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Eolico: lettera aperta al Sindaco di Faeto

Sulla scia delle affermazioni assunte dal sindaco di Faeto, a proposito della locale colonizzazione di centrali eoliche industriali Gentile Sindaco Desidero intervenire con cognizione di causa circa il dibattito in atto sulla questione eolica attinente l’agro di Faeto. Dico subito che la mia è una posizione estremamente critica nei confronti Suoi e dell’Amministrazione da Lei guidata, del resto come nei confronti di molte altre amministrazioni comunali che hanno letteralmente consegnato il territorio nelle mani delle imprese eoliche per un “piatto di lenticchie”. Ma vengo rapidamente ad argomentare il tutto rispetto alle Sue affermazioni, non senza stigmatizzare l’aspetto più coreografico:  la sua “preoccupazione” per il rischio che affermazioni di chicchessia possano “deturpare l’immagine” del suo Paese. E’ inoppugnabile a chiunque si avvicini a questo territorio notare la deturpazione vera causata da piantagioni di torri eoliche industriali che, con le ulteriori autorizzazioni non potrà che peggiorare! Mi pare una magra consolazione, la sua, rivendicare la datazione di una convenzione al 1999 o a responsabilità di precedenti amministrazioni…. Un buon amministrazione avrebbe tenuto logicamente conto anche delle  situazioni regresse, cogliendo cosi la percezione del superamento di un limite di sostenibilità oggi fin troppo evidente, vista la iniziale presenza di ben 24 torri eoliche Edison, pur realizzate senza riferimento ad alcuna procedura di valutazione ambientale. Mi permetta di farle notare che il suo impegno a tutela del Monte Difesa avrebbe potuto esplicitarlo anche nei confronti dell’impianto della Fortore Energia, ricadente sulla medesima area ma nel confinante comune di Roseto e per il quale era previsto l’assenso del suo Comune per le evidenti implicazioni territoriali. Alle torri eoliche citate si sono aggiunte ulteriori 11 torri eoliche industriali della Parco Eolico Srl…. società 100% Edison, anche queste senza alcuna valutazione ambientale ! Quindi ulteriori 7 torri eoliche industriali di grossa taglia in loc. Monte Pescara a cura della società Daunia Wind, il cui maggiore azionista è responsabile del settore energia di Confindustria della Capitanata, l’associazione di categoria che ha preso a spallate il primo regolamento eolico regionale perché fosse ulteriormente depotenziato: quando qualcuno come Lei parla di rispetto delle regole…. regole su misura direi io…. Questo progetto ha superato la fase di screening – ovviamente escluso anch’esso dalle procedure di VIA (!) - ed è in attesa della autorizzazione definitiva. Sempre a proposito di regole Lei dovrebbe essere a conoscenza del fatto che su segnalazione del sottoscritto, il funzionario del Servizio Conservazione Natura del Ministero dell’Ambiente ha trasmesso una nota a Regione e al suo Comune in quanto, pur ricadendo all’interno del SIC “M. Cornacchia – Bosco di Faeto”, area a cui Lei tiene tanto, non è stata espletata la procedura di Valutazione di Incidenza. Nella famosa località Niola-Frassinelle stanno per aggiungersi ancora 11 torri industriali di grossa taglia autorizzate, naturalmente escludendo anch’esse dalla VIA, a cura della WWEH, una delle società più aggressive sul territorio. Si aggiunga una ulteriore proposta progettuale della Energia Ambiente per 17 torri eoliche e quindi di altre 15 torri della Edison entrambe su Monte Difesa. E arriviamo al monte Difesa. Non entro nel merito dei dettagli ma…. per amor di verità, appare poco credibile il fatto che l’amministrazione comunale possa aver “estrapolato” monte Difesa dalle convenzioni Edison già nel 2000, come Lei afferma, se poi la stessa Edison ha portato avanti il progetto fino a ieri con tanto di istanza di autorizzazione unica regionale. Tant’è che nello stesso progetto Edison si legge che nel 1999 l’Ufficio Tecnico del Comune prescrisse l’eliminazione di soli 7 aereogeneratori sui 26 ricadenti nell’area di Monte Difesa (lotto C) approvando cosi il progetto per 19 aereogeneratori !!! A seguito di tale prescrizione, nel 2000 la Edison e il Comune ritennero di sospendere l’iniziativa su M. Difesa rinviandola a data da destinarsi per realizzare al momento gli altri lotti. E quindi: “Oggi (il progetto riporta revisione 15.02.05), a seguito della disponibilità manifestata dall’amministrazione comunale, la scrivente (società Edison) ha deciso di avvalersi della nuova procedura di autorizzazione unica …. Al fine di presentare nuovamente il progetto per la realizzazione su Monte Difesa”. Composto da 15 torri. Questi sono gli atti progettuali ! In definitiva…. ben 53  