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La strada nel Parco Nazionale del Gargano

ANAS presenta un progetto per la realizzazione di una strada nel Parco Nazionale del Gargano pur in presenza di un esplicito divieto mettendo a rischio paesaggi e biodiversità

[caption id="attachment_3061" align="alignright" width="300"] Biancone - ph M.Mendi[/caption]

 

Con l’istituzione del Parco Nazionale del Gargano, D.P.R. 5 giugno 1995, fortemente voluta da un mondo trasversale di istituzioni, enti, associazioni, studiosi si sono poste le basi per la conservazione di un luogo meraviglioso unico a livello internazionale. Oggi a distanza di circa 30 anni ANAS propone una sciagurata strada di oltre 35 km che taglia tutto il promontorio da Vico del Gargano a Mattinata attraversando alcuni dei paesaggi più straordinari d’Italia in piena Zona 1 del Parco, quella a massima protezione, in evidente contrasto con le misure di salvaguardia della legge istitutiva che all’art. 4 comma 1 lettera g) ne vieta la realizzazione. È sorprendente che un ente pubblico come ANAS presenti un’opera contro legge; evidentemente consapevole di questa contraddizione ANAS nella attuale fase di Valutazione di Impatto Ambientale ha escluso dalla valutazione i tratti dove la strada è vietata, andando però in contrasto con altre normative nazionali ed europee che vietano l’artificiosa frammentazione di un’opera unitaria. Appare molto probabile che è proprio il contrasto con il Parco che ha indotto ANAS a presentare un progetto ridotto essendo di fatto improponibile per legge. Su richiesta delle associazioni ambientaliste è stato elaborato, dallo studio di Gianluigi Ceruti, padre della legge quadro sui parchi nazionali 394/1991, un esposto trasmesso agli enti competenti che disvela il tentativo di ANAS di eludere la normativa di Valutazione di Impatto Ambientale e chiede il rispetto delle procedure attraverso la presentazione del progetto intero. Gli impatti della strada non sono solo su habitat, specie, paesaggio, geomorfologia, idrogeologia, qualità della vita ma interferiscono con aspetti legati alla sicurezza e all’uso di risorse pubbliche. Sono previsti molti tratti di strada ex novo, decine di viadotti e gallerie che andranno ad alterare habitat, visuali paesaggistiche, sistemi carsici profondi e di superficie in contrasto con le norme di tutela del Parco Nazionale, il Piano Paesaggistico della Regione Puglia e molte altre norme dell’Unione Europea. Saranno intercettati preziosi habitat di interesse comunitario come i pascoli mediterranei, le pinete, le leccete, le cerrete, le grotte e gli inghiottitoi, interrompendo le connessioni ecologiche tra le aree interne e la costa, lo stesso studio di impatto afferma “Per alcune specie (es. invertebrati) anche una strada larga soltanto 6 metri costituisce una barriera invalicabile. In presenza di un flusso veicolare elevato (oltre 10.000 veicoli/giorno) l’ostacolo diventa totale, con separazione netta di popolazioni che vivono in territori adiacenti”, evidenzia i notevoli impatti sulla fauna e riporta “alla luce dell’elevato pregio delle aree attraversate dall’opera ricca di biodiversità faunistica, considerato l’alto grado di tutela cui sono assoggettati i chirotteri e che il tracciato attraversa per tutta la sua lunghezza una Important Bird Area, il rischio di investimento e di collisione lungo la tratta è da considerarsi alto e significativo”. In termini di sicurezza il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ha chiesto ad ANAS “… di dimostrare con un'analisi quantitativa del rischio, l'esigenza di prevedere un cunicolo parallelo per le gallerie di lunghezza superiore a 500 m” …” ANAS nella sua risposta non sembra dimostrare con certezza l’assenza di rischi giustificando la mancata realizzazione del cunicolo parallelo con una serie di risposte vaghe senza analisi quantitative che dimostrino la totale assenza di rischio. Lo stesso Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nella valutazione dell’opera ha stigmatizzato che “non esiste, nella fattispecie, alcuna convenienza economico-sociale per promuovere l’investimento perché l’opera de qua non risulta interamente finanziata”. Inoltre: “presenta un rapporto Benefici/Costi inferiore all’unità tale da dimostrare con chiarezza la non convenienza economico-sociale ad intraprendere l’investimento di cui trattasi”. Per realizzare i circa 35 km complessivi dell’opera attualmente occorrono un miliardo cinquecento cinque milioni di euro, ANAS ha disponibili attualmente solo 315 milioni di euro come risulta dall’avviso pubblico. Il rischio di iniziare un’opera che resterà incompleta ed incompiuta per molti anni con danni enormi per la vivibilità del territorio e le sue attività economiche è attuale e realistico. Bari 13.07.23 LIPU PUGLIA – Presidente: Vincenzo Cripezzi, Foggia ITALIA NOSTRA PUGLIA – Presidente: Maria Raffaella, Cassano, BARI WWF FOGGIA – Presidente: Maurizio Marrese, FOGGIA CO.N.AL.PA FOGGIA - Presidente: Gabriella Miccolis, FOGGIA

