V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale), agricoltori a tu per tu con mega impianti industriali occultati fino all’ultimo, SIC (Siti di Importanza Comunitaria) profanati e assediati, Parchi Regionali abortiti.

In fondo si chiede che, di questo fenomeno, si evitino almeno le aberrazioni !

 Foggia, 24 luglio 2006               LIPU  Coord. Regionale Puglia

La Diga di Piana dei Limiti, inutile, dispendiosa e deleteria.

 Improvvisazione e timore di confrontarsi delle istituzioni

Grave e intollerabile! E’ il giudizio espresso da Italia Nostra, Legambiente, LIPU, VAS e WWF di Capitanata, a margine del confronto promosso dall’Assessore Regionale alle Opere Pubbliche, Onofrio Introna, lunedì scorso per “procedere all’approfondimento congiunto delle tematiche e degli adempimenti afferenti l’avvio del procedimento di realizzazione dell’invaso artificiale”.

Gli ambientalisti stigmatizzano per intanto il grado di improvvisazione dell’incontro, a cui è stata invitata l’Autorità di Bacino della Puglia che non ha alcuna competenza sul fiume Fortore, piuttosto che l’Autorità di Bacino Molisana. Se queste sono le premesse e l’approccio di un Assessorato Regionale alle Opere Pubbliche su un progetto di grande portata come quello della Diga in questione….

L’incontro in questione non è altro che un estremo tentativo di rincorrere succulenti finanziamenti appannaggio di chi dovrebbe realizzare l’opera, ovvero il Consorzio di Bonifica della Capitanata.

Una iniziativa che si presenta inaccettabile se si entra nel merito dell’opera, per la quale gli ambientalisti ne hanno più volte dimostrato, senza timore di smentita, lo spreco di risorse finanziarie (costerebbe tra i 500 e i 600 miliardi di vecchie lire), le pesanti ripercussioni sul piano ambientale e l’inutilità per tutti, a cominciare dal mondo agricolo.

Anche nel metodo l’iniziativa appare concertativa solo con chi si vuole “battistrada” al tavolo del confronto, marginalizzando evidentemente pezzi di società civile che, non avendo alcun interesse economico in ballo, possono far valere questioni serie e obiettive, fondate sul piano scientifico e inoppugnabili.

E’ evidente, a questo punto, come le istituzioni abbiano “paura” di un confronto con gli ambientalisti, confronto più volte bypassato, rispetto al quale mancherebbero di controargomentazioni !

Una critica pesante nei confronti dell’Assessore Regionale, che già in passato era stata replicata dagli stessi ambientalisti nei confronti del Presidente della Provincia di Foggia, Carmine Stallone, che ben si è guardato dall’accogliere la richiesta di incontro sull’argomento formulata fin dal gennaio scorso, anch’egli consapevole di non poter argomentare sullo sbarramento che dovrebbe intercettare …. finanziamenti pubblici.

Ovvero finanziamenti rinvenienti dalle tasche di tutti i contribuenti e che sarebbe doveroso impegnare seriamente verso iniziative non fini a se stesse e ormai vetuste ma che affrontino seriamente le questioni di un serio utilizzo delle risorse idriche e di un approvvigionamento, là dove ce ne fosse ulteriore bisogno, assicurato con interconnessioni ad altri bacini idrografici.

Italia Nostra, Legambiente, LIPU, VAS e WWF della Capitanata nel deplorare la condotta dell’Assessore Regionale alle Opere Pubbliche e del Presidente della Provincia di Foggia, chiedono un incontro al Governatore della Puglia Vendola, allo scopo di rappresentare le proprie posizioni sulla diga sbarra – soldi !

Italia Nostra                  Legambiente             LIPU               VAS                WWF

Foggia, 21.07.2006