torri eoliche industriali, e Lei caro Sindaco ….. si preoccupa della possibile deturpazione di immagine che deriverebbe dalle “dicerie” di questo o quel concittadino ?! E questo solo sul suo territorio comunale, senza contare lo scempio circostante dei comuni limitrofi. Ma si sa, ogni comune deve avere il “diritto” di fare quello che vuole sul proprio territorio…. E i risultati sono quelli sotto gli occhi di tutti: un territorio offeso e umiliato dalla miseria politica che negli ultimi anni ha imperversato da tutte le parti con il bollino di qualità delle energie rinnovabili. Caro Sindaco…. quanta tristezza assistere a tutta questa povertà morale. Rispetto al paesaggio lunare in cui il comprensorio in parola è stato condannato, anche la disinvoltura con cui Lei rivendica il rispetto della distanza dell’impianto dal centro abitato appartiene ai dettagli, visto che si parla di differenze dell’ordine di centinaia di metri. A voler essere precisi tuttavia,  l’impianto cosi come approvato non rispetta affatto la distanza dal perimetro abitato prescritta dalla norma, considerando il villaggio turistico in agro del suo Comune. Che poi le cosiddette norme siano puntualmente disattese questo è ampiamente noto e meraviglia che Lei ne richiami il rispetto per tali impianti. Una nota di colore è d’obbligo: il riferimento al dr. Pennacchioni rappresenta una giustificazione riduttiva quanto fuori luogo relativamente al rispetto di parametri progettuali di carattere ambientale quali la distanza dal centro abitato e dal bosco. In tante occasioni, ovunque possibile, il sottoscritto si è pubblicamente incontrato e scontrato con il dr. Pennacchioni contestando le sue tesi riduttive sui vari impatti degli impianti eolici e il suo approccio alla questione che ritengo estremamente banalizzato. Naturalmente non approfondisco la questione in questa sede, cosa che faccio puntualmente nei consessi pubblici (pochi purtroppo) che lo riguardano più direttamente. Certo il dott. Pennacchioni ha il vantaggio di essere ingaggiato senza scomodi confronti da comuni e Società allorché si tratta di promuovere e giustificare l’eolico in tutti gli angoli dei Monti Dauni (e non solo). Ma si sa, Pecunia non olet dicevano gli antichi. La vergognosa realtà è che i pareri ambientali regionali sono espressi sulla scorta di istruttorie a dir poco incredibili e con decisioni a dir poco scandalose. In uno scenario del genere Lei ritiene che le aspettative di un privato cittadino che voglia permettere l’insediamento di torri eoliche sul proprio terreno per trarne beneficio (e che beneficio!) al pari di una stalla o una masseria (qui mi pare veramente inqualificabile come paragone) vadano rispettate. Se cosi fosse, tale aspettativa andrebbe rispettata in linea di principio per TUTTI i potenziali richiedenti: evito di commentare essendo già un concetto palesemente improponibile. Mi limito a far notare che una buona Amministrazione ha il dovere, innanzi tutto, di preservare il bene più prezioso che è quello del proprio territorio, un bene tutt’altro che infinito, attraverso il rispetto di una corretta e armonica gestione urbanistica. Invece è del tutto usuale lo scadimento dei discorsi nei consigli comunali delle piccole comunità, allorché si apre la trattativa sulle centrali eoliche, su cui pesano non solo gli introiti finanziari ma anche i condizionamenti del consenso politico fin troppo alterato dalle offerte delle imprese eoliche a proprietari di terreni, famiglie locali, ecc. Ma proprio le royalties finanziarie, ormai giustificazioni comode e fin troppo abusate per svendere quel che rimane del territorio, aprono un’altra riflessione sulla diatriba di convenzioni, vantaggi economici, percentuali appetitose attinenti il suo comune…. Faccio notare che nel solo agro di Faeto, considerando i soli impianti WWEH, Daunia Wind e Parco Eolico Srl (Edison), dopo circa due anni iniziali di rientro economico, frutteranno complessivamente non meno di 15,5 milioni di euro.  All’anno ! ! ! Il dato vale ogni implicita considerazione. L’inquinamento morale di cui è affetto l’eolico trova un preciso emblema proprio nella posizione assunta da Lei ed altri Sindaci dei Monti Dauni a cavallo tra il 2004 e il 2005, in occasione delle preconferenze per l’istituzione dei Parchi regionali dei Monti Dauni settentrionali e di quello dei Monti Dauni meridionali, tenutesi negli uffici regionali. Il becero “Parchicidio” si consumava pugnalando sul nascere quelle aree protette, con la mobilitazione strumentale dei Sindaci, mentre nelle vicine stanze regionali si salvaguardava l’iter per approvare gli scempi con i finti “Parchi”, quelli eolici. Cosi la collettività dei Monti Dauni ha perso una occasione irripetibile per il rilancio delle sue migliori ricchezze per far posto all’arricchimento spropositato di una certa imprenditoria e di certi professionisti, con una colossale speculazione in perfetto stile da lottizzazioni edilizie anni 70. Tanto ritenevo doveroso a chiarimento, pur del tutto parziale, sulle questioni sollevate nell’ambito del contesto territoriale di riferimento, con riserva di replicare.                                                              Foggia, 24 gennaio 2007  Enzo Cripezzi     -   LIPU provinciale Foggia

