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Smaltimento illecito di rifiuti nelle campagne

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Il Prefetto incontra le associazioni ambientaliste

Hanno chiesto e ottenuto un incontro in Prefettura le Associazioni ambientaliste Italia Nostra, Legambiente, LIPU e ARCI, per rappresentare la crescente preoccupazione delle comunità di Capitanata rispetto ai reiterati episodi di smaltimento illecito di rifiuti nelle campagne del foggiano.

Facendo seguito alle denunce depositate da Italia Nostra in Procura e DDA, consapevoli dell’apertura di un fascicolo di indagine recentemente aperto dalla procura, gli esponenti delle Associazioni hanno enumerato una serie di illeciti verificatisi  già da tempo (fanghi contaminati da rifiuti speciali), ma accentuatisi negli ultimi tempi, con abbandono di ecoballe, inerti edilizi, scarti di produzione agricola, all’interno dei quali non si escludono rifiuti speciali.

Alla luce della loro decennale esperienza nel monitoraggio e presidio del territorio, a danno del quale da gran tempo denunciano gli attacchi, sia a livello di consumo di suolo, diventato dissennato con la proliferazione incontrollata di  impianti industriali di energie rinnovabili, sia a livello di sversamenti di reflui nei terreni, nei canali e negli alvei dei fiumi, hanno esposto un ampio dossier delle emergenze che attanagliano le comunità riguardo al rischio di pesante contaminazione dell’aria, dell’acqua e del suolo.

Si paventa, infatti, che la deprecabile pratica di smaltire rifiuti nelle campagne e ai bordi delle strade rurali rischia di replicarsi, diventando una pratica ricorrente e diffusa, senza che si possa ragionevolmente ipotizzare un controllo a tappeto, notte e giorno, da parte delle forze dell’ordine su un territorio di enormi dimensioni quale è la piana del Tavoliere.

Gli ambientalisti, dopo aver richiamato i fenomeni simili verificatisi nel passato da cui sono derivati diversi procedimenti penali, che, purtroppo, non hanno impedito agli stessi soggetti di proseguire le attività di raccolta rifiuti grazie a un semplice cambio della ragione sociale dell’azienda, al contempo, hanno inteso esporre le loro proposte di soluzione che, inevitabilmente vanno nella direzione della prevenzione, atteso che ogni intervento di repressione è compito della Procura che sta già procedendo anche per risalire agli autori degli sversamenti, partendo dall’esame della tipologia di rifiuti, senza escludere traffici transregionali di probabile matrice mafiosa.

Tra le ipotesi prospettate quella avanzata dal rappresentante della LIPU, Enzo Cripezzi, che suggerisce di potenziare il controllo del territorio con l’ausilio più estensivo e preventivo delle nuove tecnologie di monitoraggio (foto/video trappole) per agevolare le indagini in caso di illeciti nelle aree rurali, anche a garanzia di una maggiore sicurezza nelle campagne e per gli agricoltori, nonché attraverso un monitoraggio più esteso su webgis per mezzo di droni, chiedendo il coinvolgimento dell’aeronautica militare della base di Amendola in occasione dei momenti di esercitazione di volo di questi particolari mezzi.

Ad avviso di Pino Maccione, Legambiente, e Tonino Soldo, Arci “Maria Schinaia”, atteso che la provincia di Foggia è tra quelle maggiormente interessate da fenomeni di illeciti in campo ambientale, lo stato di insicurezza delle campagne risulta tanto più inquietante in quanto rispecchia lo stato di degrado della città e dintorni, dove l’accumulo di rifiuti sparsi intorno ai contenitori o sversati nella periferia ha raggiunto ultimamente livelli insostenibili. Questo accade perché non si riesce a chiudere il ciclo dei rifiuti e ad attuare finalmente una seria raccolta differenziata che comprenda anche la frazione organica.

In conclusione, Pina Cutolo, Consigliere Nazionale di Italia Nostra, ha richiamato la specificità e rilevanza del territorio di Capitanata per le sue eccellenze nella produzione agricola, oltre che per il suo paesaggio agrario,  la cui peculiarità è stata rimarcata in una recente pubblicazione curata dalla stessa; un paesaggio che rischia di sparire sotto un cumulo di rifiuti e una distesa nera di pannelli fotovoltaici e agrovoltaici che sottraggono suolo fertile a un territorio vocato da secoli all’agricoltura.

