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Politiche ambientali e Venatorie: lettera aperta alla Regione Puglia

Politiche ambientali e Venatorie: lettera aperta alla Regione Puglia

Circa 200 rappresentanze associative hanno inviato una lettera alla Regione, per contestare le politiche ambientali, in particolare in materia  venatoria dopo l'ultima DGR che modifica il calendario venatorio estendendo il periodo di caccia per 4 specie. Intanto grazie ai media che hanno diffuso la nostra vertenza e in particolare a TeleNorba e Pietro Loffredo per l'intervista.    

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Caccia, Lipu: “Gravissime irregolarità nelle delibere regionali della stagione 2022-2023”

Tra le peggiori Puglia e Veneto, che hanno prolungato la caccia ignorando le indicazioni della Commissione europea contenute nei “Key concept”. Lipu sta predisponendo una segnalazione alla Commissione europea per violazione di Direttiva Uccelli e Strategia europea sulla biodiversità “La quasi totalità delle Regioni italiane, in particolare Puglia e Veneto, ha intenzionalmente violato i limiti stabiliti dalla Commissione europea con i ‘Key concept’ e raggirato le indicazioni dell’Ispra concedendo periodi più lunghi di attività venatoria”. A denunciarlo è la Lipu-BirdLife Italia che, nel giorno di chiusura della stagione di caccia 2022-2023, ricorda come solo poco più di un anno fa la Commissione europea aveva reso note, attraverso il nuovo documento sui Key Concept, le date di inizio migrazione di diverse specie cacciabili. A seguito di questa comunicazione le regioni avrebbero dovuto prevedere la chiusura della caccia in modo anticipato sia ai turdidi (31 dicembre) che alle specie di uccelli acquatici (10 gennaio). Quasi tutte le regioni, al contrario, hanno volutamente ignorato le indicazioni della Commissione, che derivano da un lunghissimo lavoro scientifico confermato poi dai dati dell’Atlante europeo delle migrazioni. Incredibile e gravissimo quanto successo in Puglia, dove la Giunta regionale, dietro espressa richiesta delle associazioni venatorie, ha prolungato all’ultimo momento, in piena migrazione prenuziale, la caccia al tordo bottaccio e al tordo sassello. Un fatto già accaduto in passato, con la Regione Puglia recidiva e particolarmente dolosa nel raggiramento delle norme. Ancor più grave quanto successo in Veneto, dove la Giunta regionale ha prolungato la caccia a diverse specie di uccelli acquatici fino al 30 gennaio, nonostante il Tar ne avesse disposto la chiusura anticipata. La concessione della caccia in periodo di migrazione non è l’unico problema della caccia nel nostro Paese. Sono ben 17, infatti, le specie che si trovano in cattivo stato di conservazione e oggetto del prelievo venatorio. Fra queste vi sono anche l’allodola e la coturnice, per le quali esistono specifici piani di gestione che risultano, però, sostanzialmente inapplicati. Anche l’Ispra a questo proposito ha denunciato, nel primo rapporto sull’attuazione del Piano di gestione dell’Allodola, come solo cinque regioni abbiano partecipato all’attuazione del piano, fornendo, peraltro, pochi e generici dati, così come nessuna amministrazione ha fornito dati per il Piano nazionale di gestione della coturnice. “Stiamo predisponendo – spiega Aldo Verner, presidente della Lipu - una dettagliata segnalazione alla Commissione europea dove evidenzieremo il chiaro e ormai inequivocabile sbilanciamento dell’operato delle amministrazioni regionali italiane a favore dei cacciatori, in violazione chiara dei principi cardine e di varie norme della Direttiva Uccelli, della normativa nazionale, delle indicazioni dell’Ispra ma anche della nuova Strategia europea sulla Biodiversità. E’ tempo di una nuova, maxi procedura di infrazione”. “Ad aggravare la situazione – prosegue il presidente della Lipu - vi è il contesto generale di illegalità diffusa di cui sono state vittime specie di uccelli protette come l'ibis eremita e diverse specie di rapaci, per non parlare delle decine e decine di sequestri operati dalle forze dell'ordine a carico di bracconieri che utilizzavano mezzi non consentiti come i richiami elettronici. “Tutto ciò - conclude Aldo Verner – in un contesto di Piano d'azione nazionale antibracconaggio rimasto sostanzialmente non applicato, o applicato solo in parte”.