Eolico. Regolamento regionale: l’aggressività di Confindustria, le critiche della LIPU

 

Sconcerto ma non meraviglia destano le posizioni aggressive di Confindustria foggiana, circa il Regolamento sulla realizzazione di impianti eolici introdotto di recente dalla Regione. E’ nota ormai la pressione a tutto campo esercitata dalla lobby dell’eolico industriale che ha condizionato il tessuto sociale delle comunità, figurarsi l’ambito di Confindustria, che vede nascere appositamente una sezione “energia”, non a caso sotto la guida del principale azionista di una società eolica. Ma sono giustificate tali posizioni ? Intanto và precisato che il carattere di “pubblica utilità, decantato da Confindustria e da tutte le società eoliche, è conferito a tali impianti SOLO se e quando autorizzati da una Autorizzazione Unica regionale ai sensi del D.Lgs 387/03. La pubblica utilità, infatti, è la base giustificativa di paventati espropri negoziati da procacciatori che si aggirano nelle campagne alla ricerca di contratti per opzionare i terreni degli agricoltori, ed è tirata puntualmente in ballo a sostegno della realizzazione di impianti eolici dovunque e comunque. Quanto al “laccio” dei Piani Regolatori per gli Impianti Eolici (PRIE) che i comuni dovrebbero realizzare, in realtà le società eoliche non avranno poi molti problemi nel confezionare gli stessi, che le Amministrazioni comunali poi vestiranno con una copertina istituzionale e faranno propri, approvandoli. Il tutto nell’ambito di un iter ancora pressoché blindato alla società civile (unico elemento non condizionato dal fattore economico): il percorso è caratterizzato infatti da scarsa evidenza pubblica, tempi inadeguati a promuovere qualunque tipo di contributo conoscitivo, accessibilità ai documenti tutt’altro che garantita. Non và taciuto come già con le precedenti Linee Guida , definite da Confindustria come norme di una ristrettezza “terrificante” (!), i contenuti vincolanti sono stati illegittimamente disattesi e sia stata determinata una autentica VERGOGNA nazionale che si sta materializzando sotto gli occhi di tutti, con l’assoggettamento, per il momento, di interi comprensori rurali per 10.000-40.000 Ha. “Piantagioni” di torri eoliche industriali, cantieri, strade, opere connesse, elettrodotti, stazioni elettriche, su vasta scala… con il pregiudizio di intere macro aree sotto il profilo paesaggistico, naturalistico, storico, culturale, urbanistico. Sono state cosi scalzate politicamente e fisicamente intere zone per la realizzazione delle Aree Protette Regionali, si è determinato il degrado di popolazioni faunistiche di rilievo, non senza innescare gravi fenomeni di ingiustizia sociale, che proprio la Daunia Wind dovrebbe ben conoscere nella zona di Monte Calvello,  alterando gli equilibri democratici delle piccole comunità. Tutto questo, da cui Confindustria si estrania, è avvenuto attraverso un processo valutativo indegno di questo nome con la possibilità di presentare progetti in cui è stato sufficiente banalizzare o negare sommariamente la presenza di valori ambientali per proseguire fino al parere favorevole. Pareri determinati dalla incredibile e sconsolante discrezionalità riposta in capo ai dirigenti regionali che hanno ritenuto la stragrande maggioranza di tali impianti ESCLUSI dalla assoggettabilità a V.I.A., con quello che ne consegue anche sulla propaganda pubblica delle procedure di parere ambientale! Centinaia e centinaia di mega impianti industriali, quindi, realizzati (o già con parere ambientale positivo), SENZA alcuna Valutazione di Impatto Ambientale ! Se Confindustria rappresenta tutte le società eoliche dovrebbe ringraziare ! Anche il parametro di occupazione che va dal 4 al 6%, che secondo Confindustria genererebbe allarmismi infondati, va letto in senso strettamente matematico, e non lascia scampo a false interpretazioni. Si consideri proprio l’agro comunale di Troia, la cui Amministrazione comunale ha determinato grande scalpore autorizzando (per quanto di propria competenza) circa 280 torri eoliche industriali. Applicando il parametro in questione nel limite del 4% l’inondazione di tali manufatti industriali avrebbe avuto un limite massimo potenziale consentito di “sole” 147 torri, o con il 6% addirittura di “sole” 221 torri (da 2MW, oltre 100 m di altezza e 71 m di diametro). Per contro va evidenziato come l’unico aspetto positivo, insieme a quello (in linea di principio) introdotto con il PRIE, sia rappresentato dall’esclusione di alcuni importanti comprensori predefiniti. Aspetto tuttavia pericolosamente depotenziato per l’inconsistente fascia di rispetto definita per dette aree. Si pensi all’identità di una zona archeologica o dei tratturi regi “tutelata” dal rispetto dei….. 