Foggia 26.10.2022

Pina Cutolo, Consigliera Nazionale e Presidente Italia Nostra Foggia

Enzo Cripezzi, responsabile LIPU Capitanata

Pino Maccione, Legambiente Circolo Gaia

Tonino Soldo, ARCI “Maria Schinaia”

nuova SS89 Garganica

 Comprensibili le aspettative della popolazione.                                                Ma l’opzione proposta per la Mattinata Vieste non è sostenibile.

Nelle presentazioni pubbliche

Biancone - ph M.Mendi

Biancone – ph M.Mendi

dell’opera e relativi posizionamenti delle Amministrazioni, non appaiono convincenti le giustificazioni di carattere economico se, come è evidente, le comunità che hanno “beneficiato” da decenni della tratta stradale già realizzata, non sembrano primeggiare in termini sviluppo e consolidamento demografico rispetto alle comunità che aspettano questo intervento.

Comprensibili le aspettative delle comunità locali, in relazione a una più efficace connettività dei trasporti e alla maggior raggiungibilità dei servizi, unico tema ragionevole a conforto dell’opera.

Tuttavia questo tema va mediato con gli effetti ambientali nell’ambito di tutte le componenti (a cominciare da quelle paesaggistiche, faunistiche, botaniche ed ecosistemiche). E qui è opportuno evidenziare anche che l’integrità paesaggistica e territoriale di un comprensorio (soprattutto a vocazione turistico – ambientale come il Gargano) è base imprescindibile per promuovere valori attrattivi e in ultima analisi anche economici. L’integrità e la marginalità, in alcuni territori identitari (es. la Toscana) paradossalmente diventano un forte valore aggiunto.

La progettualità proposta per la tratta Mattinata a Vieste – espone Enzo Cripezzi della LIPU - investe un’area poco antropizzata e di pregio eccezionale, con emergenze paesaggistiche, faunistiche (es. nidificazioni di rapaci come il Biancone) e botaniche di assoluto valore, di livello e quindi responsabilità di carattere comunitario.  La presenza di una nuova arteria stradale, con l’irruzione di tutti i cantieri per realizzarla in tale contesto orografico complesso e integro, equivarrebbe a far entrare un carro armato in un negozio di cristalli!

Del resto la pluralità di tutele, derivanti da SIC, ZPS, PPTR, nonché dalle zonazioni e relative norme di salvaguardia del Parco nazionale, che ricadono in questo comprensorio ne confortano non solo l’importanza  nel merito ma anche la irrealizzabilità dell’intervento, soprattutto sul piano normativo.

La giusta mediazione, quindi, impone una riflessione di buon senso e che l’opzione per la tratta Mattinata – Vieste prospettata da ANAS sia accantonata poiché del tutto impraticabile, evitando anche illusorie prospettive, e, al limite, valutando un approccio orientato all’adeguamento/riadattamento della SP 53 litoranea.

Le soluzioni progettuali da Vico a Vieste appaiono in linea di massima ipotesi su cui poter ragionare, sebbene tutt’altro che indolori. Ma in tale ottica di mediazione, visto che si ritiene di voler aprire un nuovo corso concertativo con tutti gli interessi in gioco rispetto al passato, ci si faccia carico di come sono state realizzate nei decenni passati la SSV693 Lesina/Vico o la stessa SS89 Foggia/Manfredonia/Mattinata. Queste arterie stradali, parte integrante del disegno di “completamento” con il progetto stradale odierno, presentano tratte di pesante incidenza paesaggistica ed ecologica con effetti di frammentazione permanenti e conseguenze deleterie per la biodiversità (mortalità diretta di Tassi, Lupi, rapaci, ecc), per la mobilità del bestiame e per la sicurezza. “In questa circostanza progettuale – concludono alla LIPU -, sarebbe giusto prevedere opere di deframmentazione, come ponti naturali ed ecodotti, da adottare anche su queste grandi strade realizzate, quale indiretto contributo di mitigazione per l’opera oggi proposta. Ci aspettiamo quindi una riflessione di ANAS e di tutti gli interessati su questi argomenti”.

Foggia, 15.02.22                                      LIPU OdV – Sezione prov.le Foggia

Rinnovabili. Ecco l’ “Elenco della Vergogna” nascosto alle comunità.