Manfredonia, progetto mega impianto GPL Energas

Dopo 22 anni, che sia un diniego.

E’ la sintesi dell’ultima nota dei gruppi #NoEnergas trasmessa al Governo Meloni. In un ultimo, ennesimo documento, associazioni, enti e gruppi #NoEnergas ribadiscono l’opposizione e chiedono il rispetto della città di Manfredonia al Governo, chiamato ad esprimersi in via conclusiva sull’autorizzazione al più grande impianto GPL d’Europa targato Energas. L’obiettivo è il diniego finale al procedimento autorizzativo. Come già con il Governo Draghi, i firmatari evidenziano e richiamano le ragioni territoriali, sociali, pianificatorie ed energetiche a conforto del NO a questo impianto. Anzitutto la NON strategicità del GPL, combustibile funzionale a una ridotta area di consumi, soddisfatti da altre infrastrutture in aree industriali costiere italiane. Il GPL, infatti, NON è utilizzato per la produzione elettrica, come il gas Metano. Incomprensibile, quindi, che rientri tra le “Opere, impianti e infrastrutture necessarie al raggiungimento degli obiettivi fissati dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC)”, grazie a una manina che ha inserito questi progetti (ovvero l’unico, quello di Manfredonia!) nel Decreto “Semplificazioni bis” del 2021. La sicurezza, a rischio con la vicinanza all’aereporto militare di Amendola spacciato nel progetto a una distanza di 40 km invece dei 12 km reali, oltre che a una distanza irrisoria dal centro abitato. Ma anche con il costante rischio di una nuova “Viareggio”, per il continuo trasporto di GPL sulla SS89 (unica strada tra Manfredonia/Gargano e Foggia), e su ferrovia: ogni anno 200 convogli da 480 tonnellate, in 12 ferrocisterne transitanti nell’unico nodo ferroviario, quello inglobato nella città di Foggia. La sostanziale mancata analisi e valutazione del rischio sismico, correlato alla presenza di diverse faglie attive che interferiscono con l’area di impianto, così come testimoniato dagli eventi sismici catalogati dalle cartografie neotettoniche d’Italia. Non è dimostrato che l’impianto non sia a rischio rottura delle tubazioni GPL e dei serbatoi di accumulo con eventi sismici ad elevata magnitudo come catalogati dall’Ist. Naz. di Geofisica. La stessa dinamica di degrado causerebbe la riapertura della procedura di infrazione comunitaria (causa C388/05) che portò alla condanna dell’Italia (sentenza della Corte 20.9.2007) per alterazione di habitat con la industrializzazione nella stessa ZPS oggi nuovamente coinvolta. Questo impianto industriale, ricadrebbe in ZPS e ZSC (già SIC) e su habitat prioritari, oltre che sul confine del Parco Nazionale del Gargano, cancellando valori paesaggistici e naturalistici. Non ultimo, le conseguenze di carattere sociale per il mancato rispetto della volontà popolare, dopo OLTRE 20 ANNI di lotta e innumerevoli iniziative, ricorsi, manifestazioni, fino al NO plebiscitario nel referendum cittadino del 2016. La comunità di Manfredonia ha ancora viva la cicatrice dell’esplosione del petrolchimico ANIC ed è reduce da una trascorsa ed ancora attuale tragedia causata dall’ex EniChem, che l’ha vista ridotta in uno dei territori più inquinati d’Italia, con una bonifica tuttora incompleta e sofferenze indicibili. Manfredonia ha pagato un prezzo altissimo. Ora chiede di essere artefice del proprio futuro economico, a cominciare dalla valorizzazione delle attività produttive locali e del patrimonio ambientale e culturale (ironia della sorte gli scavi archeologici di importanza europea sorgono proprio sul tracciato del gasdotto GPL). Nella ponderazione finale degli interessi sottesi al progetto da parte del Consiglio dei Ministri, pertanto, non possono essere derubricati quelli collettivi e indubitabilmente preponderanti, rispetto a quelli che si rivelano del tutto privatistici e in capo alla società Energas. Manfredonia, 28.2.23 LIPU Puglia il coord. Vincenzo Cripezzi; Italia Nostra Gargano terre dell’Angelo Presidente Michele Conoscitore; Associazione Politico Culturale Manfredonia Nuova,   La Presidente Iolanda D’Errico; Fareambiente Puglia,   Presidente Francesco Bacchelli Caons, Comitato associazioni operanti nel sociale Il Presidente   Ing. Starace Matteo; Coordinamento Salute e Ambiente La Presidente Maria Rosa Porcu; UCIIM: Unione Cattolica Insegnanti Presidente Arcangela Bisceglia; AMCI: Associazione Medico Cattolici Italiani Il Presidente Giuseppe Grasso; AMMI: Associazione Mogli dei Medici Italiana La Presidente Mariantonietta Totta; Operatrice Turistica Manfredonia Vittoria De Salvia; Magliette Bianche Portavoce Luigi Starace; CittadinanzaAttiva Referente per Manfredonia Eleonora Pellico; Ufficio Pastorale della salute, Arcidiocesi Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo Direttore dott. Giuseppe Grasso; Europa Verde -Verdi Manfredonia, Cooportavoce Alfredo De Luca e Innocenza Starace Cooperativa Pescatori Sirio, La Presidente Michela Di Candia; Yachting club Marina del Gargano, Presente Luigi Tridello Rotary club Manfredonia, il Presidente dott. Lorenzo Mantuano Centro Studi Serricchio, Presidente Andrea Pacilli; Associazione Armatori Manfredonia Presidente Nunzio Stoppiello