Dal 1° ottobre caccia anche ad allodole e acquatici. Oltre al bracconaggio

LIPU: 3 Oasi di Protezione per la ZPS del manfredoniano

[caption id="attachment_3124" align="alignright" width="284"]appostamento di caccia appostamento di caccia[/caption] Con la cosiddetta “pre-apertura”, in Puglia la caccia è iniziata per diverse specie già al primo di settembre. Ai sensi del Calendario Venatorio, dal 1 ottobre è aperta la caccia anche ad Allodole e uccelli acquatici (anatre in particolare). La ZPS (Zona di Protezione Speciale) Paludi presso il Golfo di Manfredonia, definita ai sensi delle direttive comunitarie, ospita zone umide tra le più importanti del Mediterraneo ed  è particolarmente esposta  a questo genere di attività venatoria, sia a carico delle specie interessate che di molte altre che subiscono disturbo, se non caccia di frodo. Sebbene la politica delle istituzioni sia tutt’altro che all’altezza delle necessità di tutela (link) delle emergenze faunistiche, la ZPS e la Capitanata può ora beneficiare di 3 Oasi di Protezione richieste ed ottenute dalla LIPU nel Piano Faunistico Venatorio regionale (link). Si tratta di 3 aree caratterizzate da grandi potenzialità faunistiche e per contro da intensa attività di caccia, oltre che di bracconaggio. Le zone sono strategicamente individuate sul territorio della ZPS nell’ambito della pianificazione della gestione faunistico venatoria , da anni invocate dalla LIPU alla Regione.  Precisamente si tratta di : Oasi di Protezione Lago Salso (link) -  per circa 589 Ha, realizza una fascia di rispetto ampia fra 300 e 650 m sui versanti sud ed est  della omonima zona umida, funzionale a prevenire il fenomeno del bracconaggio sull’area Parco del lago Salso ma anche a tutela di mosaici agrari  e dell’area costiera (al netto delle urbanizzazioni turistiche), particolarmente frequentati in inverno da aironi, anatre, Allodole, Gru e Chiurli. L’Oasi era stata prevista su iniziativa dalla stessa Regione già nella bozza di Piano Faunistico Venatorio (maggio 2018) ma con un perimetro inadeguato e modificato (bozza di Piano rev maggio 2019) sposando la proposta della LIPU. [caption id="attachment_2509" align="alignright" width="284"]Moretta tabaccata zapponeta Moretta tabaccata uccisa da bracconaggio[/caption] Oasi di Protezione Foce Carapelle (link) -  per circa 82 Ha. L’area è caratterizzata da un ambiente lagunare costiero con acqua salmastra e pantani retrodunali a sud del villaggio Ippocampo. Annovera specie faunistiche nidificanti (Fraticello, Fratino, Cavaliere d’Italia, Gabbiano roseo, ecc) di prioritario interesse oltre che molte specie di passo e svernanti (limicoli, anatre, fenicotteri). La presenza faunistica purtroppo è sempre stata  precaria a causa della caccia di frodo con appostamenti fissi sulla spiaggia, oltre che disturbo e alterazioni delle preziose praterie di salicornia (habitat di interesse comunitario). Oasi di Protezione Canale Regina (link) -  per 237 Ha a sud di Zapponeta, contigua alle Riserve Naturali Statali “Combattenti” e “Saline di Margherita di Savoia” e alla Azienda Faunistico Venatoria “S. Floriano”. Di assoluta importanza sia per strategica posizione nella prevenzione del pesante bracconaggio alle zone umide confinanti che per la spiccata vocazione faunistica annoverando, a seconda dei periodi, falchi di palude, grillai, anatre, occhioni, chiurli e centinaia di Gru. La ZPS e queste Oasi di Protezione ricadono in uno dei peggiori Black Spot italiani del bracconaggio (Coste e zone umide pugliesi), individuati nel  “Piano d’azione Nazionale per il contrasto agli illeciti contro gli uccelli selvatici” (sottoscritto in conferenza Stato Regioni). Non a caso anche i Carabinieri Forestali (Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, Ufficio Comando di Roma), impegnati nella gestione delle Riserve dello Stato e in attività di controllo e repressione degli illeciti contro la biodiversità, nel 2018 si esprimevano autorevolmente a favore della protezione di tali aree nei confronti della Regione, evidenziando tra l’altro che queste “…costituiscono territori cruciali per la tutela dell’avifauna presente nelle Riserve di eccezionale valore zoologico. L’istituzione delle oasi di protezione renderebbe più efficaci i controlli e le azioni per prevenire il bracconaggio e avrebbe cosi sensibili ricadute positive anche sullo stato di conservazione delle aree protette.”. “Un risultato di estrema importanza per la biodiversità in Capitanata, - commenta Enzo Cripezzi della LIPU pugliese - frutto di un impegno volontaristico, qualificato e decennale con cui sono state ricercate, istruite e trasmesse le argomentazioni, dimostrando il valore esponenziale delle aree sul piano conservazionistico oltre che le minacce da bracconaggio e usi impropri”. Sebbene non sia giuridicamente vincolante ai fini del divieto venatorio (il cacciatore è tenuto a conoscere i confini delle aree protette) si spera che al più presto sia realizzata la tabellazione perimetrale di tali aree. Foggia, 4.10.22                                       LIPU OdV – sezione prov.le Foggia