LIPU: Puglia prostituita tra prepotenze di Governo e ipocrisie di Regione e Province. eolico e fv Puglia incompleto

Con le falsità di certi media e della politica, stanno cancellando la Puglia dalle carte geografiche!   “Come previsto – ricorda Enzo Cripezzi della LIPU pugliesel’irresponsabile mancanza di iniziativa politica, soprattutto  regionale, se non di deprecabile complicità, continua a spianare la strada alla speculazione territoriale, perfino con imposizioni autoritarie del Governo come quella del 3 dicembre scorso.”.

Interessi per CENTINAIA di milioni di euro (ANNUI e NOSTRI !) si muovono silenziosamente a braccetto con CENTINAIA di nuovi procedimenti  autorizzativi. Per di più, nell’oscurità degli uffici, senza alcuna concertazione o consapevolezza delle comunità locali.

E’ la sintesi dell’ ELENCO della VERGOGNA”, mai reso pubblico : una VALANGA dioltre 400 PROGETTI in ATTESA di AUTORIZZAZIONE presso le Province (delegate alle valutazioni dalla Regione), definita 2 mesi fa da dirigenti provinciali e regionali in audizione alla Commissione Regionale Bilancio presieduta dal consigliere FABIANO AMATI. Che, paradossalmente, ha pure invocato deregolamentazioni per favorire tali progetti, nella più totale ipocrisia.

Lo divulghiamo noi – denunciano alla LIPU - visto che Regione e Province non hanno uno straccio di sensibilità. Altri grattacieli eolici alti 250m e migliaia di ettari di fotovoltaico al suoloche stanno per estinguere  quel che rimane della celebrata ruralità Pugliese. Ancor più aberrante, ben il 60% di queste nuove istanze è concentrato nel Foggiano dove solo il fotovoltaico occuperà ULTERIORI 15.000 ETTARI!

Un primato da PROVINCIA degli ORRORI,già stuprata da quasi 1500 torri eoliche e centinaia su centinaia di ettari di fotovoltaico e, come Ente territoriale, accondiscendente ad accogliere nuove istanze.

I vari Amati non si accorgono (!) del morbillo di migliaia di impianti eolici e fotovoltaici che hanno GIA’ VILIPESO da anni la Puglia e il suo PPTR (Piano Paesaggistico Territoriale)?!? Basterebbe guardare in giro. O la mappa su webgis regionale degli impianti realizzati, pur incompleta e non eolico Candela 2015aggiornata da anni.

A questi si aggiunge il fiume occulto di impianti AUTORIZZATI da queste Province, in primis quella di Foggia. Quindi NON VISIBILI MA PROSSIMI AD ESSERE REALIZZATI.

MA… a questo colabrodo (impianti realizzati + autorizzati e in attesa di realizzazione localmente)  SI AGGIUNGONO  PROGETTI EOLICI OLTRE la SOGLIA dei 30 MW, quindi in iter di VIA ministeriale.

Anche qui, PROGETTI PESSIMI e CARENTI …. approvati con gli “AIUTINI” (in spregio ai valori faunistici, ambientali e paesaggistici), per candida ammissione dello stesso dr. Atelli, Presidente della Commissione VIA nazionale (Sole24ore, 19.02.21) !

Di questi progetti nazionali, OLTRE 40 sono fermi a causa di pareri divergenti nella VIA nazionale da parte degli enti coinvolti. Ma dove ricadono questi progetti? In gran parte in PUGLIA  e in particolare … ancora in CAPITANATA !  E tra le lagne pro rinnovabili  il Ministro Cingolani  STA PORTANDO IN CONSIGLIO dei MINISTRI per imporre umilianti  APPROVAZIONI per DECRETO. Ancora !

L’ULTIMO, VERGOGNOSO INSULTO il 3 DICEMBRE scorso: ALTRE 4 MEGA CENTRALI EOLICHE per oltre 250 MW! Tutte nella Daunia (Cerignola, Ascoli S., Ortanova e Stornara). E quasi 100 MW nel potentino, già crocifisso come in Puglia. Il solito copione delle procedure ministeriali: Soprintendenze e/o  uffici VIA regionali (NON i politici) esprimono valutazioni negative, la politica regionale fa propaganda del diniego senza aver mosso un dito, poi il Ministero Ambiente porta i pareri divergenti  in CdM. Che impone le autorizzazioni. E la Regione?  MUTA !