100 m di distanza…. previsti a fronte dell’imponenza di un pilone eolico che supera i 100 m di altezza ! O si pensi alla tutela che si vorrebbe garantire a specie a rischio che frequentano un’area protetta e che hanno home range minimi di alcuni km come i rapaci veleggiatori: 200 m di rispetto, da cui è possibile assediarne il perimetro, rappresenta un margine inconsistente e inaccettabile che non trova alcun conforto tecnico – scientifico ! Mancano, inoltre, all’appello delle zone non idonee una serie di aree di notevole importanza come le Zone Umide, le fasce di Costa meno compromesse, i siti riproduttivi per le specie minacciate di estinzione, le Zone di Ripopolamento e Cattura, gli Ambiti C e D del PUTT Regionale e le IBA (Important Birds Areas). Queste ultime parificate dalla Unione Europea come ZPS, aprendo cosi la possibilità a pericolose nuove procedure di infrazione tristemente note nell’ultimo periodo. Per finire, rispetto alla precedente normativa, scompaiono i limiti alla lunghezza degli elettrodotti, gli obblighi agli studi anemometrici sulla ventosità (rimpiazzabili con deduzioni da banche dati o da modelli previsionali da altri enti pubblici), e l’obbligo che imponeva lo studio preliminare delle migrazioni nell’area interessata (anch’esso puntualmente MAI realizzato disattendendo spregiudicatamente la legge). La posizione di Confindustria è legata per sua stessa ammissione ad interessi di carattere meramente finanziario, opinabilmente definiti “investimenti”, e, come si vede, avulsa dalle conseguenze su di una realtà territoriale già duramente provata da questo fenomeno che ha mostrato tutta la sua virulenza. La parola “investimenti” è riferibile ad un senso più elevato solo se si accompagna non solo al ricavo economico dell’investitore ma anche ad una crescita in termini occupazionali, sociali, e di sviluppo che non intacchi il capitale ambientale ma, anzi, magari lo accresce. Diversamente si riduce ad una mera operazione finanziaria, per di più pesantemente dannosa per il territorio, esattamente come è già accaduto. E all’operazione di “investimento” per la realizzazione di 135 torri a cura della Daunia Wind, sbandierata da Confindustria, non può non fare eco il silenzioso ricavo esponenziale che ne deriverebbe per la stessa società dalla produzione elettrica incentivata: tra i 100 e i 120 mln di euro, oltre 200 mld di vecchie lire.   ALL’ANNO ! In Capitanata sono momentaneamente attivi impianti per circa 400 MW realizzati in sfregio alle più elementari regole di pianificazione e programmazione. Questi fruttano un affare tra 148 e 180 milioni di euro all’anno ! Il rientro economico di un “investimento” di questo genere è dell’ordine dei 2 anni o poco più. Sempre che…. anche per la realizzazione non si vada a mungere altre risorse economiche pubbliche (es. L.488). Quali ricadute sul territorio, a parte le briciole concesse alle amministrazioni affamate?  Ed è singolare come Confindustria, al pari dell’ANEV, si preoccupi di contrastare i progetti eolici off-shore pur di monopolizzare il territorio con impianti sulla terra ferma. Gli impianti a mare, come i nuovi impianti a terra, tuttavia, fanno parte di una scommessa che si sta miseramente perdendo: rispetto alle nuove centrali non viene imposto il negoziato per assorbire almeno una parte della deprecabile eredità dell’eolico “selvaggio” di cui il “nuovo” avrebbe dovuto farsi carico, attraverso la delocalizzazione di impianti vecchi o problematici. In definitiva è promossa una pericolosa evoluzione “genetica” dell’eolico, cosi come prospettato dai diktat di Confindustria che pretende mano libera sul territorio: l’eolico che fino al recente consuntivo si era meritato l’appello di “selvaggio” ora rischia seriamente di trasformarsi in eolico “senza ritegno” ! O forse c’è ancora un margine di recupero se la Regione non solo manterrà il Regolamento ma lo integrerà con i requisiti garantisti minimi evidenziati.  Foggia, 11.07.2006                                            LIPU sezione prov.le Foggia