Liberate le Allodole affidate alla LIPU in seguito al sequestro della Polizia di Stato

Ma è solo la punta dell’iceberg! 

(altre foto/video sulla pag FB)- Tre esemplari morti ma il resto dei 240 esemplari di Allodola (Alauda arvensis), sono stati liberati all’alba di ieri! Grazie alla Polizia di Stato, Sezione Volanti di Foggia, è andata bene a questi animali selvatici: gli uccelli, stipati in 7 casse per il trasporto massivo di esemplari dalle campagne della Daunia al Nord Italia, sono stati intercettati dagli agenti durante un controllo all’interno di un auto condotta img_20171023_203002da due persone, poi denunciate. Non è sempre cosi: tra ottobre e novembre, contingenti di Allodole arrivano in Capitanata dai paesi più freddi ma ad aspettarle ci sono i bracconieri e quindi la cattura illegale con l’ausilio di reti e riproduttori di richiami acustici: una delle piaghe ai danni della Biodiversità che affligge la Capitanata. “E’ stimabile – afferma Enzo Cripezzi della LIPU - che migliaia di Allodole in Capitanata siano cosi sottratte alla natura per finire vittime di questi traffici illeciti, assottigliando la consistenza della popolazione di questa specie”. Queste forme di bracconaggio vanno poi ad 8aggiungersi alla scomparsa di habitat e alla caccia. L’Allodola, specie simbolo dei campi e “messaggera dell’alba” come la chiamava Shakespeare per le sue melodie lanciate di primo mattino, rischia di scomparire se continuerà il trend negativo, che ha già portato a un dimezzamento della popolazione in Europa ! In tale contesto, quindi, va inquadrato l’episodio scoperto dalla dscn8666Polizia di Stato, al cui personale va il sincero apprezzamento della LIPU. Nel più breve tempo possibile gli animali hanno guadagnato una insperata libertà verso la vita selvatica: attivisti della LIPU hanno valutato la zona meteo più favorevole e ieri si sono mossi, prima dell’alba trasportando il carico presso il comprensorio di monte Aquilone, tra Foggia e Manfredonia, sui pascoli ricadenti all’interno del Parco Nazionale del Gargano. Frastornate e stressate ma vive, tranne tre esemplari che non ce l’hanno fatta, alle prime luci dell’alba le Allodole sono state liberate in punti diversi, regalando momenti di emozione. Foggia 25.10.2017                              LIPU Onlus – Sezione prov.le Foggia