Infine, grazie a nuove deregolamentazioni e incentivi del Governo,le società del FOTOVOLTAICO hanno presentato a  VIA nazionale (competente da qualche mese per impianti oltre 10 MW) quasi un centinaio di istanze su aree rurali, 52 NUOVI PROGETTIsolo in Puglia, di cui 28 ancora NEL FOGGIANO :  ALTRI 1150 MW e 1800 ETTARI. Ma anche il Salento (il Brindisino in particolare) sarà massacrato. Nel barese, Spinazzola avrà uno schiaffo con oltre 200 ettari.

Per non parlare della PROLIFERAZIONE di cosiddetti“mini” impianti (eolici e fotovoltaici) di sola concessione comunale, che “mini” NON LO SONO affatto!

Ribadiamo il nostro BASTA!  SMETTETELA di seppellire l’identità dei luoghi ! MITE, Regione e Provincia DIANO CONTO  di questa deriva intollerabile , RISPONDANO  alla nostra richiesta di CONFERENZA PUBBLICA con i portatori di interessi collettivi – conclude Cripezzi  - e Regione Puglia onori una buona volta il ruolo di Ente deputato al governo del territorio e, almeno, ricorra contro le ultime aggressioni!”.

Intanto, dopo 230 MLD di sussidi, gli attuali 33.000 MW di eolico e fotovoltaico installati (quasi tutti nel Mezzogiorno) contribuiscono con un 3,5% sui consumi energetici totali del Paese (elettrico, trasporti, termico).

Quanto basta per una riflessione!

LIPU Puglia, 07.12.2021

Manfredonia, non c’è pace per la zona di S. Spiriticchio. E non solo!

LIPU, una domanda ai Candidati Sindaci.

 A braccetto con il progetto di mega impianto industriale Energas, nella stessa località di S. Spiriticchio arriva la richiesta di grandi impianti fotovoltaici. E’ il nuovo cancro al territorio della Daunia, nei cui confronti la politica continua irresponsabilmente a guardare, se non complice. E infatti anche nell’agro manfredoniano sono centinaia (!!) gli ettari aggrediti con proposte oscene di simili impianti che rischiano di stravolgere l’assetto territoriale, sulla scia di una speculazione altrettanto sconsiderata, quella eolica.

E’ l’ennesima Srl emanazione di grandi compagini industriali che pescano a strascico in Capitanata, la Blu Solar - gruppo immobiliare Maresca Spa di Pescara -, ad avanzare una richiesta per una distesa fotovoltaica a S. Spiriticchio, a sud della SS89, in area contigua a quella pretesa da Energas e al Parco Nazionale del Gargano per oltre 13 ettari in ZPS.

Anche in tale procedimento, in valutazione presso la Provincia di Foggia, ancora una volta la LIPU ha presentato controdeduzioni a tutela delle emergenze faunistiche e contro la piaga del consumo di territorio. Per altro rilevando che ci sono ulteriori due progetti nella stessa zona, contigui all’area industriale a nord della SS89 : uno da oltre 8 ettari , della stessa BluSolar, più uno da oltre 2 ettari.

Ma la LIPU rileva come sia tutto l’agro manfredoniano oggetto di numerose istanze per enormi impianti fotovoltaici, già in iter autorizzativo al Servizio VIA della Provincia di Foggia e che rischiano di assoggettare oltre 900- 1000 ettari agrari di grande importanza naturalistica, stante la grave superficialità dell’azione valutativa dimostrata ad oggi da questo Ente.

Sarebbe intollerabile – ha affermato emblematicamente la LIPU a conclusione delle articolate osservazioni – vedere distese fotovoltaiche al suolo e poi, a pochi passi, le coperture immacolate di capannoni industriali “!

Questa è l’ennesima dimostrazione del totale fallimento della cosiddetta “compensazione ambientale”, operata in ossequio alla condanna comunitaria conseguente alla procedura di infrazione innescata dalla LIPU, a causa degli abusi perpetrati con l’insediamento della zona industriale manfredoniana nella ZPS pedegarganica.

Ricordo bene, essendo stato parte attiva di quel processo e avendo partecipato direttamente ai tavoli concertativi – specifica Enzo Cripezzi, della LIPU di Capitanata – come le istituzioni (Regione e Comune) decisero di nascondere la polvere sotto il tappeto prevedendo, poi, pseudo “compensazioni” al lago Salso con mezzo milione di euro (!), senza nemmeno arginare le pretese di alterazione territoriale nella ZPS, puntualmente avanzate ancor oggi da società come Energas.