Caccia, Lipu: “Gravissime irregolarità nelle delibere regionali della stagione 2022-2023”

Tra le peggiori Puglia e Veneto, che hanno prolungato la caccia ignorando le indicazioni della Commissione europea contenute nei “Key concept”. Lipu sta predisponendo una segnalazione alla Commissione europea per violazione di Direttiva Uccelli e Strategia europea sulla biodiversità “La quasi totalità delle Regioni italiane, in particolare Puglia e Veneto, ha intenzionalmente violato i limiti stabiliti dalla Commissione europea con i ‘Key concept’ e raggirato le indicazioni dell’Ispra concedendo periodi più lunghi di attività venatoria”. A denunciarlo è la Lipu-BirdLife Italia che, nel giorno di chiusura della stagione di caccia 2022-2023, ricorda come solo poco più di un anno fa la Commissione europea aveva reso note, attraverso il nuovo documento sui Key Concept, le date di inizio migrazione di diverse specie cacciabili. A seguito di questa comunicazione le regioni avrebbero dovuto prevedere la chiusura della caccia in modo anticipato sia ai turdidi (31 dicembre) che alle specie di uccelli acquatici (10 gennaio). Quasi tutte le regioni, al contrario, hanno volutamente ignorato le indicazioni della Commissione, che derivano da un lunghissimo lavoro scientifico confermato poi dai dati dell’Atlante europeo delle migrazioni. Incredibile e gravissimo quanto successo in Puglia, dove la Giunta regionale, dietro espressa richiesta delle associazioni venatorie, ha prolungato all’ultimo momento, in piena migrazione prenuziale, la caccia al tordo bottaccio e al tordo sassello. Un fatto già accaduto in passato, con la Regione Puglia recidiva e particolarmente dolosa nel raggiramento delle norme. Ancor più grave quanto successo in Veneto, dove la Giunta regionale ha prolungato la caccia a diverse specie di uccelli acquatici fino al 30 gennaio, nonostante il Tar ne avesse disposto la chiusura anticipata. La concessione della caccia in periodo di migrazione non è l’unico problema della caccia nel nostro Paese. Sono ben 17, infatti, le specie che si trovano in cattivo stato di conservazione e oggetto del prelievo venatorio. Fra queste vi sono anche l’allodola e la coturnice, per le quali esistono specifici piani di gestione che risultano, però, sostanzialmente inapplicati. Anche l’Ispra a questo proposito ha denunciato, nel primo rapporto sull’attuazione del Piano di gestione dell’Allodola, come solo cinque regioni abbiano partecipato all’attuazione del piano, fornendo, peraltro, pochi e generici dati, così come nessuna amministrazione ha fornito dati per il Piano nazionale di gestione della coturnice. “Stiamo predisponendo – spiega Aldo Verner, presidente della Lipu - una dettagliata segnalazione alla Commissione europea dove evidenzieremo il chiaro e ormai inequivocabile sbilanciamento dell’operato delle amministrazioni regionali italiane a favore dei cacciatori, in violazione chiara dei principi