Caccia in Puglia. Dalla Regione nessuna risposta alle richieste di modifica al Calendario Venatorio 2017-18

Intanto la stagione venatoria entra nel vivo e  in Consiglio approda proposta di Legge peggiorativa.

Altura, Centro Studi de Romita e LIPU avevano trasmesso lo scorso 30 agosto una specifica sollecitazione al Governatore della Regione Puglia Emiliano e al suo Assessore all’Agricoltura Di Gioia sul Calendario Venatorio 2017-2018 approvato dalla Giunta (DGR 1304 del 2.8.17). Sulla scia delle istanze ambientaliste nazionali, anche in Puglia le associazioni hanno chiesto la cancellazione della stagione di Caccia, alla luce delle pesanti condizioni ambientali cui la fauna selvatica ha dovuto far fronte su vasta scala territoriale con ridotte possibilità di sopravvivenza : ripetute ondate di caldo rovente, incendi (la Puglia tra le regioni più colpite), siccità estrema. Invece la stagione di caccia, ufficialmente apertasi il 17 settembre è stata favorita con la consueta deroga e la “PRE apertura” lo scorso 2 settembre!   Le istanze invocate alle massime cariche regionali sono ancora lettera morta. Eppure, in subordine alla quanto mai opportuna sospensione della stagione venatoria, Altura, Centro Studi de Romita e LIPU avevano anche chiesto almeno misure minime di modifica al Calendario Venatorio:  annullare la pre-apertura (ormai superata), ritardare l’inizio della stagione al 15 ottobre e soprattutto disporre giornate di caccia fisse e non a scelta del cacciatore. Misure di buon senso! A maggior ragione se si pensa che l’ISPRA, massimo e autorevole organo scientifico in materia, si era pubblicamente espresso in questa direzione con una nota indirizzata alle Regioni, affermando proprio che la situazione meteorologica 2017, “aggravata da una drammatica espansione sia del numero degli incendi sia della superficie percorsa dal fuoco ….., comporta una condizione di rischio per la conservazione della fauna in ampi settori del territorio nazionale e rischia di avere, nel breve e nel medio periodo, effetti negativi sulla dinamica di popolazione di molte specie. Nella nota ISPRA si legge ancora: … si ritiene che…. in occasione della prossima apertura della stagione venatoria, vadano assunti provvedimenti cautelativi atti a evitare che popolazioni in condizioni di particolare vulnerabilità possano subire danni, in particolare nei territori interessati da incendi e condizioni climatiche estreme nel corso dall’attuale stagione estiva”. Come se non bastasse, la Puglia naviga a vista con un Piano Faunistico Venatorio vecchio e inadeguato ma  prorogato per l’ennesima volta mentre la revisione di questo strumento di programmazione è ancora in cantiere. Dulcis in fundo, è approdata in Consiglio Regionale (convocazione per il 20 settembre) la proposta di legge in materia (a firma Pentassuglia e Gatta) che, con la necessità di dover adeguare la norma regionale al recepimento delle Direttive Comunitarie, di fatto si muove in direzione opposta e peggiorativa ! Altura, Centro Studi de Romita e LIPU chiedono quindi al Governatore Emiliano di dimostrare con i fatti quale sia la sensibilità del Governo regionale pugliese in materia di protezione della fauna selvatica, almeno alla luce di una situazione ambientale senza precedenti.                                                                            18.09.2017 Altura (Ass. per la Tutela degli Uccelli Rapaci e loro Ambienti) Centro Studi de Romita LIPU Onlus – coord della Puglia