Tutelare l’ambiente e salvaguardare l’integrità territoriale è il primo comandamento per mantenere posti di lavoro veri e favorire un’economia sana e resiliente (questione Enichem docet). Allora rivolgiamo una domanda ai Candidati Sindaci di Manfredonia, chiedendo loro di rispondere solennemente ma soprattutto con rispetto futuro delle eventuali affermazioni.

La vertenza della Lipu insieme alla comunità cittadina sulla questione Energas sancisce come da oltre 20 anni Manfredonia non conosca pace sulla zona di S. Spiriticchio. E mai ne conoscerà! Perché quell’area, senza tutele specifiche, continuerà a fare gola alle società energetiche fino a quando non sarà occupata.

I Candidati Sindaci non ritengono di voltare pagina e mettere, almeno qui, finalmente la parola fine ai reiterati assalti restituendo questa zona al Parco Nazionale del Gargano, con espressa richiesta di reintegrarla nella perimetrazione ?

Foggia, 29.10.2021                                LIPU OdV – Sezione prov.le Foggia

La Foresta Umbra sotto attacco

MAI NEGLI ULTIMI 30 ANNI TANTA PRESSIONE PER REALIZZARE INTERVENTI SELVICOLTURALI.

IL PARCO DEL GARGANO, FORTUNATAMENTE, RETTIFICA CON UN DINIEGO IL PRECEDENTE PARERE POSITIVO SULLE LINEE TAGLIAFUOCO. MA RESTANO IN PIEDI TUTTI GLI ALTRI PROGETTI

Le scriventi Associazioni ritengono doveroso evidenziare quanto segue in merito a progetti presentati dall’ARIF (Agenzia Regionale Attività Irrigue e Forestali) relativi alla realizzazione di quattro interventi che talamo1prevedono, giustificandoli come attività di prevenzione degli incendi boschivi, la realizzazione di circa 50 km di piste tagliafuoco e di circa 200 ha di diradamenti nel comprensorio della Foresta Umbra.

Detti progetti sono stati presentati a Valutazione di Incidenza presso la Regione Puglia – di cui ARIF è ente controllato e al contempo beneficiario dei finanziamenti regionali a valere sul PSR Puglia misura 226 – unitamente ai vari pareri di competenza, compreso quello del Parco nazionale del Gargano. Tutte e quattro le istanze sono state assentite dalla Regione con il solo screening di Incidenza, nella cui procedura il Parco si è pronunciato con pareri favorevoli con prescrizioni. Lo stesso Parco poi, in merito al nulla osta di sua esclusiva competenza, con provvedimento del 21 settembre scorsoha posto il diniego sulle nuove piste taglia fuoco. Si è quindi in attesa del nulla osta sui 200 ha di diradamenti. lepore1a

I Piani Antincendio Boschivo del Parco Nazionale del Gargano e della Regione Puglia classificano le aree oggetto di intervento come a basso e molto basso rischio per gli incendi, per cui la Foresta Umbra non è né fra le aree prioritarie d’intervento né si prevedono interventi nelle faggete. Ci si interroga sull’utilità di usare fondi pubblici, PSR Puglia 2007/2013 – Asse II – Misura 226 Azione 1, per la realizzazione di piste ex novo per una lunghezza di 48 km e ripristino di piste esistenti per altri 41 km interessando una superficie enorme tra 50-100 ha vista la larghezza di 10 m della pista, in un’area che a memoria d’Uomo, ed anche dai dati storici è poco o nulla interessata da incendi. Anche il prof. Pasquale Marziliano, docente universitario di Assestamento forestale, ha confermato questa posizione nelle sue recenti dichiarazioni.

La scelta di intervenire nelle faggete di Foresta Umbra, dichiarate Faggete Vetuste Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO, appare insensata. Infatti ARIF nella sua nota di replica nel citare l’intervento sulle piste tagliafuoco omette di ricordare che nella stessa area di Coppa d’Umbra ha in iter autorizzativo un intervento in tre lotti di diradamento delle faggete, sempre per attività antincendio, finanziato nella stessa Misura 226 del PSR Puglia su una superficie di 204 ha.

Tra l’altro, un dato non secondario che non risulta dai pareri favorevoli di Valutazione di Incidenza rilasciati dalla Regione Servizio VIA e dal Parco Nazionale del Gargano, è la quantità di legna che verrebbe estratta e quale finalità avrà. Sulla scorta di una stima prudenziale basata sulla percentuale di prelievo come riportato nei pareri e sulla densità stimabile di massa legnosa ad ettaro per quell’area, risulterebbero circa 200 mila quintali di massa legnosa. Insomma, un bel capitale che potrebbe valere più di 1 milione di euro.