cardine e di varie norme della Direttiva Uccelli, della normativa nazionale, delle indicazioni dell’Ispra ma anche della nuova Strategia europea sulla Biodiversità. E’ tempo di una nuova, maxi procedura di infrazione”. “Ad aggravare la situazione – prosegue il presidente della Lipu - vi è il contesto generale di illegalità diffusa di cui sono state vittime specie di uccelli protette come l'ibis eremita e diverse specie di rapaci, per non parlare delle decine e decine di sequestri operati dalle forze dell'ordine a carico di bracconieri che utilizzavano mezzi non consentiti come i richiami elettronici. “Tutto ciò - conclude Aldo Verner – in un contesto di Piano d'azione nazionale antibracconaggio rimasto sostanzialmente non applicato, o applicato solo in parte”.

Carabinieri Forestali:

Dopo il vile episodio di Peschici, la LIPU auspica nomine rapide dei vertici sul Gargano.

A due settimane dall’incendio che ha distrutto due mezzi di servizio in dotazione al Comando stazione dei Carabinieri Forestali del reparto Parco a Peschici, non si è a conoscenza di sviluppi delle indagini. Tuttavia l’accaduto appare con ogni probabilità ascrivibile ad atti intimidatori maturati nel difficile contesto di contrasto a interessi poco ortodossi per le risorse territoriali del comprensorio garganico e alle consuete e permanenti minacce al patrimonio ambientale (tagli boschivi, bracconaggio, abusivismo, gestione illecita dei rifiuti, ecc).

Nel riservarsi la costituzione di parte civile in eventuali procedimenti a carico dei responsabili di questo deprecabile gesto, la LIPU auspica una rapida definizione degli ufficiali al vertice dell’Arma dei Carabinieri Forestale che sovrintendono il Comando del reparto Parco (ex CFS - CTA con sede a Monte S. Angelo, specifico per la vigilanza dell’area protetta del Parco Nazionale del Gargano) e il Comando del reparto Biodiversità (ex CFS – reparto ex ASFD con sede in Foresta Umbra, specifico per la vigilanza delle Riserve Naturali dello Stato in Capitanata).

Il 15 novembre scorso andava in pensionamento il comandante Claudio Angeloro, a capo del reparto Biodiversità. Ancor prima, ormai da circa 4 mesi, il comandante Mario Palmieri non era più al vertice del reparto Parco. In entrambi i casi non sono stati nominati i nuovi ufficiali per questi incarichi apicali.

Per quanto tali ruoli siano assicurati in via temporanea da facenti funzione – evidenzia Enzo Cripezzi della LIPU -, appare importante assicurare il pieno assetto di comando e di coordinamento, con incarichi ai vertici di questi due reparti”. Reparti che, unitamente al reparto dei Carabinieri Forestali del Comando Provinciale, svolgono un ruolo assolutamente cruciale per il controllo del territorio, la repressione delle criminalità ambientali e soprattutto per la prevenzione e deterrenza dei fenomeni illeciti.

Foggia, 28.12.2022                                LIPU odv – Sezione prov.le Foggia