Quello che appare ancora più incredibile di questi interventi è la superficialità con cui l’Autorità Ambientale regionale, competente per la valutazione di incidenza, e gli enti coinvolti nella valutazione si esprimono favorevolmente nonostante il grande valore ambientale, paesaggistico e naturale di queste faggete uniche in Italia e Europa, habitat prioritario “Faggete degli Appennini con Taxus e Ilex” per la conservazione ai sensi della Direttiva Habitat UE e sito di presenza della più importante comunità di fauna e flora forestale di Puglia e del centro sud d’Italia. Stranamente sono state presentate richieste separate di valutazione di incidenza e di pareri all’Ente Parco (come si evince nelle determine regionali Servizio VIA n. 332, 333 e 334 datate tutte lo stesso giorno 29 luglio 2021, per istanze presentate da ARIF al servizio VIA Regionale tutte il 17 dicembre 2020) anche se l’intervento è unitario e la normativa non sembra consentirlo. Per quanto è possibile leggere, senza entrare troppo nel tecnico, il diradamento di 204 ettari di faggete ad elevatissimo valore ambientale “riguarderà il taglio degli alberi” con “diradamenti misti che interesseranno il piano dominante, codominante e intermedio, alberi danneggiati da fitopatie o avversità meteoriche o soprannumeri rispetto alla densità normale”. In sintesi si tratta di tagliare alberi ritenuti “inutili e dannosi” non è chiaro in base a quale principio naturale visto che siamo in un’area protetta, peggio ancora se l’obbiettivo, come prevede la misura di finanziamento, è contrastare gli incendi.

Le specie da tagliare non sono riportate e ci chiediamo se rientrano anche gli individui di Tasso presente qui con uno dei più importanti e significativi popolamenti di Italia. Cioè quello che il progetto finisce per alterare nella struttura e composizione della faggeta sono proprio i valori ambientali e paesaggistici alla base del riconoscimento delle Faggete Vetuste dell’UNESCO. La sommatoria degli impatti derivante dalle piste e dai tagli in maniera semplicistica è stato dichiarato inesistente e non si è passati, incredibilmente, ad una Valutazione di Incidenza appropriata, che può essere solo considerata nella interezza complessiva degli interventi e nel loro effetto cumulativo. Ci piacerebbe conoscere le relazioni di incidenza allegate ai progetti per capire se ad es. riportano la densità, la presenza di alberi nido, la distribuzione nell’area di specie di fauna nidificante rarissime come picchio rosso mezzano, balia dal collare, tordo bottaccio, ecc., l’impatto sull’unica comunità pugliese di pipistrelli forestali, sul capriolo italico, sul gatto selvatico, sul moscardino e su tante altre specie di invertebrati, tutte legate per la loro sopravvivenza proprio alle faggete mature e al legno morto che invece si vuole eliminare, andando verso una semplificazione della struttura del bosco. Il progetto appare contrario agli obbiettivi di gestione di un Parco Nazionale e della ZPS-ZSC “Promontorio del Gargano” protetta dalla UE.

Per altro emerge un altro interrogativo visto che nel frattempo con la Determina n. 434/2021 (quasi contestuale ai pareri di Valutazione di incidenza) l’Autorità regionale di Gestione del P.S.R. ha revocato all’ARIF i finanziamenti in transizione dal PSR 2007/2013 proprio quelli della Misura 226, Az.1 per €7.375.882,30 dei quali ARIF deve restituire l’anticipo già percepito di € 3.687.941,20 più un ulteriore 10%. Il finanziamento revocato comprende gli interventi in questione (visto che nella determina non sono riportati)?  In ogni caso, al di là dei pareri favorevoli di Valutazione di Incidenza sugli interventi, che meriterebbero di essere revisionati in regime di autotutela, il recente nulla osta negativo del Parco Nazionale in merito all’apertura di nuove piste tagliafuoco per 48 Km proprio in ragione dell’importanza dell’area consacrata con il riconoscimento UNESCO, impone, a maggior ragione, che il Parco si esprima coerentemente con un nulla osta negativo in ordine ai 200 ettari di diradamento.

Foggia, 27.9.21

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